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Martedì, 11 Dicembre 2018

Nella foto le barelle nella Utic dell'Ospedale del mare Nella foto le barelle nella Utic dell'Ospedale del mare

INCHIESTE GIUDIZIARIE, BARELLE E CARENZA DI PERSONALE: COSA SUCCEDE NEL "NUOVO" OSPEDALE DEL MARE In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Dic 06, 2018

Inaugurazioni e scandali. Tagli del nastro e inchieste giudiziarie. Barelle, carenze di personale e sindacati sul piede di guerra. Questo è lo scenario dell’Ospedale del Mare a Napoli, il nosocomio nuovo di zecca che non trova pace. Anni di attesa per l’apertura della struttura che scatenò mille polemiche per la sua collocazione sotto la zona rossa a rischio Vesuvio e per i tempi di realizzazione tra sequestri e dissequestri dell’area. E i guai non sono mai finiti dopo l’apertura. Dalla chiusura del reparto per la festa del primario fino agli arresti per gli appalti truccati sulle forniture le cronache di questi mesi hanno messo in luce un sistema contrario al diritto di cura. Ma non finisce qui.

A fine novembre nell’Unità terapia intensiva cardiologica gli operatori sanitari hanno dovuto lavorare con le barelle, almeno 4, posizionate nei corridoi tra fili penzolanti, macchinari adagiati alla meglio e pazienti costretti a stare sotto le luci dei neon. A denunciarlo sono tutte le sigle sindacali che contestano la possibilità che l’ospedale possa diventare un Dea (Dipartimento emergenza accettazione) di II livello. “Le croniche carenze di personale, l'assenza di unità operative specifiche, fondamentali per l’esistenza di un Dipartimento di Emergenza e Accettazione Avanzato, in contrasto tra l’altro, con l’attuale normativa nazionale e regionale, non possono essere in alcun modo accantonate in maniera superficiale, solo per raggiungere un mero obiettivo politico. C'è la responsabilità civile e morale della incolumità di migliaia di cittadini e centinaia di operatori. Nello specifico, è impensabile creare una struttura, basandosi sulle disposizioni di un Decreto Commissariale come il DCA 67/16 anacronistico, che regola il fabbisogno del personale senza alcuna visione programmatica, quando conil D.Lgs 75/2017 si invitano le amministrazioni a provvedere al fabbisogno triennale, in base ad una specifica ed attenta programmazione”: così scrivono in una nota congiunta Cgil, Cisl, Uil, Nursind, Nursing up, Fsi, Ugl e Usb.

 “Le risorse umane attualmente disponibili – continua la nota - sono già insufficienti per le attività di un DEAdi | livello, l’attività clinica esercitata dalla dirigenza medica in PS è garantita attraverso l’istituto dell’ALPI ad integrazione delle carenze del personale deputato e ciò non può e non deve accadere in un ospedale che ambisce ad essere un centro di riferimento regionale, l'arruolamento del personale del comparto è avvenuto svuotando reparti ed ambulatori, con la logica conseguenza di un incremento dei carichi di lavoro con tutti i rischi legati allo stress lavoro correlato”.

“È  inammissibile – aggiungono - che interi turni di servizio vengano coperti con il ricorso al regime di lavoro straordinario, come lo è richiedere turni in reperibilità in numero di gran lunga superiore a quello consentito dall'attuale CCNL. Una distribuzione del personale secondo uno schema 40% 30% 30% nelle corsie, unita a innesti derivanti da mobilità e assunzioni, potrebbe sicuramente consentire una distribuzione dei carichi di lavoro più consona”.

Secondo i sindacati è inoltre impensabile provvedere all'apertura di un DEA di II livello, “in contrasto con l’attuale piano ospedaliero regionale (D.R. 85/2018), il quale prevede la presenza di unità operative complesse come la Terapia Intensiva Neonatale, le chirurgie maxillofacciale, toracica e plastica ed è oltremodo improponibile una guardia attiva per alcune di queste discipline specialistiche che andrebbe nella realtà, solo a simulare la disponibilità di dette strutture”.

Per queste motivazioni, “riteniamo ingiustificato ed estremamente rischioso fare politica con la salute dei cittadini e riterremo responsabile di tutti i fallimenti che questo sistema traballante porterà con sé, chiunque avallerà questa folle decisione”, conclude la nota sindacale.

La vicenda dell’Ospedale del Mare si inserisce in un quadro critico e spesso drammatica in cui versa la sanità campana. Dallo scandalo delle formiche al San Giovanni Bosco fino alla denuncia dei sindacati sui costi delle protesi ortopediche autorizzate dalla Soresa, la centrale degli acquisti della Regione. E ancora restano al palo i tempi delle liste di attesa e le condizioni in cui operano i sanitari del 118. Sono tutte le emergenze a cui devono rispondere quelli che amministrano la sanità in Campania.

L'ultima modifica Giovedì, 06 Dicembre 2018 14:21
Giuseppe Manzo

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