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Venerdì, 15 Novembre 2019

 Nella foto il capitano della nave Sea Watch Nella foto il capitano della nave Sea Watch

SEA WATCH E 42 UMANI IN MARE: USATI COME PROPAGANDA CONTRO LE ONG NEL MEDITERRANEO In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 26, 2019

“Questa mattina abbiamo comunicato ai naufraghi la decisone della Corte di rigettare il ricorso. Sono disperati. Si sentono abbandonati. Ci hanno detto che la vivono come una negazione, da parte dell’Europa, dei loro diritti umani”. Così in tweet Sea Watch commenta la decisione della Corte per i diritti umani dell’Europa.

Ancora una volta 42 persone sono lasciate in mare in un braccio di ferro tutto politico che punta il dito contro la presenza delle Ong nel Mediterraneo. Il capitano della nave ha avvertito che è disposta a disobbedire per mettere al sicuro e in condizioni di cura le 42 persone a bordo.

Appelli e mobilitazioni

"Apprezziamo che nei giorni scorsi l'Italia abbia consentito lo sbarco di bambini, donne incinte e altre persone vulnerabili. Resta tuttavia di urgenza inderogabile che tutte le persone a bordo, in particolare i minorenni e le altre persone vulnerabili, possano toccare terra in un porto sicuro nel minor tempo possibile e che alle valutazioni politiche venga anteposta la tutela della vita e dell'incolumità degli esseri umani." 

Questo il messaggio contenuto nella lettera inviata venerdì al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte da oltre 40 associazioni e organizzazioni impegnate per la tutela dei diritti dei minorenni e di rifugiati e migranti, in riferimento alle 42 persone a bordo della nave Sea Watch, giunta ormai al suo 12° giorno nel Mediterraneo: da Asgi a Arci, da Amnesty al Centro Astalli, da Msf a Antigone.

Ricordando le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, i 40 firmatari “chiedono che l'Italia adempia ai suoi doveri di solidarietà, assistenza e accoglienza, così come previsto dalla Costituzione Italiana e dal diritto internazionale”. 

Sottolineando come la Sea Watch non possa ottemperare all'ordine di ricondurre le persone salvate in Libia, in quanto porto non sicuro, le Organizzazioni firmatarie dell'appello “evidenziano la necessità che l'Italia e gli altri Stati coinvolti collaborino attivamente al completamento delle operazioni di soccorso con il rapido approdo in un porto sicuro di tutte le persone a bordo e chiedono al Presidente Conte di ricorrere alle sue responsabilità per fare sì che le operazione di sbarco possano essere condotte nelle prossime ore, assicurando l'opportuna immediata presa in carico dei minorenni ancora a bordo e di tutte le altre persone bisognose di cure e supporto”. 

L'ultima modifica Mercoledì, 26 Giugno 2019 12:55
Redazione

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