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Martedì, 12 Novembre 2019

LA TURCHIA ATTACCA I CURDI: L'APPELLO DI ASSOCIAZIONI, SINDACATI E COOPERAZIONE DEL NOSTRO PAESE In primo piano

Scritto da  Redazione Ott 10, 2019

Sfollati, civili uccisi o in fuga. Si rischia il genocidio nella Rojava, la regione del nord della Siria, dove i partigiani curdi hanno sconfitto l’Isis creando un modello democratico laico e basato sulla parità di genere. Bombe e invasione via terra delineano uno scenario da ecatombe mentre stenta ad arrivare una reazione ferma e concreta della comunità internazionale.

Msf presente con i suoi presidi sanitari

Medici Senza Frontiere (MSF) è pronta a fornire cure mediche a seguito dell’azione militare lanciata dall’esercito turco nel nord-est della Siria. Le nostre équipe a Tal Abyad si stanno preparando per un potenziale aumento dei pazienti a causa del conflitto, mentre le nostre équipe a Ain Al Arab (Kobane), Ain Issa, Al Mallikeyeh (Derek), Raqqa e Tal Tamer sono in stand-by, pronte a fornire assistenza in caso di necessità.

"Abbiamo già visto persone sfollate da località lungo il confine e siamo molto preoccupati che l’intervento militare minaccerà la sicurezza e la salute della popolazione siriana", sottolinea Msf che chiede "attenzione e rispetto per il diritto internazionale umanitario, per garantire la protezione dei civili, degli ospedali, delle ambulanze e del personale medico e umanitario".

Anche Amnesty International chiede che siano tutelati i civili. "Come in altre parti della Siria, la popolazione civile nel nordest del paese ha già subito le conseguenze di varie offensive militari, che hanno prodotto sfollamenti a ripetizione e dato luogo a condizioni di vita durissime. La Turchia è obbligata, ai sensi del diritto internazionale umanitario, a prendere tutte le misure possibili per proteggere i civili e assicurare il passaggio degli aiuti umanitari. Ai civili che vogliano allontanarsi dalle zone di conflitto devono essere assicurati percorsi sicuri".

"Sia le forze turche che quelle curde hanno in passato compiuto attacchi indiscriminati in Siria che hanno causato uccisioni di civili. Ciò non deve accadere ulteriormente. Per evitare che in Siria si sviluppi un'ulteriore catastrofe umanitaria, la comunità internazionale deve prendere tutte le misure per assicurare il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte delle autorità turche, dei gruppi armati filo-turchi e delle forze curde".

Associazioni, sindacati e cooperazione: “stop alla guerra”

“L'Italia e l'Europa condannino senza indugi l'attacco militare turco ai curdi siriani”. Lo chiede il presidente di Legacoop Emilia Romagna Giovanni Monti. £Riprenda l'azione diplomatica. In una terra martoriata da anni di guerre e con la popolazione costretta alla fuga servono pace e cooperazione, non nuovi conflitti”, aggiunge in un tweet. Poi si aggiungono le prese di posizione di Ong come Mediterranea e Baobab Experience a fianco del popolo curdo e della sua resistenza all'Isis. 

Arci, Anpi, CGIL e Legambiente inviano un appello ai vertici istituzionali italiani ed europei, dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, al Ministro Di Maio, ai presidenti delle Camere, Casellati e Fico, alla presidente della Commissione e del Parlamento europeo, Ursula von der Leyen e David Sassoli.

Nell’appello le associazioni e il sindacato si dichiarano “angosciati e preoccupati per quanto sta accadendo al confine tra Turchia e Siria”.

“A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – continuano – il Presidente della Turchia Erdoğan ha dato avvio all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde.

“L’esercito curdo – sottolineano –  è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue. La convivenza tra la popolazione turca e curda potrà essere praticabile solo se lo Stato Turco accetta di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori”.

“La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia – rimarcano – hanno un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza dell’Europa e del nostro Paese”.

“Chiediamo – concludono – che si cessino immediatamente le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda; che si dia mandato a una delegazione internazionale che garantisca la fine delle ostilità, il rispetto dei confini e il diritto internazionale; si garantiscano i soccorsi; che si apra una sessione di discussione nel Parlamento europeo quanto in quello italiano e che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite se ne occupi con urgenza”

 

L'ultima modifica Giovedì, 10 Ottobre 2019 12:21
Redazione

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