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Sabato, 24 Agosto 2019

AUTONOMIA DIFFERENZIATA: ECCO QUAL È IL RISCHIO CHE STA CORRENDO IL MEZZOGIORNO In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 05, 2019

"La richiesta di autonomia differenziata da parte di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna è un tema molto delicato e con ricadute politiche rispetto all'unità nazionale e concrete perché riguarda l'erogazione di servizi ai cittadini", Gianfranco Viesti docente dell'Università di Bari ha aperto così l'incontro "Autonomie regionali e unità nazionale", organizzato dal Forum Disuguaglianze Diversità (ForumDD) in collaborazione con ASviS, nell'ambito della terza edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile.

L'incontro si proponeva di presentare lo stato di attuazione delle proposte di autonomia regionale differenziata da parte di alcune regioni e le loro possibili conseguenze sull'organizzazione dei grandi servizi pubblici nazionali e sui diritti dei cittadini.

"Perché le regioni chiedono questi poteri? - ha continuato Viesti - Non abbiamo dati che dimostrano che passare le competenze dallo Stato alle regioni possa migliorare l'efficienza degli interventi e non si conoscono i dettagli dei contenuti di queste richieste. Inoltre così rimane uno stato arlecchino: con una grande differenziazione tra le regioni il centro dovrebbe disegnare le politiche pubbliche in modo molto differenziato". Viesti sottolinea anche una criticità notevole di natura finanziaria. "Con il trasferimento delle competenze queste regioni hanno chiesto risorse molto maggiori di quelle che hanno adesso a disposizione. Aumentare la spesa in alcune regioni significa ridurla da altre parti."

Viesti conclude dicendo che adesso il potere decisionale è in mano al Parlamento italiano e che "nel momento in cui le intese dovessero essere ratificate di fatto si innescherebbe un processo irreversibile".  

Massimo Villone, Professore emerito dell'Università Federico II di Napoli, ha ricordato che "nel testo originario della Costituzione c'era l'obiettivo dichiarato di ridurre il divario strutturale tra il Sud e il Nord del paese. Verso la fine degli anni '80 questo progetto ha iniziato a vacillare. All'idea che il Sud fosse la migliore scommessa anche per lo sviluppo del Nord, si è sostituita un'altra idea, ovvero quella che il mezzogiorno sia un peso che impedisce al Nord di agganciarsi all'Europa. Con questo disegno secessionista perdiamo la speranza di essere uguali. Un paese che sa di non essere uguale nei diritti è un paese che non rimane unito a lungo."

Tra le competenze che passerebbero alle regioni ci sono quelle sull'istruzione. Su questo è intervenuto Marco Rossi Doria, esperto di istruzione e membro del Forum Disuguaglianze e Diversità. "Due terzi dei minori poveri (2 milioni in povertà relativa e 1 milione e 300mila in povertà assoluta) vivono al Sud dove risiede però solo un terzo della popolazione italiana. La dispersione scolastica è in risalita, è tornata al 14% mentre l'Europa ci chiede di stare al 10%. Se da una parte il Veneto è a circa l'8%, la Sicilia sta al 26% e la città di Napoli al 25%. E se si prendono i dieci indicatori della povertà educativa (elaborati da Save the Children) si scopre che nella classifica delle regioni quelle più indietro sono tutte del mezzogiorno e quindi questo attacco piove sul bagnato perché invece di applicare il secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione sta per dare di più a chi ha di più e di meno a chi ha già di meno".

Infine si è toccato il tema dei diritti alla salute e all'assistenza di cui ha parlato Raffaella Milano, direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. "Abbiamo avuto e abbiamo ancora un servizio sanitario nazionale universalista a cui si sono rivolti persone più abbienti e meno abbienti. Da un po' di tempo però i pediatri hanno lanciato un allarme: si sta infatti creando una forbice per quanto riguarda la mortalità infantile con dati profondamente diversi tra le regioni del Sud e del Nord. Nel mezzogiorno registriamo anche dati preoccupanti per numero di tagli cesarei e per i tanti bambini in sovrappeso che fanno schizzare l'Italia al primo posto in Europa per obesità infantile. I dati ci dicono che proprio dove ci dovrebbero essere più investimenti la spesa sociale è più bassa. Dobbiamo capire come disegnare le politiche per ridurre le disuguaglianze e per realizzare gli obiettivi fissati dall'agenda 2030 delle Nazioni Unite".

 

L'ultima modifica Mercoledì, 05 Giugno 2019 10:37
Redazione

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