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Domenica, 18 Agosto 2019

IL CASO / ROMA, CAPITALE OSTILE A CLOCHARD E POVERI: PARLA ROBERTO DI BAOBAB EXPERIENCE In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Gen 22, 2019

Roma non è una capitale per i poveri. Città che piange tre clochard morti di freddo in 2 giorni. E ancora gli sgomberi continui per i migranti del Baobab Experience. Le cronache raccontano, spesso, di una caccia all’uomo gratuita e senza alcuna alternativa per queste persone. Abbiamo chiesto a Roberto Viviani, uno dei volontari di Baobab, qual è la situazione in questo momento.

Cosa sta accadendo alle persone sgomberate di piazzale Spadolini?

Dopo lo sgombero di Piazzale Maslax, numerose persone sono state costrette a dormire in strada e hanno cercato riparo nelle pensiline dei bus di Piazzale Spadolini. Sin dal giorno dopo lo sgombero (quindi dal 14 Novembre), la polizia è venuta con cadenza quotidiana, la mattina presto, per intimare ai migranti di abbandonare l'area e impedendo di aprire le tende per ripararsi dal freddo e dalla pioggia. 

Giovedì scorso (17 gennaio), la polizia è tornata e con un'operazione "lampo", ha trasferito 18 migranti all'ufficio immigrazione della questura di Roma, in via Patini. L'aggravante, in questo ennesimo sgombero, è stata data dall'intervento dell'AMA (l'azienda municipalizzata che si occupa dei rifiuti a Roma) che ha provveduto a buttare le coperte delle persone che dormivano a Piazzale Spadolini.

E dopo cosa è successo?

Dopo le operazioni di routine, le 18 persone sono state tutte lasciate andare. Le loro condizioni materiali, però, non sono cambiate: nessuna soluzione alternativa alla strada è stata offerta loro. Qualcuno se ne è andato da un'altra parte, comunque sempre nella zona della Stazione Tiburtina, altri sono tornati dov'erano. Come ci ha confermato per l'ennesima volta un funzionario della polizia giovedì scorso, il problema è la visibilità di queste persone: se andassero a dormire sotto un ponte o lontano dalla stazione, anche per le forze dell'ordine non ci sarebbero problemi. Questo dà la misura di come la questura si rapporti ad una questione sociale così complessa, in cui ci sono delle vite a rischio: andate a soffrire, se non a morire, lontano dagli occhi. 

La posizione del Campidoglio, in quanto organo istituzionale democraticamente eletto, è ancora più grave a nostro parere. Non si può lasciare in mano alle forze dell'ordine una questione che è sociale e non di ordine pubblico. Checché ne dica la Sindaca, non è necessario un Tso per convincere queste persone ad accettare una sistemazione in un centro: basterebbe agire su una burocrazia che a diversi livelli, sia quello municipale che quello della questura, non funziona e costringe tante, troppe persone a stare in strada.

Come state gestendo la situazione di questi migranti con il freddo e senza un luogo idoneo?

​L'apertura delle stazioni per quella che il Campidoglio ha chiamato "emergenza gelo", sta fornendo un palliativo per alcuni migranti. 40 brandine sono state predisposte in ala della stazione Tiburtina e si può rimanere a letto fino alle 6 di mattina, non certo l'ora più calda per stare fuori. La cittadinanza sta rispondendo a questa situazione in maniera attiva: stiamo ricevendo tantissime donazioni in termini di sacchi a pelo e coperte, che distribuiamo a chi ne ha bisogno. 

Le attività proseguono comunque a piazzale Spadolini, dall'assistenza legale a quella sanitaria, dalla distribuzione di cibo a quella di vestiti, fino all'inserimento lavorativo. Inoltre stanno riprendendo, seppur con difficoltà, anche tutte quelle attività a cui teniamo molto, come le visite guidate e i corsi di lingua. Non avere un luogo fisico crea molti problemi, ma la determinazione è tale da farci riuscire a superare tutti i bastoni tra le ruote che, in maniera ormai grottesca, polizia e comune cercano di metterci.

Ci sono ancora relazioni con il Campidoglio? Cosa chiedete alla Giunta Raggi?

La giunta di questa città dovrebbe rendersi conto che a Roma si sta allargando il divario tra i pochi molto ricchi e i molti tanto poveri. La città si sta scollando e passare dal centro alle periferie è come cambiare città, paese, latitudine.

Roma è una città sicuramente difficile da amministrare. Però bisogna capire che la priorità è ridistribuire la ricchezza, garantendo servizi sociali, difendendo i beni comuni e attivando misure di sostegno verso chi ne ha necessità. Se questo non verrà fatto, la situazione peggiorerà e la città perderà la sua caratteristica fondamentale: sentirsi una comunità. Avevano detto "nessuno rimarrà indietro", ma la realtà è che il tessuto sociale è già seriamente compromesso e non si vedono all'orizzonte né le azioni pratiche né il coraggio politico di ricomporlo.

Al momento stiamo aspettando una risposta dall'assessorato alle politiche sociali: a fine dicembre ci avevano assicurato che avrebbero coinvolto Ferrovie dello Stato in un tavolo rispetto alle nostre richieste per le quali abbiamo già raccolto più di 35.000 firme. Chiediamo un centro di primissima accoglienza a Roma e un centro informativo per migranti alla Stazione Tiburtina.

Dalla vostra esperienza si notano già alcuni effetti del decreto sicurezza?

Gli effetti più gravi e pregiudizievoli che il cosiddetto "decreto Sicurezza" sta determinando per i richiedenti protezione internazionale, sono costituiti anzitutto da continui ritardi e rinvii che subiscono i procedimenti per il riconoscimento dello status di rifugiato o di qualsivoglia protezione.

In particolare, gli effetti più impattanti si vedono al momento di presentazione della domanda; assistiamo infatti alla sempre crescente difficoltà nel momento in cui un migrante si reca all' Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, sia essa una prima domanda, una domanda reiterata o una domanda di rinnovo.

Per i titolari di protezione umanitaria, anche i procedimenti di rinnovo già avviati sono stati bloccati, con continui rinvii e richieste documentali funzionali ad un eventuale mutamento del titolo del permesso di soggiorno. Senza considerare che chi ha la protezione umanitaria è escluso dall'accoglienza nei centri SPRAR con conseguente impossibilità di supporto, cura, integrazione ed inclusione.

 Anche la richiesta di “indirizzi di residenza idonei” (quali non sarebbero, ad opinione della Questura di Roma, domicili eletti, centri di accoglienza o associazioni) è ormai una prassi che pregiudica fortemente l’accesso alle procedure per la protezione internazionale, creando illegalità laddove le persone avrebbero una posizione giuridica la cui tutela è ampiamente riconosciuta. A livello nazionale ed internazionale.

In generale, un effetto “indiretto”, ma non per ciò meno importante, dell’entrata in vigore del "Decreto Sicurezza" può considerarsi l’aggravarsi ed il moltiplicarsi dei fenomeni di illecito rifiuto di ricezione della istanza o domanda di protezione da parte degli Uffici competenti della Questura, a dispetto della competenza esclusiva delle Commissioni Territoriali per la valutazione di tali domande.

 

 

L'ultima modifica Giovedì, 24 Gennaio 2019 15:15
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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