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Martedì, 16 Luglio 2019

Nella foto Bahri Yanbu Santander Nella foto Bahri Yanbu Santander

PORTI CHIUSI AI MIGRANTI MA APERTI ALLE NAVI DI ARMI DA GUERRA CHE CAUSANO PROFUGHI E RIFUGIATI In primo piano

Scritto da  Redazione Mag 15, 2019

La nave cargo battente bandiera della Saudi Arabia carico di armi Bahri Yambu ha attraccato stamani verso le 6 al terminal Gmt del porto di Genova. Il collettivo autonomo lavoratori portuali ha raggiunto il terminal e bloccato l'ingresso degli ormeggiatori del porto con lo striscione 'Stop ai traffici di armi, guerra alla guerra' ma gli ormeggiatori sono stati fatti passare via mare e la nave si trova ora all'ormeggio. Anche il presidio indetto dalla Filt Cgil in contemporanea con lo sciopero si trova ora a ponte Etiopia. "Vogliamo segnalare all'opinione pubblica nazionale e non solo che, come hanno già fatto altri portuali in Europa, non diventeremo complici di quello che sta succedendo in Yemen" hanno scritto in un comunicato i segretari Filt Enrico Ascheri ed Enrico Poggi. La Filt questa mattina potrebbe chiedere un incontro con il prefetto Fiamma Spena.

La Bahri Yambu è entrata in porto alle 5 di stamani scortata da due motovedette della capitaneria di porto di Genova e ha terminato le operazioni di attracco alle 6,10. Le operazioni di carico cominceranno a minuti e termineranno non prima delle 21. La partenza della nave cargo con destinazione Jeddah è prevista, secondo quanto appreso, dopo le 22 di stasera.

La denuncia delle Ong

La nave saudita «Bahri Yanbu», carica di armi che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra  in Yemen, sta cercando di attraccare nei porti europei per caricare armamenti destinati alle forze  armate della monarchia assoluta saudita. Dopo aver caricato munizioni di produzione belga ad  Anversa, ha visitato o tentato di visitare porti nel Regno Unito, in Francia e Spagna, e dovrebbe  attraccare nel porto italiano di Genova a partire dal 18 maggio prossimo. Questo è ciò che denunciano Amnesty International Italia - Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile - Fondazione Finanza Etica - Movimento dei Focolari Italia - Oxfam Italia - Rete della Pace -  Rete Italiana per il Disarmo - Save the Children Italia 

La nave partita dagli  Stati Uniti, passata per il Canada prima di arrivare in Europa, ha come destinazione finale Gedda,  Arabia Saudita, con arrivo previsto il 25 maggio. È perciò reale e preoccupante la possibilità che  anche a Genova possano essere caricate armi e munizionamento militare; ricordiamo infatti che negli ultimi anni è stato accertato da numerosi osservatori indipendenti l'utilizzo contro la popolazione civile yemenita anche di bombe prodotte dalla RWM Italia (con sede a Ghedi, Brescia, e stabilimento a Domusnovas in Sardegna). 

“Esiste quindi il fondato pericolo che i porti italiani accolgano gli operatori marittimi che  trasferiscono sistemi di armi e munizioni destinati a paesi in conflitto: armi che possono essere  usate – com'è già accaduto – per commettere gravi violazioni dei diritti umani e che anche  secondo i trattati internazionali firmati dal nostro Paese non dovrebbero essere consegnate”.  “Bombe che alimentano le guerre che a loro volta alimentano le migrazioni” che, a parole, tutti  vorrebbero prevenire aiutando le popolazioni "a casa loro": una vera follia. Questo è il grido di denuncia delle associazioni umanitarie. 

La vicenda del cargo saudita «Bahri Yanbu» rischia ora di diventare un caso internazionale,  coinvolgendo anche le autorità italiane. La nave, partita all'inizio di aprile dal porto di Corpus  Christi, USA, per poi arrivare a Sunny Point, il più grande terminal militare del mondo, il 4 maggio  ha imbarcato ad Anversa – secondo alcune organizzazioni della società civile belga – 6 container  di munizioni. L'8 maggio avrebbe dovuto entrare nel porto di Le Havre per caricare 8 cannoni  semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter, ma ha dovuto rinunciarvi per la mobilitazione  dei gruppi francesi di attivisti dei diritti umani, contrari alla vendita di armi che potrebbero essere impiegate nella guerra in Yemen. Si è quindi diretta verso il porto spagnolo di Santander, dove è giunta per uno scalo non previsto, presumibilmente per aggirare l'azione legale avviata  dagli attivisti francesi. Anche qui si sta registrando la mobilitazione di varie associazioni della  società civile – tra cui Amnesty International, Oxfam, Grenpeace, Fundipau – che si sono appellate alle autorità spagnole. 

La «Bahri Yanbu» appartiene alla maggiore compagnia di shipping saudita, la Bahri, già nota come National Shipping Company of Saudi Arabia, società controllata dal governo saudita, e dal  2014 gestisce in monopolio la logistica militare di Riyadh. Anche la tipologia della nave, una delle 6 moderne con/ro multipurpose della flotta Bahri, ha una chiara vocazione militare, adatta al  trasporto sia di carichi ro/ro e heavy-lift speciali (ovvero anche mezzi militari fuori norma), sia di  container. 

Le nostre associazioni hanno ripetutamente chiesto ai precedenti Governi e all'attuale Governo Conte di sospendere l'invio di sistemi militari all'Arabia Saudita ed in particolare le forniture di  bombe aeree MK80 prodotte dalla RWM Italia che vengono sicuramente utilizzate dall'aeronautica saudita nei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile in Yemen. Riteniamo che  queste esportazioni siano in aperta violazione della legge 185/1990 e del Trattato internazionale  sul commercio delle armi (ATT) ratificato dal nostro Paese. Il Trattato sul commercio delle armi  (ATT) impone a tutti i paesi coinvolti nel trasferimento di attrezzature militari (cioè anche nel transito e nel trasbordo) verso Paesi coinvolti in conflitti armati di verificare (art. 6.3) se le armi trasferite possano essere impiegate per commettere crimini di guerra o violazioni dei diritti umani  e di conseguenza di sospendere le forniture (art. 7). 

Secondo i rapporti dell'UE sulle esportazioni di armi, gli Stati membri dell'UE hanno emesso  almeno 607 licenze per oltre 15,8 miliardi di euro in Arabia Saudita nel 2016. I principali  esportatori europei di armi convenzionali verso l'Arabia Saudita includono Regno Unito, Francia,  Spagna, Italia e Bulgaria. Tra il 2013 e il 2018, l'Arabia Saudita rappresentava circa la metà delle  esportazioni militari del Regno Unito e un terzo di quelle del Belgio. Altri paesi - tra cui Svezia,  Germania, Paesi Bassi e Norvegia - hanno sospeso o iniziato a limitare le vendite di armi alla  coalizione guidata dall'Arabia Saudita e dagli EAU. In Italia, nonostante il presidente del Consiglio,  Giuseppe Conte, lo scorso 28 dicembre abbia affermato che «il governo italiano è contrario alla  vendita di armi all'Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze», nessuna sospensione è stata ancora definita e leforniture di bombe e sistemi militari sono continuate  anche in questi mesi ammontando ad un controvalore di 108 milioni di euro nel solo 2018 (come risultante dai dati ufficiali governativi elaborati dall'Osservatorio Opal di Brescia). 

Le associazioni pertanto invitano "le autorità competenti a non mettere a disposizione della  nave Bahri Yanbu lo scalo di Genova". 

 

L'ultima modifica Lunedì, 20 Maggio 2019 10:12
Redazione

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