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Lunedì, 22 Aprile 2019

ROM GIANTURCO, AMNESTY E RIGHTS CENTRE A DE MAGISTRIS: "BASTA SGOMBERI"

Scritto da  Redazione Lug 17, 2017

Amnesty International e l'European Roma Rights Centre chiedono “urgentemente alle autorità di Napoli di intervenire per assicurare che le famiglie che vivono nella fabbrica non siano sgomberate con la forza e lasciate di nuovo senza una casa”. Il 14 luglio una raccolta di acqua organizzata dal comitato abitanti via delle Brecce.

Amnesty International e l'European Roma Rights Centre chiedono urgentemente alle autorità locali di Napoli di adottare tutte le misure necessarie a evitare lo sgombero forzato di circa 150 rom, adulti e bambini, assicurare che non vengano lasciati senza casa e vulnerabili ad altre violazioni dei diritti umani. Per queste famiglie, sarebbe il secondo sgombero forzato in tre mesi e significherebbe trovarsi di nuovo in una situazione di vulnerabilità e totale indigenza. Questo è il secondo richiamo delle organizzazioni per i diritti umani al sindaco Luigi de Magistris.

La vicenda riguarda un gruppo che dopo gli sgomberi della “Idomeni di Napoli” del 7 aprile hanno trovato rifugio in uno dei capannoni della ex Manifattura Tabacchi di via Gianturco, come raccontato dagli stessi rom a nelpaese.it lo scorso 17 giugno. 

Queste 150 persone, di cui almeno un terzo minori, sopravvivono senza neanche un accesso all'acqua e sono sottoposti ai controlli continui della Polizia Municipale. Lo scorso 14 Luglio, nel piazzale antistante Palazzo S. Giacomo, è stato allestito un punto di raccolta acqua poi consegnata alla comunità rom. L'iniziativa, in polemica con l'Amministrazione comunale, è stato organizzata dal Comitto Abitanti via delle Brecce che da sempre segue le vicende legate alla comunità rom di Gianturco. 

Amnesty International e l'European Roma Rights Centre hanno visitato l'area il 21 giugno parlando con le famiglie. Uno dei residenti ha dichiarato: "Dopo Gianturco siamo rimasti in strada per giorni, dormendo all'aperto con i bambini, a volte in macchina. Non avevamo nessun posto dove andare. Poi abbiamo visto questo cortile e siamo entrati... Piano piano abbiamo cominciato a costruirci delle baracche, una per famiglia, in modo che avessimo tutti un posto dove stare... è arrivata la polizia... gli abbiamo spiegato che non avevamo nessun posto dove andare, che eravamo stati lasciati senza casa dopo Gianturco [sgombero forzato]... Qualche giorno dopo è arrivato un ingegnere e ha messo un cartello sugli edifici [pericolo di crollo]. Se ci sgomberano da qua, dove andremo? Di nuovo in strada?... Se non possiamo stare qua, almeno il Comune dovrebbe darci un pezzo di terra dove poter costruire qualcosa, invece che dormire in strada".

Secondo le testimonianze delle famiglie, la polizia ha ripetutamente detto ai residenti di lasciare l'area della fabbrica in disuso. Durante la visita di sabato 8 luglio, la polizia ha prodotto un documento che ha dichiarato essere l'ordinanza di sgombero. L'informazione si è rivelata falsa quando attivisti e residenti si sono recati alla stazione di polizia chiedendo una copia dell'ordinanza. L'11 luglio, rappresentanti delle forze di polizia sono tornati alla fabbrica con un altro documento, che hanno mostrato agli abitanti, con l'indicazione che il proprietario della fabbrica in disuso deve mettere in sicurezza l'area e rinnovare la fabbrica. Il documento dichiara inoltre che le persone che vivono all'interno della fabbrica devono essere sgomberate a causa delle condizioni di sicurezza.

Le richieste al sindaco de Magistris

Amnesty International, e l'European Roma Rights Centre chiedono “urgentemente alle autorità di Napoli di intervenire per assicurare che le famiglie che vivono nella fabbrica non siano sgomberate con la forza e lasciate di nuovo senza una casa”.

Le organizzazioni chiedono al Sindaco di Napoli e all'Assessore per le politiche sociali di prendere le seguenti misure: “mettere in atto tutte le misure per assicurare che nessuno sia sgomberato con la forza dalla fabbrica in disuso e reso di conseguenza senza casa, assicurando soluzioni alternative per gli abitanti della fabbrica in disuso; se la fabbrica abbandonata è considerata non adatta all'uso abitativo, nel breve periodo, garantire a tutte le famiglie una soluzione di emergenza in linea con i diritti abitativi e i servizi di base, sicurezza del possesso, e altre tutele; iniziare immediatamente un processo di consultazione con tutte le persone coinvolte per identificare soluzioni abitative di lungo periodo che non siano discriminatorie e segregative e in linea con gli standard nazionali e internazionali sui diritti umani”.

Lo sgombero forzato delle famiglie che vivono nella fabbrica sarebbe l'ultimo di una lunga serie di sgomberi forzati ai danni dei rom in Italia. Sono centinaia gli sgomberi forzati portati avanti dalle autorità ogni anno, che determinano il fatto che molte persone siano lasciate senza casa o collocate in campi segregati o centri di ricezione, subendo criteri discriminatori per l'accesso alle case popolari. Tale discriminazione pervasiva e sistemica è proibita dalle leggi internazionali e regionali sui diritti umani, inclusa la direttiva dell'Unione europea sull'Uguaglianza razziale. Non può continuare a essere ignorata dalla Commissione europea, responsabile del rispetto dei principi di uguaglianza e giustizia anche quando gli stati membri dell'Unione europea potrebbero tentare di eroderli.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno ripetutamente denunciato la violazione del diritto all'alloggio dei rom da parte delle autorità italiane. Nel settembre 2012, la Commissione europea aveva aperto una procedura pilota contro l'Italia per il suo trattamento nei confronti dei rom lesiva della direttiva sull'Uguaglianza razziale. Nonostante le evidenze di abusi continui, la procedura di infrazione non è ancora stata lanciata. In aprile, il Financial Times aveva rivelato che la Commissione europea aveva ripetutamente bloccato la procedura di infrazione contro l'Italia per "evitare un dannoso dibattito pubblico".

G.M.

@nelpaeseit

Redazione

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