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Venerdì, 24 Maggio 2019

ROMA, PARLANO GLI ABITANTI DELL' "EX PENNICILLINA": "VIVIAMO TRA I RIFIUTI, CHIEDIAMO AIUTO" In primo piano

Scritto da  Angelica Spampinato Nov 14, 2018

Con un tavolo coperto da una tovaglia e due sedie di plastica, così gli occupanti dell'ex fabbrica di Penicillina a via Tiburtina, nel quartiere di San Basilio a Roma, hanno accolto i giornalisti nella conferenza stampa di stamattina, svoltasi nello stabile.

"Siamo contenti della vostra presenza, molti non sanno cosa succede e come viviamo qui dentro- spiegano gli abitanti della struttura- la nostra vita è fatta di sofferenza, dalla mattina alla sera. Viviamo in mezzo ai topi e alla spazzatura, senza l'elettricità. Siamo poveri e non abbiamo niente da darvi per ospitarvi, ma abbiamo tantissimo nei nostri cuori. Chiediamo aiuto a tutti, non solo agli italiani. Noi fuggiamo da guerre, da tirannie, abbiamo vissuto vite dure, tenuto in mano pistole a 14 anni. Siamo scappati per trovare una libertà, che però ci viene negata anche qui".

La conferenza è stata indetta per spiegare ai cittadini e alle istituzioni la realtà dell'ex fabbrica, in cui hanno trovato alloggio circa 500 persone, tra stranieri e italiani che vivono in povertà."Noi non siamo criminali", gridano forte gli abitanti dell'ex Penicillina, parlando un po' in italiano e un po' in inglese. 

"Noi siamo essere umani, siamo venuti dall’Africa, abbiamo avuto una buona educazione dai nostri genitori, e non siamo felici di vivere qui. Perdonateci per tutto ciò che abbiamo fatto, volontariamente e involontariamente. Non siamo venuti qui per fare del male, ma per costruire il nostro futuro. Vogliamo dare una mano ai nostri fratelli in Africa per eliminare questi viaggi della speranza. Se avremo possibilità di fare le cose qui, andremo a investire le nostre conoscenze direttamente in Africa, per poter dare i mezzi per far sì che i nostri fratelli si trovino il futuro da soli", aggiungono.

"Fateci uscire da qui, ma con una certezza, non buttati nelle strade, in altri centri occupati o nei centri di accoglienza. Questo spazio deve essere requisito dal comune, rendiamolo uno spazio sociale, aperto ai bambini e ai disabili", chiedono i ragazzi che vivono nella struttura, preoccupati anche per l'imminente arrivo della stagione fredda: "Sta arrivando l'inverno, non lasciateci in mezzo alla strada al gelo, senza sapere dove andare. Abbiamo talenti, vogliamo una casa, degli spazi pubblici. Per questo chiediamo un incontro con il comune, la prefettura e la Regione Lazio, per stabilire il nostro futuro".

Tutte diverse le storie di coloro che vivono nello stabile: c'è chi una casa ce l'aveva e poi non è più stato in grado di sostenerne le spese, chi arriva dall'Africa e non ha più avuto il rinnovo del permesso di soggiorno, visto che il più delle volte la richiesta viene negata se non si ha una residenza, generando un circolo vizioso per cui senza casa non si ha lavoro, e senza lavoro non si ha diritto ad avere i documenti. 

Intervenuto anche il dott. Andrea Turchi, che ha effettuato degli studi nella ex Fabbrica, e che ha sollevato le sue preoccupazioni in merito alle condizioni in cui gli abitanti vivono: "Qui dentro c'è di tutto, bottiglie di acido solforico, amianto, magazzini chimici in cui non sappiamo che tipo di sostanze sono state lasciate. All'interno della Capitale non ci può esistere una pericolosità ambientale di tale portata. Serve un risanamento immediato, anche se una bonifica è una cosa costosissima. Quando all'ex direttore tecnico della fabbrica chiesi come bonificare il luogo mi rispose ‘con la dinamite’, si tratta di ricominciare da zero, ma una società civile ha il dovere di ricominciare".

 

L'ultima modifica Mercoledì, 14 Novembre 2018 15:54
Angelica Spampinato

Angelica Spampinato

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