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Martedì, 11 Dicembre 2018

MEDITERRANEA E LA FLOTTA SOLIDALE CHE NON SI ARRENDE ALLA BARBARIE: INTERVISTA A SANDRO METZ In primo piano

Scritto da  Angelica Spampinato Nov 27, 2018

Quando le navi sono state bandite dal Mediterraneo ha deciso di diventare un armatore solidale. Dopo anni di battaglie e progetti di inclusione come operatore e cooperatore sociale Alessandro Metz ha deciso di essere motore del progetto Mediterranea, la nave “piattaforma” che salpa in mare per monitorare e salvare vite umane. Non solo gira il Paese a presentare la nave e lanciare la raccolta fondi, è anche parte di una flotta di tre navi con quella di Sea-Watch, quella di Proactiva Open Arms, unite per difendere i diritti umani.

Come nasce il progetto di Mediterranea?

"Mediterranea nasce nel momento in cui prima dell'estate la criminalizzazione delle Ong aveva fatto sì che non ci fossero più navi solidali nel Mediterraneo. 
E mentre la parte governativa festeggiava la desertificazione del mare, nello stesso momento morivano 8 persone al giorno nel tentativo di attraversare la frontiera più pericolosa al mondo. Mediterranea nasce da questo, abbiamo ritenuto fosse il momento giusto per esserci, in cui non si poteva continuare a guardare da un'altra parte. Allora ci siamo mossi per trovare una nave e le risorse economiche, mettendo insieme diversi soggetti politici, economici e sociali, per dare vita al progetto. Banca Etica ci ha sostenuto dando un fido di 465 mila euro garantito da 5 firme individuali, tra cui la mia, quella di Nichi Vendola, di Rosella Muroni, di Nicola Fratoianni e di Erasmo Palazzotto. Abbiamo iniziato con il supporto di una Ong tedesca come Sea Watch, in coordinamento con la Ong spagnola, Open Arms. E qualche giorno fa siamo riusciti a realizzare l'alleanza di United 4 Med".

Che cosa l'ha spinta a realizzare concretamente il progetto?

"Io sono nato a Trieste, luogo in cui Franco Basaglia ha fatto una vera e propria rivoluzione, questo ha senza dubbio formato il mio modo di fare l'operatore sociale. Se Basaglia sosteneva che con la chiusura dei manicomi 'Abbiamo dimostrato che si può fare', noi oggi allo stesso modo vogliamo dimostrare che si può fare, rispondendo alla barbarie con la scelta di umanità e dignità. Abbiamo reso possibile una cosa che sembrava impossibile, comprare una nave e inventare una operazione collettiva".

Quindi in cosa consiste il lavoro di Mediterranea?

"Facciamo verifica, monitoraggio e denuncia di quanto accade nel Mediterraneo. Ci siamo attrezzati nel caso in cui ci trovassimo di fronte a situazioni di criticità con persone a rischio annegamento, per rispondere alle normative internazionali" .

Che cosa risponde a chi la accusa di violare le leggi internazionali?

"Gli atti solidali nell'attuale contesto politico vengono criminalizzati, ma ci tengo a precisare che le leggi impongono che in mare ci si salvi. Puoi essere processato se non salvi qualcuno che sta affogando, non per il contrario".

E' migliorata la situazione in mare oggi?

 "Purtroppo la media delle persone che muoiono continua ad aumentare: da otto siamo passati a nove. Ecco perché il nostro intervento è così importante. Pensare che si possa far finta di niente e lasciare morire queste persone è inaccettabile".

Qual è il suo ruolo all'interno del progetto?

"La straordinarietà dell'iniziativa sta nel fatto che ognuno di noi si è ritrovato a fare qualcosa che era distantissimo dalla propria formazione o dal proprio vissuto, ma ciò era necessario. Nel mio caso serviva un armatore di una nave, e io lo sto facendo. Io sono un operatore sociale, e in generale mi occupo di fragilità, mentre nel progetto Mediterranea il mio ruolo consiste nel rispondere giuridicamente e penalmente di qualunque cosa accada sulla nave. Mi rendo conto che si tratta di una responsabilità enorme, ma era necessario assumersela per salvare delle vite".

Qual è la sua opinione sul decreto Sicurezza, in particolare in materia di migranti?

"E' ovvio che il decreto sicurezza vada a minare alla radice qualunque presupposto di diritto e di accoglienza, nell'andare a togliere quel percorso di tutela che era rappresentato dallo Sprar e dall'accoglienza diffusa, per ripristinare i grandi centri di accoglienza. 

Oggi si parla di nuovi di riaprire i Cpr, nati con la legge Turco-Napolitano che istituiva i Cpt, centri permanenza temporanea. L'attuale legge nasce sicuramente sulla scia dei decreti Minniti - Orlando, e la ritengo molto pericolosa. Il solo fatto di mettere all'interno della legge la sezione che riguarda la gestione dell'immigrazione sotto il titolo 'Sicurezza' già di per sé mostra una volontà ben precisa di voler definire i migranti come persone pericolose socialmente, contro cui è importante pianificare un piano di controllo".

 

 

L'ultima modifica Martedì, 27 Novembre 2018 18:36
Angelica Spampinato

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