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Mercoledì, 21 Novembre 2018

CALABRIA, IL GRIDO DEL TERZO SETTORE: "VOGLIAMO LA RIFORMA DEL WELFARE E UNA REGIONE NORMALE" In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 25, 2018

In Calabria oltre 1.800 Organizzazioni non profit che gestiscono complessivamente oltre 350 strutture socio-assistenziali autorizzate dalla Regione Calabria, chiedono la riforma del welfare e ritengono “necessario ristabilire la verità e ribadire la bontà del lavoro svolto in questi anni per la costruzione della D.G.R. n. 449/16”. In una lunga nota Legacoopsociali Calabria, Forum Terzo Settore calabrese e Federsolidarietà Calabria

La riforma regionale del welfare

“La DGR 449/16 ha ridisegnato il sistema di welfare calabrese, giungendo anche in Calabria alla integrale applicazione della L.328/00 e della L.R.23/03. Un passaggio che non rappresenta solo una presa d'atto del dettato normativo, ma che nelle intenzioni del Governo regionale intende proporre una vera e propria rivoluzione nel sistema dei servizi sociali calabresi. L'intenzione è quella di sviluppare un'azione coordinata e sinergica, capace di facilitare e sviluppare l'interazione tra i diversi soggetti del sistema, Regione, Comuni, Aziende Sanitarie, soggetti del Terzo Settore, stakeholders della società civile e cittadini, all'interno di unicum, seppure nella specificità del ruolo di ciascuno, capace di garantire finalmente la costruzione di un welfare sistemico e di qualità. Il criterio fondamentale sul quale è imperniato tutto il percorso di riforma del welfare calabrese, uno dei cardini della L.328/00, è senza dubbio il principio della “libera scelta” da parte del cittadino /utente. Un principio che rappresenta una scelta di civiltà tesa a salvaguardare la dignità di ogni persona, intesa come tale, e non solo sulla base del bisogno di cui è portatrice”.

Perché è stata bloccata?

La riforma è stata bloccata dal TAR Calabria per alcuni vizi procedurali che si stanno risolvendo nelle sedi opportune. Il TAR è intervenuto perché “un paio” di Comuni e “qualche” struttura tutelare hanno impugnato -presso il Tribunale Amministrativo- la Delibera di Giunta regionale con la quale veniva approvata la riforma. “I Comuni l’hanno fatto perché contrari alla quota di compartecipazione che dovranno versare nel caso di approvazione della riforma. Sostengono, i pochi Sindaci, che i Comuni non dispongono delle risorse necessarie per compartecipare alla spesa sociale, evidentemente si preferisce spendere i soldi in sagre e feste piuttosto che in assistenza alle persone fragili, come dimostrano i dati pubblicati da Demoskopika nei giorni scorsi”.

Le strutture che martedì 26 giugno manifestano davanti al Palazzo regionale “ma rappresentano soltanto una piccolissima minoranza, probabilmente l’hanno fatto perché vogliono mantenere le rendite di posizione acquisite in questi anni anteponendo gli interessi dei proprietari delle strutture a quegli degli utenti attuali e futuri”.

Infine l’appello: “Al Consiglio ed alla Giunta della Regione Calabria chiediamo che il percorso di riforma avvenga senza ulteriori indugi esattamente come previsto dalla delibera di giunta 449/2016 e ss.mm.ii (salvo alcuni piccoli aggiustamenti in merito alla compartecipazione degli utenti) in quanto trattasi di atti approvati, oltre che dalla giunta regionale, anche dall'Anci Calabria, dai sindacati e dalle organizzazioni del terzo settore maggiormente rappresentative. Chiediamo di poter essere, per una volta, una regione normale, una regione uguale a tutte le altre regioni italiane”.

 

L'ultima modifica Lunedì, 25 Giugno 2018 16:48
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