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Domenica, 19 Maggio 2019

IL ROGO DI SAN VALENTINO: NUBE NERA E INTOSSICATI, IN CAMPANIA SITUAZIONE ALLARMANTE In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Feb 14, 2019

Il tam tam corre sui social alle prime luci del mattino. Un rogo spaventoso alza una nube nera sul cielo di Napoli. Ad andare in fiamme è un capannone industriale del gruppo Cerbone: plastica, serramenti e alluminio in fumo spargono veleno in un territorio martoriato dai roghi tossici.

Alcuni residenti degli edifici della zona restano intossicati. Sui gruppi e sulle pagine dei comitati ambientalisti si pubblicano foto del disastro. Gli attivisti sono i primi ad arrivare insieme ai vigili del fuoco. Tanta è la rabbia: “Questa volta al ministro dell'interno toccherà infilare la giacca annerita dal fumo, quella dei cittadini accorsi sotto l'ennesimo incendio in Terra dei Fuochi? Non lo farà”, scrive la rete Stop Biocidio sulla propria pagina facebook.

Tante le domande della Rete Cittadinanza e Comunità: “tra Casoria e Afragola, in terra di nuovi racket e guerra tra bande, prende fuoco un capannone di stoccaggio plastica e alluminio, Gruppo Cerbone. Tutti sul posto, gente allontanata, Arpac in allerta: sentiremo le solite chiacchiere e assisteremo alle solite passerelle? Quanti altri verranno a dirci che dobbiamo impegnarci di più, invece di provare a fare il loro lavoro? Quanti ancora parleranno di "balordi" e non di scenari criminali architettati ad arte dalle fin troppo note forze in gioco? E quanti ancora ci diranno che, nonostante le colonne di fumo nero, è sempre tutto a posto?”

Enzo Tosti, attivista e coautore con Miriam Corongiu del libro “Cercate l’antica madre”, lancia l’ipotesi della natura dolosa e  l’ombra del racket: “in quella zona ci sono nuovi equilibri criminali e Afragola non è più il centro degli affari del vecchio clan Moccia. Il territorio è diventato campo libero di una nuova manovalanza criminale che vuole imporre il racket a imprese e commercianti”.

In realtà gli inquirenti non hanno avanzato nessuna ipotesi e tutte le piste sono battute, da quella dolosa all'incidente fatale. Solo nei prossimi giorni si potranno avere i primi riscontri. 

Il sequestro dei pozzi a Caserta

Intanto sul versante ambientale ieri è stata un’altra giornata drammatica in Campania. Dodici pozzi contaminati sono stati posti sotto sequestro dai carabinieri tra i comuni di Caserta e San Nicola la Strada: in alcuni è stata accertata la presenza di circa 9000 milligrammi per litro di arsenico, una "quantità abnorme" per il procuratore di S. Maria Capua Vetere Maria Antonietta Troncone. Acqua utilizzata per anni per irrigare alcune colture ma anche per i giardini di complessi residenziali; non arriva invece nelle case, che sono allacciate alla normale condotta idrica.

L'area era nota negli anni '60 e '70 come la "piscina rossa": sul fondo di una cava ristagnavano liquami contenenti arsenico e altre sostanze chimiche, residui dell'attività di lavorazione del ferro e del vetro, nei pressi dell'industria Saint Gobain di Caserta. Nella zona, nota come Lo Uttaro, sorgono altre cave trasformate in discarica; la "piscina rossa" negli anni è stata interrata insieme a tonnellate di rifiuti, e sovrastata da abitazioni civili e insediamenti produttivi. In zona c'è un'alta incidenza di tumori.

 

 

L'ultima modifica Giovedì, 14 Febbraio 2019 15:45
Giuseppe Manzo

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