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Martedì, 14 Luglio 2020

Nella foto le proteste dei familiari dei detenuti davanti il carcere di Poggioreale a Napoli da profilo fb di Salvatore Prinzi Nella foto le proteste dei familiari dei detenuti davanti il carcere di Poggioreale a Napoli da profilo fb di Salvatore Prinzi

CORONAVIRUS, RIVOLTA NELLE CARCERI ITALIANE: VITTIME E FERITI, L'APPELLO DEGLI OPERATORI In primo piano

Scritto da  Cronaca Mar 09, 2020

Coronavirus, dopo il decreto del Governo esplodono le carceri italiane. Tensioni e rivolte, da Nord a Sud, da Alessandria a Frosinone, dopo il caso di Salerno. Lo stop ai colloqui per le restrizioni a causa delle misure contro il virus ha fatto esplodere le proteste. Il blocco era stato imposto per evitare possibili infezioni. Il bilancio è pesantissimo: 6 vittime a Modena, con altri due detenuti in rianimazione: in corso le indagini per capire le cause dei decessi. A Pavia due agenti in ostaggio nella giornata di ieri.

Sono andate in scena "proteste dei detenuti negli istituti penitenziari di Napoli Poggioreale, Modena, Frosinone, Alessandria San Michele; battiture delle inferriate da parte dei reclusi sono, inoltre, in atto da parte dei detenuti a Foggia e Vercelli. E un centinaio di persone hanno richiesto di effettuare i colloqui presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano stazionando per alcune ore". È stata l'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) per voce del segretario generale Leo Beneduci a dare il quadro della situazione, per cui "in questo particolare momento si devono individuare nelle proteste in atto gravi carenze nell'organizzazione e nella catena di comando tra l'Amministrazione Centrale e gli enti periferici".

"Poco fa – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – abbiamo appreso della morte di un detenuto avvenuta oggi nel carcere di Modena durante le proteste. Non sappiamo cosa sia accaduto ma chiediamo che vi sia una inchiesta rapida. Temevamo che la tensione stesse crescendo negli istituti di pena e temevamo che ciò potesse portare a delle tragedie. Non sappiamo come sia avvenuta la morte, ma ogni episodio di questo tipo è sempre una tragedia”. “Ribadiamo che, di fronte a una situazione eccezionale come quella che sta vivendo tutto il paese, va spiegato con calma ai detenuti cosa sta accadendo in riferimento alle limitazioni assunte per rispondere all'emergenza coronavirus. Ribadiamo con ancora più urgenza e determinazione che bisogna assicurare loro - in assenza di colloqui visivo - il diritto a comunicare anche giornalmente, telefonando ai propri cari, anche tramite l'utilizzo di skype, nonché la possibilità di uscire in detenzione domiciliare. Vanno assunti tutti i provvedimenti necessari a ridurre la tensione", aggiunge Gonnella.

“Sono stato tutto il pomeriggio nel carcere di Poggioreale – scrive sulla pagina facebook il Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Campania - dove c'è stata una rivolta violenta che ha coinvolto almeno quattro padigilioni, in uno, il Napoli, i ristretti sono saliti sul tetto dell'edificio. Il divieto di colloqui per la paura del coronovirus, Il sovraffollamento, le celle e le condizioni verificate in tante mie visite in alcuni reparti dell'Istituto di Napoli-Poggioreale possono essere facilmente considerate in violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea per la tutela delle libertà fondamentali e dei diritti umani che inderogabilmente vieta 'trattamenti o pene inumane o degradanti', sono argomenti da trattare, denunciare alla Politica e alle autorità competenti.Così come il temporeggiare del Governo, la poca informazione, le contraddizioni nei decreti. Però la violenza dei detenuti non è accettabile, nè giustificabile. Tanti padiglioni di Poggiorele hanno inteso protestare pacificamente con la "battitura" di pentole. La protesta è arrivata in tante carceri italiane :Modena, e Frosinone, ma anche Vercelli, Alessandria, Foggia. Occorrono provvedimenti di sano realismo, di liberazione anticipata, arresti domicliari, e di clemenza”.

"Sono al carcere di San Vittore e anche qui da questa mattina alcuni detenuti, a cui non va data nessuna giustificazione, hanno distrutto gli ambulatori del secondo e del terzo raggio e sono sul tetto. Dentro questa emergenza drammatica in cui vive tutto il Paese, c'è una emergenza che va pure subito affrontata a tutela degli agenti, degli operatori e degli stessi detenuti. Il Decreto che di fronte alla sospensione dei colloqui, resa necessaria dal Coronavirus, impone di consentire le comunicazioni a distanza coi parenti non basta. Serve subito affrontare il problema del sovraffollamento. Si mettano ai domiciliari tutti coloro che hanno pochi mesi ancora da scontare per arrivare a fine pena. Non si risolverebbe nulla se, come pensa qualcuno, si tornasse a chiudere le celle superando la vigilanza dinamica. Serve consentire ai Direttori di poter lavorare, ricostruendo un clima che il sovrappopolamento pregiudica". Lo scrive su Facebook il senatore milanese Franco Mirabelli, Vicepresidente del Gruppo PD al Senato e Capogruppo PD in Commissione Giustizia del Senato.

"Il decreto recentemente entrato in vigore prevede una serie di misure per contrastare la diffusione del Covid-19 negli istituti di pena. È fondamentale ridurre immediatamente la tensione nelle carceri informando i detenuti sui contenuti del decreto, relativi alle misure alternative alla detenzione e soprattutto alle modalità di comunicazione con l'esterno, nell'ottica di illustrare le finalità precauzionali delle limitazioni imposte", dichiara Amnesty International Italia.

"Inoltre - prosegue la nota - in considerazione delle ormai tristemente note situazioni di sovraffollamento di molti istituti penitenziari e delle critiche condizioni igienico-sanitarie, è necessario che siano adottate tutte le dovute precauzioni al fine di limitare al massimo il rischio di contagio all'interno delle strutture, a tutela del diritto della salute dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria".

(Fonte: agenzia LaPresse)

L'ultima modifica Lunedì, 09 Marzo 2020 13:57
Cronaca

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