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Giovedì, 14 Novembre 2019

SERVIZI E RISORSE AI COMUNI: OPENPOLIS E REPORT INSIEME CONTRO "IL CALCOLO DISUGUALE" CHE COLPISCE IL SUD In primo piano

Scritto da  Redazione Nov 05, 2019

Si è tenuta lunedì 4 novembre presso la sala stampa della Camera dei deputati la conferenza di presentazione del dossier “Il calcolo disuguale. La distribuzione delle risorse ai Comuni per i servizi”, realizzato da Openpolis in collaborazione con Rai Report. A introdurre l’incontro è stato il senatore Vincenzo Presutto, vicepresidente della commissione bicamerale sul federalismo fiscale. Nel corso della presentazione sono intervenuti anche Vincenzo Smaldore (responsabile contenuti Openpolis), Sigfrido Ranucci (autore e conduttore di Report), Marco Esposito (giornalista) e Laura Castelli (viceministro dell’Economia e delle Finanze).

L’analisi condotta ha lo scopo di fare luce sugli effetti del federalismo fiscale, introdotto nel 2001 con la modifica del Titolo V della Costituzione. Queste riforme avrebbero dovuto promuovere la razionalizzazione della spesa pubblica e la responsabilizzazione degli amministratori. Insomma, dare più autonomia alle regioni e agli altri livelli di amministrazione locale con l’intento di distribuire risorse ai comuni per migliorare la gestione dei servizi sul territorio. A dieci anni dalla legge Calderoli, è evidente, però, che il meccanismo ancora non funziona come dovrebbe.

«Lo Stato ha voluto questa riforma per garantire equità a tutti i comuni. Purtroppo, il federalismo fiscale non è stato ancora applicato. Anzi, è stato attuato poco e male. I calcoli effettuati sono stati condizionati da errori interpretativi», esordisce il senatore Presutto. Il riferimento è alla mancanza dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni), introdotti dalla riforma del titolo V della Costituzione, ma che lo Stato non ha ancora individuato. È una grave mancanza poiché definirli serve a determinare quali comuni non riescono a garantirli e indirizzare il fondo perequativo nei territori più svantaggiati.

In assenza dei Lep, il fabbisogno standard è calcolato in base alla spesa per i servizi di comuni simili a quello considerato, per caratteristiche demografiche, socio-economiche e morfologiche. Il calcolo dei Fabbisogni standard è affidato a Sose, società partecipata dal Ministero dell’Economia e dalla Banca d’Italia. Allo stato attuale, i fabbisogni vengono calcolati solo per i comuni delle regioni a statuto ordinario. Il fabbisogno standard, tuttavia, non individua il fabbisogno reale di servizi. Dai dati emerge che sono i comuni del entro-nord Italia ad avere i maggiori livelli di fabbisogno standard: si passa dai 727 euro pro-capite della Toscana ai 724 dell’Emilia-Romagna. Al contrario, i comuni del sud risultano i più svantaggiati dal riconoscimento dei fabbisogni: la Campania si attesta a 584 euro, la Puglia a 567 euro, mentre la Calabria chiude a 535 euro.

Il fabbisogno standard è definito in base ai calcoli effettuati sulla spesa degli enti locali. Pertanto, i comuni che hanno spese limitate o nulle per i servizi si vedono riconosciuti fabbisogni bassi. Si genera così un paradosso, in quanto anziché potenziare i servizi di territori che hanno scarsità di risorse, si finisce per assegnare fabbisogni standard inferiori o persino nulli rispetto a territori dove l’offerta di servizi è decisamente maggiore. I più colpiti in tal senso sono i comuni del sud che, offrendo meno servizi, fanno registrare fabbisogni inferiori. Al centro-nord e nelle grandi città, invece, essendoci un’offerta di servizi più ampia, i livelli di spesa sono elevati e ne conseguono anche maggiori fabbisogni standard.

Il giornalista Marco Esposito ha così commentato questa disparità: «È stato commesso un errore tecnico grave. Dopo che abbiamo mostrato questi dati, che ribadisco sono ufficiali, 70 comuni del sud hanno presentato ricorso. Abbiamo calcolato la capacità fiscale di ogni comune. Certo, si tratta di un meccanismo molto tecnico e complesso, ma, ora che ne siamo a conoscenza, non cambiare queste cose ci renderebbe complici».

