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Lunedì, 23 Settembre 2019

GIUSTIZIA E PROCESSI MEDIATICI, IL CASO DEL PROFESSORE AURICCHIO: "FONDAMENTALE INFORMAZIONE PLURALE" In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 20, 2019

Giustizia e processi mediatici. La gogna pubblica accompagna drammatici casi di cronaca prima ancora che si esprima la magistratura. L’ultimo caso riguarda quello, drammatico, del professore Vincenzo Auricchio che si è tolto la vita mentre era agli arresti domiciliari per presunti abusi su due studentesse minorenni.

 

In un contesto sempre più spinto verso la forca penale e meno verso il garantismo alcune domande alla dottoressa Rosa Criscuolo (nella foto a sinistra) dell’associazione Luca Coscioni

Partiamo dal contesto. Oggi sembra che la ricerca di una morale forcaiola abbia preso il sopravvento, soprattutto per le persone più fragili. O no?

Il soggetto che sceglie di soccombere in realtà fugge dal dolore non dalla condanna che potrebbe anche non arrivare mai. Può aiutarci nell' introdurre la riflessione una famosa pellicola di Damiano Damiani in cui Nino Manfredi interpreta Gino Girolomoni. Questi venne accusato ingiustamente di essere il “mostro” di Roma, responsabile negli anni Venti dello stupro di sette bambine e dell'omicidio di cinque di loro. Nonostante fosse innocente, fu vittima di una campagna mediatica che lo indicò come sicuro responsabile su pressione del regime fascista che voleva accreditarsi come garante dell'ordine. Il caso del professore Auricchio potrebbe agganciarsi alla storia di un Girolimoni che sceglie il suicidio nell' epoca della macchina del fango dei social a causa di un errore giudiziario che coinvolge un innocente all'improvviso. Il “mostro” di Roma rappresenta un caso emblematico degli effetti perversi sulla pubblica opinione di una campagna giornalistica pilotata e accusatoria di carattere fascista. Questo uno dei motivi per cui è fondamentale difendere la pluralità dell'informazione. 

Le responsabilità: qual è il ruolo della magistratura in questo senso?

In realtà stiamo parlando degli effetti del processo mediatico che presuppone una doppia sofferenza per il soggetto costituita dal giudizio legale e da quello dell’opinione pubblica. Il diritto di cronaca giudiziaria dovrebbe prevedere l’introduzione di obblighi di integrazione/rettifica informativa che il giudice dovrebbe imporre ai media e indennizzi a carico dello Stato. Un altro problema non trascurabile e' la disposizione derogatoria dell'art 114 cpp, comma 7 sui " Divieti di pubblicazione " che ammette espressamente la pubblicabilità del contenuto di atti non pubblicabili.  

Dunque, introdurre misure rimediali a margine possono essere apprezzate come soluzioni in un ordinamento che voglia assicurare ai diritti fondamentali in rilievo una “tutela non illusoria e astratta, ma effettiva e concreta”. Chiaramente parliamo di un lavoro che dovrebbe coinvolgere intorno allo stesso tavolo più sensibilità facenti parte del mondo della magistratura e dell'avvocatura, dell'informazione e della politica. 

L'informazione continua a inseguire la pancia, punta sulla morbosità e il gossip. Segue la politica o viceversa? 

Questa risposta è assai impegnativa soprattutto in questo periodo in cui lo scandalo delle toghe potrebbe travolgere anche la vita di questo Governo. Seguo da spettatrice muta le vicende del "parlamento delle toghe" i cui scontri sono avvincenti e trascinano le sorti della politica dei palazzi romani. Concluderei nell' affermare che la politica che fa gossip non fa notizia. E quindi sono molto felice che Radio Radicale possa continuare a servire i cittadini offrendo il suo servizio pubblico in ottemperanza al diritto di informazione. Nono a caso  la corte, con la sentenza n. 420 del 7 dicembre 1994, dichiarò infatti che è necessario "garantire il massimo di pluralismo esterno, al fine di soddisfare, attraverso una pluralità di voci concorrenti, il diritto del cittadino all'informazione".

 

L'ultima modifica Giovedì, 20 Giugno 2019 16:37
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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