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Domenica, 21 Ottobre 2018

NAPOLI: DOPO PINO LA MUSICA CANTA LE PERIFERIE CHE ALZANO LA VOCE In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 08, 2018

Il tributo a Pino Daniele in diretta sul primo canale. L’Italia intera ha visto e cantato le canzone di un artista che ha rivoluzionato la melodia e la canzone napoletana con il suo neapolitan power: blues e dialetto, anzi lingua, capaci di arrivare in ogni parte del mondo.

E oggi? Se la sua è un’eredità difficile quella del neapolitan power può trovare una nuova fonte di ispirazione. Un nuovo fervore di musica impegnata a raccontare, soprattutto, le periferie e i luoghi del disagio nel nome dell’integrazione. Su questo trend ci sono già alcuni esempi come il rap di Enzo Dong o il fenomeno “misterioso” di Liberato. In uscita, invece, ci sono due novità.

Jovine e ‘O Rom

Propongono musica gipsy, contaminando generi diversi e creando originali fusioni tra musiche dell’Italia meridionale e musiche balcaniche. Ma non è (solo) per questo che gli ‘O Rom si definiscono una band zingaro-napoletana; piuttosto perché sono, a tutti gli effetti, un gruppo di musicisti napoletani e musicisti di strada rumeni, che hanno scelto di mettersi insieme, ormai dieci anni, per sperimentare un nuovo genere, il napulitan gipsy power appunto, e combattere ogni forma di discriminazione.

La formazione musicale, fondata nel 2008 dal chitarrista Carmine Guarracino e dal cantante Carmine D'Aniello, rappresenta il primo e più longevo esperimento di fusione musicale nel Sud Italia. Belli da vedere e da ascoltare, realizzano anche un progetto di integrazione sociale non da poco in questi tempi difficili per la convivenza: provano, infatti, a sfatare i pregiudizi più radicati nei confronti dei rom attraverso la diffusione della loro cultura e tradizione musicale.

A un anno dall’uscita dell’ultimo album, con #Puortamecute Jovine scopre il fascino della musica soul trap, senza abbandonare il reggae napoletano, chiave di volta del loro percorso artistico. #Puortamecute è una dichiarazione d’amore per la città di Napoli ma è anche una preghiera rivolta a chi va via dalla periferia in cui è cresciuto. Il nuovo singolo di Jovine è un racconto, cantato attraverso le storie di Pietro, Giannino, Dafne e Joanita, ciascuna delle quali portatrice di un messaggio. Partendo da Napoli e approdando in luoghi anche molto lontani, le quattro storie propongono una panoramica sul nostro tempo, offrendo spunti per raccontare delle esperienze dell’artista nella sua città, del dramma della Terra dei Fuochi e del disagio giovanile, delle violenze di genere e degli abusi nel mondo dello spettacolo, della migrazione, dell’integrazione e dei diritti di cittadinanza.  

“Nei quartieri popolari – racconta il cantante e musicista Valerio Jovine - sembra non esserci un orizzonte né un percorso da seguire che abbia una strada tracciata. Io vengo da una periferia di Napoli, Pianura, e voglio raccontare ai ragazzi di oggi che si può scrivere un destino diverso da quello delineato dal proprio quartiere ma senza mai abbandonare l’amore per il territorio in cui si vive”.

Le periferie in movimento

Ad aiutare la musica, però, è sempre la realtà da cui gli artisti traggono ispirazioni. E la realtà napoletana è quella di periferie che non si arrendono al controllo e alla devianza criminale delle “stese” o del disagio sociale.

Una di queste è Napoli Est, ex zona industriale che dopo la dismissione ha ereditato inquinamento ambientale e disoccupazione. Oggi la rete civica di associazioni e comitati “Napoli Z.e.t.a. – Zona est tavolo aperto” presidia il territorio “costringendo” le istituzioni lontane a occuparsi dei problemi. Il 9 giugno hanno organizzato una giornata di animazione e presidio in uno dei ghetti: i Bipiani di Ponticelli. “La situazioni in cui si trovano gli abitanti dei Bipiani di Ponticelli è tragica – scrive Zeta - dopo anni di silenzi e lungaggini da parte delle istituzioni insieme a chi da sempre lotta per questa fetta dimenticata di città abbiamo deciso di dedicare una giornata alla denuncia. Ad un anno dall'iniziativa Bronx CHIAMA Napoli da cui è nata la rete Napoli ZETA - Zona Est Tavolo Aperto , dopo l'evento del 19 Aprile Io non ci sto contro le stese di camorra, torniamo in strada per una giornata di gioco con i ragazzi del territorio, di racconto delle tante realtà che operano a Napoli Est con l'obiettivo di porre attenzione ad un'emergenza troppe volte ignorata”.

Solo qualche giorno prima è stata Scampìa a scendere in piazza per difendere il luogo storico di riferimento per tutto l’associazionismo: il Gridas da cui ogni parte il carnevale ormai quasi 40ennale. Il centro sociale rischia lo sfratto da tempo e di fronte a questo pericolo il 6 giugno un corteo ha portato le ragioni fin sotto la sede del Comune. Un quartiere che dopo la bulimia di narrazioni mediatiche continua ogni giorno da solo i propri sforzi di riscatto, in attesa delle eterne promesse di cambiamento: tra l'integrazione con la comunità rom al diritto alla casa per gli abitanti delle Vele, fino alla sicurezza sociale e alternative per i minori. 

Nel Paese delle distanze tra centro e periferia, delle disuguaglianze tra i pochi ricchi e troppi poveri, proprio dai “non luoghi” si sperimentano forme di resilienza e di resistenza di comunità, per crearne nuove dove risorse e servizi mancano in modo strutturale. Una nuova scena musicale ha percepito queste realtà e prova a cantarle con la speranza che si tratta di un nuovo neapulitan power.

(Fonte: napoliclick.it)

L'ultima modifica Venerdì, 08 Giugno 2018 16:11
Redazione

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