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Martedì, 18 Giugno 2019

Nella foto un momento dell'incontro di Santa Fede Liberata per il "Museo conviviale" Nella foto un momento dell'incontro di Santa Fede Liberata per il "Museo conviviale"

SOPRAVVIVERE ALLE RECLUSIONI TOTALI: "L'ARTE IRRITATA" DEL PROGETTO "MUSEO CONVIVIALE" In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 01, 2019

L’ “Arte irritata” che nasce dalla detenzione. La forma artistica come espressione di resistenza umana e civile alla reclusione. Una raccolta di opere nate nel carcere o in altre istituzionali totali da cui nasce il “Museo conviviale” della cooperativa e casa editrice Sensibili alle foglie. Il progetto punta all’adozione di una delle opere proposte dalla casa editrice per un anno.

Ad adottare un’opera è stata anche la comunità di Santa Fede Liberata: un’oasi sociale e culturale nel cuore del centro antico di Napoli “assaltato” dalla turistificazione, punto di riferimento per giovani e anziani. Lo spazio ha ospitato l’incontro che ha avuto al centro il tema delle risorse vitali nelle condizioni di reclusione e difficoltà a vivere.

“Torniamo qui a Santa Fede Liberata – dice Nicola Valentino, autore e socio di Sensibili alle foglie, curatore del progetto -per fare il punto sul Museo conviviale. Abbiamo lanciato uno spazio sul nostro sito dove si possono vedere le opere e poi capire che tipo di ritorno da chi adotta un'opera come ha fatto Santa Fede. Questo è il nostro modo per dare continuità all’ Arte irritata”

E questo ritorno a Santa Fede è stata anche un’occasione di riflessione e confronto attraverso un dibattito a più voci. Lo spiega Francesco Maranta del Forum diritti e salute che segue le attività e le pubblicazioni di Sensibili alle foglie fin dalla nascita della cooperativa: “proviamo a ragionare insieme sugli effetti delle istituzioni totali e sull'annullamento della persona. In queste opere emergono le risposte che arrivano da chi è detenuto. In Europa c'è un museo che raccoglie le espressioni di chi vive quei luoghi. Sensibili alle foglie va su questa strada, indagando le risorse vitali dei reclusi nelle istituzioni totali. Viene fuori che ogni persona esprime un suo modo”.

Questo dibattito arriva in una fase in cui i sistemi del delitto e della pena si stanno facendo più stringenti. “Si sta avviando verso un modello sociale che apparentemente offre libertà – aggiunge Maranta - e poi la toglie in queste istituzioni totali. In Argentina durante la dittatura alcune donne detenute hanno realizzato un libro collettivo. In quel libro si spiega che loro realizzavano fiori con molliche e saliva come atto di resistenza”. 

All’incontro è intervenuto anche Dario Dell'Aquila, ricercatore, attivista con Antigone e autore di libri sugli Opg e il carcere: “gli incontri sul carcere spesso rischiano di trasformarsi in momenti di sconforto. Eppure se ricordiamo Gramsci in una delle sue lettere dal carcere raccontando la sua reclusione disse: ‘ciò che non mi aspettavo era essere tagliato dalla vita sociale e politica’. Nonostante le sofferenze e la morte, in carcere Gramsci ha scritto una delle sua opere più importanti. L'Arte irritata non ha un valore di bellezza estetica, eppure ciascuna è il grido che permette di non commettere il crimine più grave: il silenzio sulla condizione delle detenzioni”. 

L'ultima modifica Sabato, 01 Giugno 2019 00:45
Giuseppe Manzo

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