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Martedì, 23 Aprile 2019

PROCESSO ENI ARCHIVIATO? UNA BUFALA: PARLA LA PROCURA

Scritto da  Redazione Gen 25, 2017

Nei giorni scorsi tutti i giornali hanno pubblicato articoli su una presunta archiviazione dell’inchiesta. Ma la Procura smentisce tutto: “il procedimento penale riguardante la società Eni seguito dalla Dda di Potenza e dalla Procura Nazionale, non è stato oggetto di alcuna richiesta di archiviazione”.

Archiviazione per il processo Eni in Basilicata? Una bufala, parola del Procuratore capo del Tribunale di Potenza Luigi Gay. Nei giorni scorsi tutti i giornali hanno pubblicato articoli su una presunta archiviazione dell’inchiesta. Ma il la Procura smentisce tutto: “su alcuni quotidiani nazionali hanno offerto una ricostruzione dell'inchiesta legata al Centro Cova di Viggiano di proprietà Eni non solo diversa dalla realtà dei fatti, ma soprattutto contraddetta dagli accertamenti di indagine e dalle risultanze processuali. Tali inesatte informazioni - che hanno presentato l'indagine sull'Eni e il filone-stralcio trasmesso per competenza alla Procura della Repubblica di Roma come un unico procedimento- necessitano, doverosamente, di alcune precisazioni in quanto, diversamente, potrebbero ingenerare false impressioni sui lettori. A differenza di quanto sostenuto nei predetti articoli di stampa, il procedimento penale riguardante la società Eni seguito dalla Dda di Potenza e dalla Procura Nazionale, non è stato oggetto di alcuna richiesta di archiviazione né si sarebbe mai avviato verso un simile esito processuale”.

Addirittura la situazione è completamente opposta con le richieste di rinvio a giudizio di alcuni manager dell’Eni. “Il predetto procedimento penale – continua il procuratore Gay - durante il suo svolgersi ha comportato l'adozione, il 31 marzo 2016 di diverse misure cautelari personali a carico di alcuni manager e tecnici Eni, nonché del sequestro preventivo dell'impianto estrattivo di Viggiano, misure che sono state confermate in toto sia dal Tribunale del Riesame che dalla Corte di Cassazione. A differenza di quanto indicato in alcune pubblicazioni giornalistiche, il procedimento penale è stato definito il 28.7.2016 con richiesta di rinvio a giudizio di ben 52 imputati, tra cui i predetti manager Eni, per diversi illeciti ambientali (fra cui quello di attività finalizzata al traffico illecito di rifiuti) nonché a carico della medesima compagnia petrolifera italiana, imputata quale persona giuridica. Il processo penale, seguito dai pm Basentini e Triassi, dopo le prime udienze celebrate il 24.11.2016, il 12.12.2016 e l'11.1.2017, pende tuttora innanzi al Gup di Potenza”.

E tra poco si terrà un nuovo appuntamento: “la prossima udienza sarà celebrata il 31.1.2017. Lo stato del citato processo penale, nei termini che sono stati appena indicati, è processualmente e tecnicamente opposto a qualsiasi soluzione che possa definirsi ‘archiviazione’ e, senza ombra di dubbio, non consente, allo stato, alcuna censura sull'operato investigativo e processuale della Procura della Repubblica di Potenza”.

Ci sarebbe da chiedersi chi abbia fatto circolare una notizia falsa da cui sono scaturiti articoli indignati per i “processi sommari” ai danni degli indagati. Intanto, è di ieri la notizia della ritorsione di Eni ai danni del Fatto Quotidiano con il ritiro di un’inserzione dopo l’inchiesta su presunte tangenti in cui sarebbe coinvolta la società. A questo, poi, bisogna aggiungere il silenzio sugli incendi a due impianti avvenuti a Pavia e Viggiano lo scorso dicembre. Il rapporto tra Eni e informazione continua ad essere molto tormentato.

G.M.

@nelpaeseit

 
 
 
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