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Lunedì, 10 Dicembre 2018

INCHINI E RELIGIONE: L'AFFONDO DELLA 'NDRANGHETA

Scritto da  Redazione Lug 07, 2014

La fermata della statua davanti la casa del boss Mazzagatti apre polemiche e l'inchiesta della Dda dopo la segnalazione dei carabinieri. L'affondo del Vescovo di Oppido: "È un episodio doloroso, da esecrare ma è anche da leggere in un contesto preciso di una realtà che tarda a cambiare e purtroppo ci si trova anche qualche prete implicato". Ma la Calabria non è solo omertà (a sinistra immagine dei kiwi slow food del kiweto confiscato di Maropati).

La statua della Madonna che fa l'inchino al vecchio boss Giuseppe Mazzagatti, la lettera di 200 detenuti del carcere di Larino, il cronista del Fatto Quotidiano allontanato in malo modo, l'apertura di un'inchiesta della Dda. L'affondo della 'ndrangheta calabrese arriva dopo la visita del Papa e dopo la scomunica contro i clan. Religione e mafia vanno da sempre a braccetto, un rito di legittimazione che parte dal ruolo della famiglia nella gestione degli affari criminali. Eppure non si commetta l'errore di pensare che questa regione sia un blocco omertoso e mafioso. In queste settimane abbiamo raccontato dell'attivismo in diverse province, da Crotone a Lamezia, passando per i beni e terreni confiscati gestiti dalle coop e dalle reti sociali.

Gli amministratori

«La Madonna e il culto religioso sono per noi amministratori e per la popolazione motivo di orgoglio che trova il suo principio più alto nella fede e nell'amore per Dio, non nella 'ndrangheta». L'amministrazione comunale di Oppido Mamertina ha convocato questa mattina una conferenza stampa per chiarire la propria posizione in merito all'inchino della processione davanti alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti. «Siamo fiduciosi incondizionatamente -affermano - nell'operato delle Forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria, nella massima collaborazione e solidarietà, qualora dovessero emergere in capo a terzi reati da cui si evince che il significato del gesto reiterato nel corso degli anni era rendere riverenza alla criminalità organizzata noi ci costituiremo parte civile nel procedimento a loro carico in quanto è stato leso il decoro, la dignità e l'immagine di tutti i cittadini onesti e laboriosi della comunità Mamertina, della Provincia di Reggio Calabria e della nostra Regione». Gli amministratori condividono il pensiero espresso da Papa Francesco,a Cassano poche settimane fa: «la criminalità organizzata è adorazione del male e disprezzo del bene comune». Da qui la condanna di «ogni gesto e ogni forma di criminalità ritenendo di essere parte integrante di una società civile che aspira a principi di convivenza regolati dalla giustizia, dalla trasparenza e dalla legalità».

Il vescovo

«È un episodio doloroso, da esecrare ma è anche da leggere in un contesto preciso di una realtà che tarda a cambiare e purtroppo ci si trova anche qualche prete implicato. Il vescovo di Oppido è stato chiaro nel condannare e soprattutto nel riservarsi di prendere provvedimenti». A dirlo è stato il presidente dei vescovi calabresi e arcivescovo di Cosenza, mons. Salvatore Nunnari. «È un fatto grave - ha aggiunto parlando con l'Ansa - ma è un fatto che va spiegato anche con una mentalità distorta di uomini che di fede non hanno nulla e che purtroppo non abbiamo educato a questa fede. Ci sono delle volte, recenti anche, ma soprattutto remote, in cui l'attività popolare che può essere un avvio alla fede spesso diventa un fatto di anarchia religiosa. Chi sta sotto la vara non vuol sentire nulla di gerarchia. E allora ci scappa di mano anche l'episodio grave di cui, come vescovo e presidente dei vescovi calabresi, dico tutto il male per ciò che è avvenuto». «In una lettera pastorale - ha detto mons. Nunnari - ho scritto ciò che è stato detto anche dal procuratore di Reggio Calabria e cioè che non bastano più le omelie. Bisogna avere il coraggio di tagliere di netto». «Oltre ad esecrare - ha proseguito - cerco le cause che sono lontane, ma anche recenti. Adesso è il tempo di un maggiore silenzio e di una maggiore azione. Le chiacchiere sono chiacchiere, adesso andiamo ai fatti».

La cooperazione sociale

Lorenzo Sibio, responsabile Legacoopsociali Calabria, commenta così i fatti di Oppido: "Ciò che è successo ad Oppido , oltre ad essere davvero disgustoso e ripugnante, fa emergere come nonostante i tempi e le parole di condanna del Papà rispetto il fenomeno 'ndranghetista, la chiesa, o meglio gran parte dei suoi uomini, continuano a nascondersi dietro un velo di ipocrisia, senza aver davvero il coraggio di decidere da che parte stare. Ho letto le considerazioni del vescovo Milito, che condivido. Spesso e volentieri dietro le manifestazioni o le tradizioni popolari religiose si nascondono riti ed atteggiamenti che nulla hanno a che fare con la vita cristiana di un popolo. Allora occorre davvero cambiare cultura. Lodevole il comportamento dei carabinieri , ma non sempre è così. Potrei raccontarti tante altre cose, vivo in un paese piccolo come Oppido e si fanno gli stessi riti religiosi simili a tanti altri paesi calabresi". E aggiunge: "Nel mio paese, di solito, chi dirige i portatori della statua ordina le fermate solo davanti casa degli ammalati. Ma non si fanno inchini. Solo brevi soste. Poi la chiesa ha delle regole su tutto, anche sulla gestione delle feste e dei loro comitati. Se non vengono applicate e seguite e perché Don Abbondio c'è sempre: penso davvero che sia ora di cambiare pagina"

G. M.

@nelpaeseit

Redazione

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