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Giovedì, 18 Luglio 2019

CAROLA LIBERA SUBITO: LA VOCE DI ASSOCIAZIONI E ONG DOPO L'ARRESTO E LA FORCA MEDIATICA In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 01, 2019

Carola libera subito. È il grido delle associazioni e delle Ong italiane dopo l’arresto del capitano di Sea Watch 3 per essere entrata a Lampedusa e aver infranto l’ordine delle autorità. Un atto di disobbedienza civile per mettere in salvo 42 persone che da due settimane erano sulla nave della Ong.

Da una parte Carola Rackete ha ricevuto insulti, attacchi e il fuoco giustizialista dell’opinione pubblica che vota i partiti di governo. Dall’altra ha sollevato un mare di solidarietà con la raccolta fondi per sostenere le spese legali. Un Paese completamente spaccato e diviso in due grandi blocchi sulla visione del mondo.

“Da un lato, dunque, un Governo violento che ha stracciato la nostra Costituzione resistente. Dall'altro, una donna che infrange regole inique ed ingiuste e che ha il nostro sostegno, ora e sempre. Una donna che evidenzia la nostra totale insufficienza”, dichiara la Campagna LasciateCIEntrare. “Tuttavia – aggiunge la Campagna - al di là degli appelli e dei proclami vanno moltiplicate le azioni di ribellione e di resistenza a tanta violenta disumanità.  Di fronte a chi fugge, a chi viene detenuto e torturato, violentato, le parole altisonanti che non conducono ad azioni concrete sono complicità nel disumano. Disobbedire alle nuove leggi ‘razziali’, rappresenta  l'unico destino possibile”.

Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) ritiene “necessario ribadire l'erroneità e la miopia della che la politica del governo italiano, di ottusa ostilità nei confronti delle imbarcazioni delle ONG che conducono attività di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo centrale e di criminalizzazione di coloro che supportano il diritto alla vita ed alla libertà di circolazione delle persone (politica che, iniziata con gli accordi con la Libia ed il cd. "codice di condotta del precedente Governo italiano ha, da ultimo, visto acutizzarsi gli effetti repressivi con l'incostituzionale d.l. 53/2019 approvato dall'attuale Consiglio dei Ministri - che auspichiamo non venga convertito in legge)”.

Asgi, nel contempo, sollecita “l'avvio di una rigorosa inchiesta sulle eventuali responsabilità, anche in sede penale, della condotta tenuta, a diversi livelli, dalle autorità italiane in relazione al rispetto delle norme internazionali in materia di soccorso in mare e per avere rallentato ed ostacolato in ogni modo le operazioni di soccorso dei naufraghi una volta che la Sea Watch3 ha fatto ingresso nelle acque territoriali”.

Anche Amnesty International esprime profonda preoccupazione: “siamo preoccupati per il perseverare dell’atteggiamento del Governo italiano che, senza soluzione di continuità e a prescindere dal colore politico, attua dal 2017 una sistematica criminalizzazione dell’operato della società civile, senza attuare alcun serio tentativo, a livello europeo, di creazione di canali legali per la migrazione né di assumendosi, insieme con l’Unione Europea, la responsabilità di garantire un sistema di soccorso efficace. Il continuo richiamo al salvataggio garantito dalle autorità libiche è un ulteriore elemento critico, dal momento che nessun porto libico può essere definito sicuro”.

“Esprimiamo la nostra solidarietà nei confronti della Capitana anche per gli attacchi subiti da rappresentanti delle nostre istituzioni, che hanno contribuito a generare, in rete e non solo, un clima d’odio nei confronti della sua persona”, conclude la nota di Amnesty Italia. 

Intanto da sabato e nei prossimi giorni sono previsti sit-in e manifestazioni in tante città italiane per chiedere la liberazione della giovane comandante della Sea Watch 3.

L'ultima modifica Lunedì, 01 Luglio 2019 09:58
Giuseppe Manzo

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