A prendere la parola è stato poi Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di Rai3 Report: «Si tratta di un lavoro che ha un grande senso civico. C’è uno sconfitto: il nostro Paese, che ha creato un meccanismo perverso tale da non riuscire a fornire servizi. Ci si è cronicizzati sull’idea di spesa storica, sull’idea che gli sprechi siano solo al sud. L’inefficienza, però, è anche al nord, vedasi i vari scandali sulla sanità in Lombardia e Veneto oppure su opere come il Mose di Venezia e sull’Expo di Milano».

Vincenzo Smaldore, responsabile dei contenuti di Openpolis, ha snocciolato alcuni dati sull’inchiesta, nella quale sono stati utilizzati dati comunali provenienti da Sose, dal ministero degli Interni e da Istat: «Il nostro obiettivo è quello di creare un dibattito sulla materia. Anzitutto abbiamo fatto questa proiezione con il fondo di solidarietà comunale al 100% per i comuni sopra i 60 mila abitanti. Esce fuori che lo strumento giuridico-normativo già esiste, è questo, forse non occorre neanche ragionare su ulteriori autonomie. Se andiamo a rendere effettivo il federalismo fiscale creando i Lep e dando la dotazione economica necessaria – il 100% – al Fsc, abbiamo che fondamentalmente ci servono 1,6 miliardi di euro l’anno per dare più risorse a tutti i comuni. Le grandi città del nord ricevono più soldi, il sud riceve ancora più soldi perché deve recuperare un disequilibrio. Si va così a contrastare la cristallizzazione delle differenze tra centro-nord e zone disagiate».

In questo scenario il comune che ne guadagnerebbe di più è Giugliano in Campania, con 33 milioni di euro che mancano all’appello (271 euro pro-capite). A seguire Reggio Calabria con 41 milioni (229 euro pro-capite), Crotone con 13 milioni (206 euro pro-capite) e Taranto con 39 milioni (198 euro pro-capite). Soffermandosi sulla maggior perdita in termini assoluti spicca il risultato di Napoli: 159 milioni (165 euro pro-capite). Per quanto riguarda il Lazio, c’è da registrare il risultato di Latina che attesta una perdita di 19 milioni (150 euro pro-capite). Tutti i dati, con mappe navigabili, sono accessibili sui siti web www.openpolis.it e www.rai.it/programmi/report.

La conferenza è proseguita con l’intervento del viceministro Laura Castelli: «Anzitutto ci tengo a fare un ringraziamento per il lavoro svolto, sia come cittadino che come istituzione. Dopo i molti tagli effettuati negli enti locali, è arrivato il momento di mettere delle risorse per farcela. Da questo studio emerge chiaramente che servirebbero 1,6 miliardi di risorse aggiuntive per garantire livelli standard di servizi, indipendentemente dalla residenza del cittadino. Nei mesi scorsi sono intervenuta sulla questione asili nido, affinché i comuni che avevano un fabbisogno pari a zero non lo avessero più. Quest’anno abbiamo messo un fondo dedicato alla costruzione degli asili nido, la politica deve metterci una fiche in più».

«I numeri sono numeri – sottolinea l’esponente del Movimento 5 Stelle –, ma dietro ci sono le vite delle persone. Non bisogna creare una guerra tra poveri, non si può ridurre tutto a una contrapposizione tra nord e sud». Aspetto ribadito in chiusura anche dalla deputata del M5S Francesca Anna Ruggiero, capogruppo del M5S nella Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale: «Non è assolutamente una guerra tra nord e sud, ma tra grandi e piccole città, tra medie e piccole: non fa differenza che si trovino a nord o sud. Quello a cui noi vogliamo ambire è garantire ai nostri figli gli stessi diritti in qualsiasi parte d’Italia. Il vero tema è tra centro e periferia, lì si annidano le disuguaglianze da colmare. Spero che in questo quinquennio si riesca ad arrivare alla soluzione migliore per i cittadini italiani».

 

Stefano Pantano

L'ultima modifica Martedì, 05 Novembre 2019 12:39
Redazione

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