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Sabato, 22 Febbraio 2020

PARLA FRANCESCO DI LEVA: I "12 BACI SULLA BOCCA" DEL SINDACO DEL RIONE SAN GIOVANNI In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Gen 22, 2020

Francesco Di Leva apre le porte del camerino mentre è alle prese con trucco e vestiti. Al Nest di San Giovanni a Teduccio, periferia orientale di Napoli, va in scena “12 baci sulla bocca” (regia di Mario Gelardi, con Stefano Meglio, Francesco Di Leva, Andrea Vellotti, 2009), lo spettacolo che la Compagnia Nest porta in scena da 10 anni in tutta Italia. Con la consueta disponibilità inizia a spiegare il tema di questo testo teatrale a mezz’ora dall’entrata in scena.

Nonostante il successo Di Leva è ancora lì, nel “suo” teatro di periferia dove lo aspettano oltre 100 spettatori in un sabato sera di gennaio. “Questo spettacolo nasce undici anni fa per la nostra volontà e quella di Mario Gelardi dopo il caso di cronaca in cui un ragazzo fu massacrato di botte a Roma perché omosessuale. Oggi le cronache propongono fatti simili nel 2020 mentre ognuno deve vivere la vita liberamente”.

Dal solito ruolo di boss a quello di un giovane gay ambientato negli anni ’70 della vita due fratelli, di cui uno neofascista. La sala strapiena conferma la scommessa vinta del Nest: “abbiamo visto crescere questo teatro come un bambino, per questo spettacolo abbiamo una lista di attesa infinita ma la sala è sempre piena. Ci sono abbonati del territorio ma questo è diventato un teatro di tutta la città”. A dare ulteriore visibilità a questa esperienza è stato anche il successo del Sindaco del rione Sanità di Mario Martone, il film che ha ricevuto premi e riconoscimenti a livello nazionale. “Però vorrei che non si parlasse più di periferia. Ci sono teatri e l’università, siam a due chilometri dal centro”. È, però, vero che se la periferia si è avvicinata al centro turistico è grazie all’impegno di tante realtà sociali e culturali come il Nest. “Guarda, dieci anni fa abbiamo iniziato lavorando su ciò che avevamo su questo territorio: solo la camorra. I nostri slogan e la nostra comunicazione teatrale aveva questo tema. Poi a un certo punto devi anche smettere. Altrimenti il processo non si innesca mai e mio figlio fra un decennio starà dicendo ancora ‘basta periferia, abbattiamo i muri’. Abbiamo tanti problemi ma qui stanno avvenendo delle cose bellissime, se pensiamo che ogni giorno vengono 4mila studenti universitari in questo quartiere”.

Francesco si aggiusta la tuta e la canotta nere di scena mentre parla con naturalezza del suo impegno, eppure di fronte al suo successo verrebbe da chiedere “chi te lo fa fare”: “chi ha un’appartenenza non se la pone proprio la domanda, mi stranisce che mi venga posta. Io voglio vivere nel mio quartiere, abitare vicino a te che conosco da piccolo e voglio che la gente del mio quartiere possa usufruire del teatro e della nostra arte, voglio andare a casa dei miei genitori o i panifici dei miei parenti. Per quale motivo dovrei andare via? Una motivazione politica? O per la camorra? La camorra proviamo a combatterla. Andare a Milano o Roma senza sapere con chi puoi condividere una serata? Voglio stare qua e non si tratta di ‘resistere’ ma voglio una normalità: da questa esperienza ci guadagno la possibilità che i miei figli possano restare qui dove vive la loro famiglia”.

Si alza il sipario, si accendono le luci, parte la musica: ecco sul palco il sindaco del rione San Giovanni, uno dei migliori attori italiani lo trovate nel “suo” teatro di periferia.

L'ultima modifica Mercoledì, 22 Gennaio 2020 12:30
Giuseppe Manzo

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