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Sabato, 15 Dicembre 2018

Foto delle proteste rom la scorsa estate a Napoli Foto delle proteste rom la scorsa estate a Napoli

NAPOLI: LA DIFFICILE PASQUA ORTODOSSA DEI ROM A SCAMPIA In primo piano

Scritto da  Redazione Apr 13, 2018

Sono giunti a termine i festeggiamenti della Pasqua ortodossa che i rom continuano ad osservare con riti e cerimonie, quelle che nella tradizione dei loro padri, delle nonne matriarche si praticavano nelle terre della ex Jugoslavia e oltre. Così i preparativi iniziano già qualche settimana prima, per chi può, si parte per la provincia alla ricerca nelle zone verdi e ancora rurali, di un maiale giovane da sacrificare nel pranzo della convivialità che dura diversi giorni. 

Tutte le tavole sono bandite a festa, sarme ripiene, ardea perde, rusca (insalata di vario tipo), colaco il pane delle feste, maialino arrosto, e certamente non possono mancare le anr sarpamè, le inconfondibili uova colorate con diverse tecniche e colori sgargianti, donate ad amici e parenti venuti a far festa. E anche a Scampia per i rom è tempo di Pasqua. La comunità divisa tra il vecchio insediamento di Cupa Perillo ancora sotto sequestro e in attesa di una bonifica che nessuno sa se ci sarà, l'Auditorium Fabrizio De Andrè dove circa 50 persone resistono dal 27 agosto e molte famiglie andate via non si sa bene dove.

A raccontare la difficile condizione dopo l’incendio di Cupa Perillo è Barbara Pierro, avvocato e cuore pulsante della Kumpania, Chi Rom e chi no e dell’impresa sociale Chicù, il ristorante cogestito da donne italiane e donne rom nel quartiere di Napoli: “Nonostante la festività non tutti però riescono a godersi con serenità queste giornate – scrive Pierro sulla sua pagina facebook - a celare quel sentimento di precarietà, di ignoto che fa sentire completamente smarriti di fronte al quotidiano. Sulle famiglie in Auditorium pesano mesi di attesa di soluzioni post incendio, i mille tentativi di concertazione con l'amministrazione come comitato Cupa Perillo per essere parte attiva nella costruzione di processi concreti di fuori uscita da situazioni di marginalità e disagio abitativo, sociale, non possono certamente essere ritenuti soddisfatti”.

Poi Pierro si rivolge a palazzo San Giacomo e alle decisioni prese dalla Giunta: “La decisione dell'amministrazione comunale, di attribuire alle famiglie aventi diritto un contributo economico una tantum di circa 5 mila euro, presa a fine dicembre al chiuso delle stanze di palazzo San Giacomo, se e quando arriverà, suona piuttosto come un lascia passare senza nulla a pretendere, utile forse, solo a consentire la pur necessaria liberazione dell'Auditorium. Nei moduli per richiesta del contributo predisposti dalla stessa amministrazione infatti, ogni richiedente doveva dichiarare di possedere i requisiti previsti dal bando e al contempo sottoscrivere di rinunciare definitivamente all'accoglienza presso l'Auditorium e presso qualsiasi struttura comunale. Se dopo l'installazione dei container a Via del Riposo questa è la mossa migliore che il comune è riuscito a partorire, nonostante le sollecitazioni e competenze offerte gratuitamente dal comitato, molti sono dubbi che sorgono rispetto alla posizione che l'Italia e in questo caso il comune di Napoli ha rispetto alla Strategia Nazionale d'Inclusione Sociale dei Rom dei Sinti e dei Caminanti 2012-2020”. 

Nella premessa italiana alla sua adozione infatti, si leggeva che “ preso atto, da un lato, della necessità, non solo di fornire all’Unione Europea, le risposte che sono fino ad oggi mancate, ma al tempo stesso di segnare una Strategia che possa guidare nei prossimi anni- è necessaria- una concreta attività di inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti (RSC), superando definitivamente la fase emergenziale che, negli anni passati, ha caratterizzato l’azione soprattutto nelle grandi aree urbane.”

“Quanto l'Italia sia ancora e più che mai lontana da queste buone intenzioni non è difficile constatarlo – prosegue Pierro - osservando da vicino il caso Cupa Perillo, che purtroppo non risulta essere isolato, dopo quasi otto mesi, alle famiglie ma neanche a tutte quelle presenti, l'unica possibilità che gli viene data è una buona uscita con la promessa di non dimenticarsi di loro. Ai meno fortunati, quelli che non hanno ancora il permesso di soggiorno (nonostante la promessa fatta in dicembre dall'assessore al welfare di affiancare le famiglie che lo necessitavano nelle pratiche amministrative per l'ottenimento dei documenti necessari) nessun contributo sarà erogato, per loro è stata prospettata la collocazione nel centro di Accoglienza temporaneo (si fa per dire a Napoli e non solo qui) Deledda che ospita rom in prevalenza rumeni in una situazione molto discutibile. Questo accade sebbene ancora di recente il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, ha espresso preoccupazione per la mancata applicazione della Strategia da un punto di vista sostanziale affermando inoltre che è necessario introdurre delle misure per ‘prevenire l’assenza di alloggio, cessare gli sgomberi forzati e chiudere gli insediamenti e i centri di accoglienza per soli rom esistenti attraverso l’offerta di alternative abitative ordinarie ed effettivamente integrate alle famiglie coinvolte’ ”.

“Queste parole – conclude Pierro - suonano davvero come una presa in giro alla luce di quanto sta accadendo sia alla comunità rom presente in Auditorium e prossima ad essere spedita alla macchia che quella ancora presente a Cupa Perillo che non se la passa meglio, ancora sommersa da rifiuti e rispetto alla quale, stando alle ultime dichiarazioni del Prefetto di Napoli, la minaccia di sgombero sarebbe tutt'altro che scongiurata e in assenza di alcun piano e visione dell'amministrazioni capace di superare precarietà, emergenzialità e monoetnicità lo spettro della caserma Boscariello riecheggia nuovamente”.

L'ultima modifica Venerdì, 13 Aprile 2018 11:59
Redazione

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