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Venerdì, 29 Maggio 2020

CORONAVIRUS, INDAGINE SAVE THE CHILDREN: "UN MILIONE DI BIMBI A RISCHIO POVERTÀ" In primo piano

Scritto da  Cronaca Apr 09, 2020

La "fase 2" della riapertura, di cui si parla in queste ore, ci metterà di fonte alla drammatica fotografia di un paese colpito non soltanto dal lutto e dalle conseguenze sanitarie dell'epidemia di Covid-19, ma anche profondamente ferito da una crisi economica che si sta abbattendo sulle famiglie più povere e su tutti i nuclei familiari improvvisamente impoveriti dall'emergenza e dalla chiusura delle attività produttive e commerciali non essenziali.

Questo il quadro che emerge dall'indagine condotta da Save the Children, che ha analizzato anche le conseguenze economiche della crisi sanitaria tra le famiglie con figli minorenni beneficiarie del progetto "Non da soli", lanciato immediatamente dall'Organizzazione in risposta all'emergenza Covid-19 per supportare i nuclei più fragili. Moltissime famiglie hanno visto improvvisamente cambiare la propria disponibilità economica (77,6%), il 73,8% ha perso il lavoro o ridotto drasticamente il proprio impegno retribuito.

Nel 63,9% dei casi la mancanza di entrate economiche ha fatto ridurre la spesa per l'acquisto di beni alimentari. Di quelle intervistate, solo una famiglia su 10 ha in casa un tablet e 1 su 3 un computer. Pur essendo molto difficile fare stime in questo momento, sulla base degli elementi disponibili, sembrerebbe piuttosto concreto, in assenza di interventi immediati, il rischio che il numero dei bambini in condizioni di poverta' assoluta aumenti di un ulteriore milione, un numero che potrebbe essere anche piu' alto se non verranno presi provvedimenti a sostegno delle famiglie in difficolta'. Nel 2019, infatti, dopo anni in cui l'incidenza e il numero di bambini in poverta' sono sempre saliti o si sono stabilizzati, quando i dati saranno disponibili e' possibile che si osservi per la prima volta una diminuzione della poverta' minorile provocata dal reddito di cittadinanza, avviato nel marzo 2019, di cui hanno beneficiato famiglie con circa mezzo milione di minorenni.

È stata ridotta la spesa per l'acquisto di beni alimentari e in una famiglia su due anche la spesa per l'acquisto o il pagamento di altri beni e servizi di prima necessita' (affitto e utenze 35,9%, farmaci 30,8%, prodotti per l'infanzia 26,9%, materiale scolastico 3,8%, materiale per comunicare on-line 2,6%).

In questo scenario di difficolta' emergenti, ci sono molte incertezze rispetto al supporto che le famiglie potranno ricevere dalle istituzioni: una famiglia su tre di quelle intervistate non sa se ricevera' un aiuto pubblico (30,4%) e piu' di una su 4 pensa che non lo ricevera' (26,9%). "L'indagine che abbiamo effettuato con le famiglie che gia' versavano in situazioni di disagio socio-economico ha mostrato come la crisi sociale che accompagna quella sanitaria abbia acuito criticita' e problemi gia' presenti. La poverta' minorile triplicata nell'ultimo decennio, la dispersione scolastica, che dopo un periodo di calo ha subito un nuovo aumento negli due ultimi anni, le maggiori difficolta' che affrontano le famiglie straniere escluse dall'accesso agli aiuti pubblici: sono tutti aspetti che rischiano di trasformare questa crisi in un detonatore verso disuguaglianze territoriali e sociali ai danni dei bambini. Con il nostro intervento sul territorio registriamo ogni giorno un significativo aumento di richieste di aiuto di beni di prima necessita'.", spiega Raffaela Milano.

Il fronte educativo

La crisi sociale ed economica ha risvolti pesanti sul fronte educativo: l'emergenza Coronavirus e la chiusura prolungata delle scuole sta colpendo molti bambini e adolescenti che rischiano di rimanere isolati rispetto alla loro classe e non raggiunti dalla didattica a distanza. Anche in questo caso i dati resi disponibili da Istat vengono confermati dall'analisi delle interviste delle famiglie fragili messa a fuoco dall'indagine di Save the Children. Gli ultimi dati Istat disponibili parlano di un 42% dei minori che vivono una condizione di sovraffollamento delle proprie abitazioni e di un 7% di bambini e adolescenti vittime di un grave disagio abitativo.

È in quelle case piccole e affollate, con famiglie in condizioni economiche ulteriormente peggiorate, che i bambini e gli adolescenti cercano uno spazio per studiare e concentrarsi. "L'emergenza sanitaria e la prolungata chiusura delle scuole hanno fatto sparire dal radar molti studenti a rischio, nonostante l'impegno di insegnanti e dirigenti per contattarli uno ad uno e l'intervento di molte associazioni che affiancano le scuole e i loro alunni garantendo il sostegno della comunita' educante. Per un bambino che vive in contesti svantaggiati anche i tre mesi di vacanza estiva rischiano di causare una perdita di apprendimento rispetto ai coetanei in condizioni di vantaggio socio-economico e oggi siamo di fronte allo scenario di mesi di chiusura delle scuole.

Se la didattica a distanza non riuscira' a raggiungere tutti, saremo di fronte al rischio concreto di indebolire ulteriormente gli alunni in condizioni piu' critiche", spiega Raffaela Milano. In base agli ultimi dati OCSE - PISA, sottolinea Save the Children, piu' di un ragazzo su 5 a livello nazionale ha dei livelli insufficienti in Lettura e Matematica, con differenze sostanziali rispetto alla media europea, con forti discrepanze tra Nord e Sud del nostro paese. La prossima 'tornata' 2021 rischia di portare ad un incremento dei low achievers, cioe' alunni 15enni che non raggiungono i livelli minimi di competenze.

