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Venerdì, 05 Giugno 2020

LE PERSONE "SENZA TRACCIA": IL LIBRO CON LA PREFAZIONE DI DON GALLO

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 03, 2014

Maurizio Cocchi, presidente di Virtual Coop sociale e scrittore, ha letto per nelpaese.it "Senza Traccia" (Giuseppe Manzo e Antonio Musella per Castelvecchi editore): "Storie maledette, emblematiche, simbolo di un Paese e di una società che ha perso il senso dei valori profondi, dove l'aiuto al prossimo arriva quasi per caso, non dall'organizzazione o volontà politica, ma solo perché sei al posto giusto al momento giusto" 

 

Genny Brò, piccolo spacciatore di periferia che fa uno sgarro a un boss; Florentina, che perde la fiducia nel fidanzato pappone; Edris, che dal Kurdistan fugge da tutte le polizie del mondo fino ad incocciare con la legge Bossi-Fini; Luigi, che perde due volte la casa, prima col terremoto in Irpinia e poi per far posto ad una discarica. Sono queste le storie raccontate dagli autori, ben introdotte da un testo di profonda umanità di Don Andrea Gallo, una delle sue ultime testimonianze, prima di raggiungere il suo creatore.

Storie maledette, emblematiche, simbolo di un Paese e di una società che ha perso il senso dei valori profondi, dove l'aiuto al prossimo arriva quasi per caso, non dall'organizzazione o volontà politica, ma solo perché sei al posto giusto al momento giusto. Vite che si trascinano in mezzo ad abusi di ogni genere, proprio qui, sotto i nostri occhi. Esistenze frenetiche, sempre in fuga, da se stesse o dalla realtà, dove anche la salvezza spesso si trova grazie alla fuga.

Alla fine di ogni storia, arriva sempre un operatore sociale, una cooperativa sociale, ma quasi per caso, non perché inviati da una istituzione o nell'ambito di un protocollo operativo predefinito. Siamo ben lontani dalla cavalleria degli yankee, qui non arrivano i nostri e anche gli angeli custodi, hanno i loro problemi, sono impacciati: senza stipendio da mesi, con un dio che sembra voltarsi dall'altra parte. Gli operatori sociali appaiono privi di mezzi, armati solo di buona volontà e un briciolo di buon senso. Ognuno di loro ci deve mettere del suo, inventare, spesso improvvisare soluzioni e risposte.

Nella lettura si immaginano gli sguardi, che sono intercorsi tra queste nostre vittime e gli operatori sociali. Si intuisce l'annichilimento di tutti i soggetti in questione, la stessa rabbia sembra scemare di fronte al senso di impotenza, di fronte ad una realtà ottusa, impenetrabile, immodificabile: tutto è sempre stato così, da un lato gli aguzzini, dall'altro le vittime.

Manzo e Musella sembrano tuttavia suggerire che ognuno di noi deve metterci del proprio, un qualcosa in più rispetto alla solita routine, oltre i protocolli operativi, oltre l'impegno quotidiano, oltre la stessa serietà professionale, guardando oltre la realtà di tutti i giorni, possiamo mettere qualcosa di nostro, qualcosa che faccia la differenza. Un sorriso, un bacio, un pugno sulla tavola, un no secco, un sì convinto, una parola in più, una parola in meno ed una azione in più, una manifestazione, un libro, un urlo: qualcosa che faccia la differenza, che lassi un segno, una traccia.

Giuseppe ed Antonio, i due giovani autori, hanno deciso di fare la differenza con questo libro, per lasciare una traccia, al posto di chi una traccia non l'ha mai lasciata e forse non la lascerà mai.

Maurizio Cocchi (presidente Virtual Coop e scrittore)

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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