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Giovedì, 14 Novembre 2019

DISABILITÀ: L'ARTE CREA AUTONOMIA E VALORIZZA LA FANTASIA CREATIVA In primo piano

Scritto da  Redazione Ott 30, 2019

Arte e disabilità. Sono lontani gli anni dei tradizionali laboratori di pittura. Adesso l’arte è non solo uno strumento che crea autonomia ma si riconosce che la disabilità e in particolare la malattia mentale può anche essere un fattore capace di creare creatività. Non solo: viene cancellato il pregiudizio che una persona non vedente non possa apprezzare e comprendere un’opera pittorica.

Ieri al Museo archeologico di Arezzo e oggi al Cassero di Castiglion Fiorentino si conferma che se “Vivere è un’arte, l’arte è vivere”. Due giorni per una triangolazione museale tra Italia, Usa e Olanda e per mettere a confronto le esperienze realizzate nei musei di New York, Amsterdam, Firenze, Trento e Rovereto e, naturalmente, Castiglion Fiorentino. Qui è infatti nato il progetto VIVA, qui giovani con fragilità sono stati formati per essere guide museali, qui sono state costruiti reti di rapporti internazionali. Protagonisti Il Polo Museale e il Comune di Castiglion Fiorentino insieme a quelli della Valdichiana aretina, la cooperativa sociale Koinè e l’Usl Toscana sud est.

Al convegno di ieri che si è svolto in una delle sale del museo Mecenate di Arezzo e che è stato coordinato dal giornalista Mattia Cialini, sono intervenuti la Direttrice Maria Gatto; il Sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli; il Sindaco e l’assessora alle politiche sociali del Comune di Castiglion Fiorentino, Mario Agnelli e Stefania Franceschini; la responsabile dei servizi sociali del Distretto dell’Usl Toscana sud est, Donatella Frullano e il Direttore della Fondazione Guido d’Arezzo, Roberto Barbetti.

“Il Progetto VIVA - ha ricordato Stella Menci, Direttrice del Polo Museale di Castiglion Fiorentino – è nato da un confronto tra Museo, Comune e Koinè: non una semplice attività laboratoriale ma un’attività che rendesse autonome le persone. Quindi guide museali: i ragazzi hanno espresso le loro inclinazioni. L’esperimento è pienamente riuscito: i ragazzi hanno fatto da guida agli alunni delle scuole elementari. Una bambina ha scritto: “ho capito tutti dei nostri antenati e i ragazzi sono stati bravissimi. Alla fine della visita, io ero più emozionata di loro”.

E Paolo Peruzzi, Direttore di Koinè, ha ricordato che “nei percorsi di abilitazione delle persone nei quali ci si pone il problema della presa in carico globale, la questione fondamentale è la personalizzazione: azioni non generiche ma specificatamente riferite alle condizioni di ognuno. In relazione non solo ai bisogni ma anche ai sogni della propria vita. E abbiamo realizzato esperienze in Valdichiana ma anche in Valdarno e Casentino. Sia nell’ambito della disabilità che della salute mentale. Abbiamo coinvolto le comunità locali. Con tutte le forme possibili: teatro, musica, pittura, scrittura creativa, poesia. Le persone vulnerabili hanno diritto anche alle rose e non solo al pane. E’ questo è il modo per rendere più forti le nostre comunità”.

Il convegno al Mecenate ha presentato alcune delle più avanzate esperienze internazionali. Laura Prins Phd Researcher Creativity and Mental Illnes, Amsterdam, ha approfondito il rapporto tra arte e malattia mentale ed ha affermato che “ci sono le prove che esiste un collegamento tra la creatività e la malattia mentale”.

Pamela Lawton del Metropolitan Museum di New York ha ricordato come oggi esistano nuove tecniche pittoriche per persone con disabilità mentali che puntano sulla sensorialità. Un tema sviluppato anche da Ornella Dossi, del museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto: “il museo non è solo un luogo dove conservare le opere ma una sede d’incontri, dove crescere e creare relazioni. Abbiamo guide in braille e accompagnatori a disposizione. Come far conoscere un quadro ad un non vedente? La forma e il contenuto sono strumenti di conoscenza e i ciechi possono appropriarsi di questi elementi. Non ci sono solo luce e colore. Per loro l’elemento sensoriale è il tatto: vedere con le mani”.

Miriam Eikelenboom del Van Gogh Museum ha dedicato la sua attenzione alle persone non udenti: “la lingua dei segni è la chiave per informare persone sorde perché è la loro lingua madre. E’ quindi importante che un museo abbia guide capaci di esprimersi con la lingua dei segni”.

Irene Bolzani, del Dipartimento educazione della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze: “aprire le porte non è sufficiente ma dobbiamo creare le condizioni per cui ogni persona si senta accolta e a suo agio. La nostra logica, rivolta a tutti, è che ‘questo posto è anche per te”. Concludendo il convegno di stamani, la vice Presidente di Koinè, Elena Gatteschi, ha sottolineato come l’insieme di queste esperienze dimostri che “si può fare”.  Ovviamente bisogna puntare su innovazione, creatività e volontà di fare rete: "la giornata di oggi è la rappresentazione di questa necessità e di questa volontà. Le istituzioni, l'Usl, la cooperazione sociale, il volontariato, le varie forma di espressione della comunità locale sono soggetti legati in maniera indissolubile. Nessuno è in grado di pensare da solo, nessuno è in grado di agire da solo. Se continueremo a lavorare insieme, otterremo risultati sempre migliori"

Dal museo Mecenate di Arezzo, quindi, un messaggio culturale e sociale che la cooperativa Koinè e la Direttrice Gatto hanno già messo in pratica: la responsabile del museo archeologico si è infatti trasformata in guida per il gruppo di socie e dipendenti Koinè che hanno preso parte al convegno di stamani e che hanno quindi visitato il museo archeologico.

La discussione continua domani a Castiglion Fiorentino, con inizio alle ore 9 nella Chiesa di Sant’Angelo al Cassero con la presentazione, in particolare, realizzate nel Polo Museale e nella vallata.

 

L'ultima modifica Mercoledì, 30 Ottobre 2019 09:46
Redazione

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