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Lunedì, 10 Dicembre 2018

NO TRIVELLE, LIBERA E LEGAMBIENTE IN PIAZZA

Scritto da  Redazione Lug 23, 2015

Il 26 luglio flah-mob a Scanzano Jonico. "Invitiamo i presidenti a mettere in campo tutti gli strumenti politici e amministrativi in loro possesso, compresa la proposta di un referendum abrogativo riguardo le diverse norme che hanno riaperto la corsa all'oro nero nel mare italiano". Da Goletta Verde l'appello ai presidenti delle regioni dell'area adriatica e ionica che domani si riuniranno a Termoli contro il rischio di nuove estrazioni di gas e petrolio.

"Le Regioni riprendano in mano il futuro dei loro territori che il Governo centrale sta ipotecando con una scelta assurda di politica energetica, miope e ad esclusivo vantaggio delle compagnie petrolifere pronte a trivellare nuove aree marine in un'area grande quanto l'Inghilterra e compresa tra Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia". È quanto chiede Legambiente in vista dell'assemblea dei presidenti delle regioni dell'area adriatica e ionica, in programma domani 24 luglio a Termoli riuniti per scongiurare il rischio di nuove trivellazioni per la ricerca di gas e petrolio a largo delle coste italiane.

Ed è quanto la Legambiente Basilicata chiede nello specifico al suo governatore lucano, estendendo la richiesta "come in mare così in terra", perché tutto il territorio regionale merita la stessa attenzione e tutela. Se il petrolio viene ritenuto non strategico e impattante a mare perché dovrebbe esserlo a terra?

Per questo motivo domenica 26 luglio, in concomitanza con l'arrivo di Goletta Verde a Maratea (Pz), a Scanzano Jonico l'associazione in collaborazione con Libera Basilicata ha organizzato un flash mob con appuntamento alle 18 al lido "Onda Libera", in località lido Torre 29 per ribadire il nostro #NOpetrolio #inmareinterra. "Chiediamo alle Regioni un segnale forte contro la deriva petrolifera di questo Governo – dichiara Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente - Nel ribadire la loro contrarietà invitiamoi presidenti a mettere in campo tutti gli strumenti politici e amministrativi in loro possesso, compresa la proposta di un referendum abrogativo riguardo le diverse norme pro-trivelle che hanno riaperto la corsa all'oro nero nel mare italiano. Ci sono inoltre alcune azioni che possono e devono essere attivate fin da subito, quali l'impugnazione di fronte al Tar degli atti autorizzativi emanati di recente o un intervento da parte delle Regioni sul ministero dell'ambiente per chiedere la moratoria dei decreti di Via sino a quando non verranno adottati i piani delle aree previsti dal comma 1-bis dell'art. 38 del decreto legge n. 133/2014 da sottoporre a Vas. Su tutto questo ci aspettiamo che le Regioni escano dall'incontro di domani con decisioni comuni su azioni concrete e immediate. Ai presidenti vogliamo ricordare inoltre che si esce dal petrolio non solo fermando le trivelle – aggiunge Muroni -, ma anche proponendo e praticando un modello energetico e di sviluppo diverso, efficiente e rinnovabile, aprendo prospettive di nuovi settori produttivi e con importanti ricadute anche occupazionali, oltre che ambientali".

Secondo Legambiente – che dallo scorso mese sta ospitando a bordo della Goletta Verde amministratori regionali e locali, sindaci, enti locali, aree protette marine e costiere, operatori turistici, balneatori, pescatori, cittadini, che con il loro impegno e la loro voce hanno detto chiaramente no al petrolio – "la scelta del Governo italiano è un frutto di una strategia energetica insensata e impattante. Le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sarebbero infatti assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante. Infatti, stando ai consumi attuali, basterebbero solo per 8 settimane. A fronte di questi quantitativi irrisori di greggio si stanno ipotecando circa 130mila kmq di aree marine. Solo nel basso e medio Adriatico, nel mar Ionio e nel Canale di Sicilia (le aree maggiormente interessate dai giacimenti petroliferi) sono infatti attivi 15 permessi di ricerca rilasciati (5.424 kmq), 44 richieste avanzate dalle compagnie per la ricerca (26.060 kmq) e 8 per la prospezione (97.275 kmq), oltre le 5 richieste di concessione per l'estrazione di petrolio (558,7 kmq)".

"Ma di questi fattori non sembra tener conto il Governo italiano, come testimoniano i dieci decreti di VIA positiva su altrettante richieste fatte in Adriatico da compagnie petrolifere, emanati dai Ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali solo da inizio giugno.Tutto questo a discapito delle ricchezze naturali, di biodiversità, ambientali e in termini di risorsa, anche economica, per le comunità locali che ancora oggi il nostro mare offre", conclude Legambiente Basilicata.

Redazione 

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