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Foto Brunella Giolivo Foto Brunella Giolivo

NEGARE L'AMORE PERCHE POSSA RIPRODURSI: IN SCENA L' "AMINTA" DI ANTONIO LATELLA In primo piano

Scritto da  Redazione Gen 08, 2019

Antonio Latella, attore, regista e drammaturgo, figura di spicco del teatro italiano ed europeo, direttore del Settore Teatro della Biennale di Venezia per il triennio 2017-2020, si confronta con Torquato Tasso e con la grandezza dei suoi versi, in “Aminta”, in scena al Teatro Comunale di Casalmaggiore sabato 12 gennaio alle ore 21, nell’ambito della Stagione Serale 2018-2019, diretta da Giuseppe Romanetti e realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi.

Opera composta dal celebre autore italiano nel 1573, “Aminta” è un dramma pastorale che racconta le vicende del pastore Aminta e del suo amore per la ninfa Silvia. Le suggestioni di Antonio Latella su Aminta portano stabilemobile (da lui fondata nel 2011) a confrontarsi con il grande autore italiano, partendo dalla compresenza in esso di due forze: la spregiudicata ricerca di innovazione linguistica e la tensione verso un classicismo da reinterpretare.

L’ambiente cortigiano, la censura, la lotta tra regola e natura (o tra regole e genio), l’attenzione alle questioni teoriche legate a letteratura e poesia, sono il terreno della crisi della seconda metà del Cinquecento, dove le regole accademiche alzavano un muro intorno alla libertà creativa.

Con Aminta, Tasso partecipò a una importante trasformazione dello spazio teatrale e dell’immaginario sociale del suo tempo che gli fecero avere uno straordinario successo nazionale e internazionale (60 edizioni in 70 anni con traduzioni in francese, spagnolo e inglese) che ebbe riflessi anche in altre espressioni artistiche come la musica e le arti figurative.

Nell’adattamento diretto dal regista campano, la cui scrittura drammaturgica è affidata a Linda Dalisi, il confronto con il rigore del verso di Tasso è diventato lo stimolo creativo, con la musica a fare da motore verso una ricerca in cui non è l’Amore in quanto scoperta il punto centrale, bensì la forma che esso assume in ogni essere umano.

In scena Michelangelo Dalisi, Emanuele Turetta, Matilde Vigna, Giuliana Bianca Vigogna; scene Giuseppe Stellato, costumi Graziella Pepe, musiche e suono Franco Visioli, luci Simone De Angelis, movimenti Francesco Manetti, una produzione stabilemobile in collaborazione con AMAT e Comuni di Macerata e Esanatoglia, nell’ambito di “MarcheinVita. Lo spettacolo dal vivo per la rinascita dal sisma” progetto di Mibact e Regione Marche coordinato da Consorzio Marche Spettacolo.

“L’amore esiste se non c’è inganno, di conseguenza Amore non esiste - scrive Antonio Latella - Il nostro tentativo è quello di lavorare sull’assenza dell’amore e sulla ricerca di esso, prendendo a prestito la grandezza dei versi di Torquato Tasso. Lavorare su questo piccolo teorema è stimolante soprattutto se per avvicinarsi ad esso si scelgono i versi, la loro spinta evocativa inarrestabile. È il verso che si fa dardo e la parola che si fa esperimento stimolando una trasparenza della regia; vorrei provare ad essere fuori dal gioco, non stabilire regole ma seguire regole che non vengono decise da me ma da chi ha scritto. Penso ad una regia che si affidi all'estetica stilistica della lingua, capace di una vertiginosa verticalità, piena di senso e non di analisi; un nuovo territorio di ricerca. Aminta di Torquato Tasso è un dramma pastorale che racconta le vicende del pastore Aminta e del suo amore per la ninfa Silvia. Il nome greco Amyntas deriva dal verbo greco amynein, "difendere, proteggere", traducibile con "colui che protegge"; in latino, Amyntor, Proteggere cosa? Proteggersi da chi? Difendersi? Difendere una forza creativa al punto da negarla, negare l'amore perché possa riprodursi in fonte di ispirazione assoluta, lontana dalla storiella dell’innamorato non corrisposto”.

L'ultima modifica Martedì, 08 Gennaio 2019 14:21
Redazione

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