La dispersione scolastica in Italia si attesta sul 14,5% (dato 2018). Dopo un periodo di calo, il trend e' in ripresa negli ultimi due anni di rilevazione (nel 2016 era il 13,8%, poi risalito al 14% nel 2017 e di ulteriore mezzo punto nel 2018). Nella attuale crisi, che investe fortemente la sfera educativa, il rischio concreto e' che, se non si corre ai ripari, questo trend di risalita possa avanzare, riportandoci a valori come quelli del 2008 (quando la percentuale era del 19,6%).

L'accesso alla didattica digitale e' ancora oggi spesso un miraggio, laddove device e connessioni sono un privilegio che molte famiglie non possono permettersi: i dati Istat rilevano che il 12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni non ha un computer o un tablet a casa (850 mila in termini assoluti), la quota raggiunge quasi il 20% nel Mezzogiorno (470 mila ragazzi). Il 57% lo deve condividere con la famiglia e solo il 6,1% vive in famiglie dove e' disponibile almeno un computer per ogni componente. Tra le famiglie con minori (0-17 anni) circa 1 su 7 non ha un computer o un tablet a casa (il 14,3%), con differenze geografiche nette che passano da picchi del 21,4% al Sud lall'8,1% nel Nord-Ovest.

Quindi anche se quasi tutte le famiglie con figli hanno accesso ad internet, magari attraverso il cellulare di un genitore, risulta molto difficile seguire le lezioni online e svolgere compiti a distanza (stampare e inviare schede, elaborati, esercizi), se non sono presenti almeno un computer o un tablet in casa da utilizzare varie ore al giorno. Sono poi necessarie competenze digitali per accedere e utilizzare al meglio le piattaforme e anche in questo caso vi sono molte lacune. Istat stima che tra gli adolescenti 14-17enni, che sono impegnati in questa fase con la didattica a distanza in varie forme e livelli di complessita', solo il 30,2% presenti alte competenze digitali (pari a circa 700 mila ragazzi), il 3% non ha alcuna competenza digitale mentre circa i due terzi presentano competenze digitali basse o di base.

Tra le famiglie intervistate da Save the Children, quasi sei su dieci (57,2%) non hanno una connessione internet casalinga, mentre la quasi totalita' degli intervistati ha a disposizione almeno una rete mobile (95,5%). La maggior parte delle famiglie ha a disposizione 2 o 3 dispositivi (59,7%).

Il possesso di un buon numero di dispositivi non deve trarre in inganno: si tratta infatti quasi sempre di smartphone, a disposizione del 98,9% delle famiglie, ma meno di pc, presenti in una famiglia su 3 (30,9%) e rare volte di tablet, a disposizione solo di una famiglia su dieci (12%). Ad aggravare la situazione, quasi 1 famiglia su 5 dispone di meno di 30 giga al mese (19,8%). Di questi, l'8,3% dispone di meno di 5 giga al mese. Il problema della mancanza di connessione e della difficolta' ad avere supporti informatici adeguati, mette quindi in gravi difficolta' quei bambini e adolescenti che si trovano a dover fare i conti con i compiti e le lezioni a distanza: nel 30,6% delle famiglie intervistate i figli non riescono a seguire le lezioni a distanza, perche' queste non sono offerte dalla scuola o per l'impossibilita' di seguirle.

La possibilita' di seguire le lezioni a distanza e' infatti legata al numero di dispositivi in possesso della famiglia: con due dispositivi il 40,2% delle famiglie non riesce a far seguire le lezioni a distanza ai propri figli. La condizione migliora con l'aumentare dei dispositivi, anche se permane un numero di famiglie che si dichiara non in grado di far seguire la didattica a distanza ai figli (23,8% con 3 dispositivi, 13,9% con 4, 2% con 5 e cosi' via).

Cosi' la disponibilita' mensile di GIGA: riesce a seguire le lezioni a distanza il 4,7%% di chi ha meno di 5 GIGA mensili, l'8,9% di chi ne ha meno di 30 e invece l'86,4% di chi ne ha piu' di 30 Tra i motivi che rendono impossibile seguire la didattica a distanza, nella quasi totalita' dei casi (97,9%) le famiglie annoverano anche il problema della concomitanza delle lezioni tra i fratelli.

"Con il prolungarsi della chiusura delle scuole, il digital divide territoriale e sociale mette a rischio il diritto all'istruzione, La scuola italiana, grazie alla dedizione di molti docenti, ha cercato di rispondere all'emergenza mettendo in campo soluzioni creative e inaspettate. Allo stesso tempo, e' evidente come l'istituzione scolastica sia giunta a questa crisi impreparata sul fronte della didattica a distanza, sia per quanto riguarda la preparazione stessa dei docenti che la possibilita' per gli studenti di fruire di questa opportunita' e per questi motivi e' indispensabile raggiungere, grazie ad un patto tra scuole, comuni, terzo settore e mondo produttivo, tutti gli studenti ancora oggi esclusi dalla didattica a distanza, provvedere a fornirli di device e connessioni e accompagnarli, anche attraverso un sostegno individualizzato, alla ripresa del percorso educativo".

"Siamo di fronte al rischio concreto- conclude Raffaela Milano- di un forte aumento della poverta' educativa, gia' tanto presente nel nostro Paese. Mai come oggi sono da evitare misure spot e disarticolate che rischiano di creare sprechi e diseconomie e bisogna affrontare la crisi attraverso un piano organico immediato e di lungo periodo, da costruirsi a partire dai territori'. 

(Fonte: agenzia stampa Dire)

L'ultima modifica Giovedì, 09 Aprile 2020 13:01
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