Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 21 Agosto 2019

QUEL "FATTO DI VIGLIENA": NAPOLI EST RICORDA I RIVOLUZIONARI (DIMENTICATI) DEL 1799 In primo piano

Scritto da  Giuseppe Manzo Giu 05, 2019

Quel “fatto di Vigliena”, 220 anni fa. Giovani rivoluzionari difesero le loro idee di libertà fino alla morte nel 1799, quando per sei mesi la Repubblica Napoletana prese il potere. Il Fortino fu l’ultimo baluardo di resistenza contro le milizie del Cardinale Ruffo. In quel luogo, a distanza di oltre due secoli, sarà ricordato con una cerimonia proprio il 13 giugno alle ore 17 presso lo Stradone di Vigliena dall’Istituto degli Studi filosofici, dalla Società napoletana di Storia patria, dal Comitato civico San Giovanni a Teduccio, dal Comune di Napoli, dall’Assise di Palazzo Marigliano e da decine di associazioni e comitati dell’area orientale della città con l’adesione anche dell'Autorità di Sistema del Mar Tirreno Centrale. Per l’occasione l’artista Giuseppe Zinno realizzerà un’opera in ricordo di quei fatti. Ad accompagnarli ci sarà la musica con Carmela Di Costanzao, Enzo Vorraro, Marta Peperna, Gino Protano e tanti altri. 

La storia passa nei quartieri di quella periferia che oggi fa notizia per la faida di camorra, da dove sono partiti i sicari che hanno ferito la piccola Noemi o dove si spara davanti a una scuola materna. La memoria si innalza nell’area più inquinata della città tra ex impianti industriale e multinazionali sotto inchiesta per sversamento di rifiuti tossici. In questo scenario si muove una cittadinanza attiva che vede nel Fortino il simbolo di una battaglia ancora attuale, contro ogni oppressione e tirannia.

Ad aver spinto per una memoria collettiva in questi anni è stato l’impegno di Vincenzo Morreale, già consigliere provinciale e da anni attivista del Comitato civico che scelse proprio il 13 giugno nel 2007 per portare la propria battaglia contro la centrale a Turbogas di Vigliena, a pochi passi dal “Forte”.

Quel luogo è ancora un riferimento civile e morale ed è per questo che la commemorazione per toglierlo dall’abbandono in cui versa diventa un simbolo delle battaglie di oggi.

L’abbandono

Morreale ha recuperato atti e pubblicazioni in cui si racconta quella resistenza. Uno di questi è Francesco Lomonaco, patriota ed intellettuale meridionale che nel commentare le Vicende del Forte di Vigliena scrisse: «Il Primo che innalzò lo stendardo dell’eroismo fu Francesco Martelli. Costui, quando vide che il forte non potea più resistere, disse a’ suoi compagni: “Bisogna morire liberi piuttosto che sopravvivere alla servitù” Sicchè egli stesso accese la polvere, la quale colla sua esplosione rovesciò le mura della rôcca. Chi guardando le rovine di Viglieno, non sarà preso di ammirazione, è un essere che non è nato per la gloria; è un uomo a cui la schiavitù ha tolta la facoltà di pensare, e di sentire”. 

Le cronache parlamentari del periodo giugno-dicembre 1891 riportano la proposta di legge, di cui fu primo firmatario l’onorevole Matteo Renato Imbriani Poerio, recante un solo articolo col quale si affermava che: "Il fortino Vigliena è dichiarato monumento nazionale” perché “il periodo gloriosissimo della Repubblica partenopea, che, si può affermare, fu l'inizio della risurrezione d'Italia, ebbe il suo epilogo nel fatto del fortino di Vigliena”.

Gli atti parlamentari raccontano ancora che, novanta anni dopo, l’onorevole Antonio Parlato presentò tra il 1980 e il 1988 quattro interrogazioni per chiedere il recupero del “fortino di Vigliena”. Pure questo tentativo cadde nel vuoto e solo con le commemorazione del Bicentenario del 1999 si ripropose la questione

Un riferimento popolare per tutto il Sud

Si arriva ad oggi e all’evento del prossimo 13 giugno con l’affissione della lapide commemorativa. Per Morreale “nel Forte di Vigliena c’è una pagina della storia meridionale. È toccante perché quei rivoluzionari erano giovani e c’erano anche le donne a combattere, tra cui tanti intellettuali calabresi. Eppure questo Forte è stato sempre abbandonato come ricorda Imbriani, perché ‘quelli del petrolio’ lo vogliono prendere”.

Un filo rosso lega le epoche di un territorio su cui gravano interessi economici potenti per tutta la città:  “questa zona ha sempre avuto mire speculative e non si riuscì mai a realizzare il monumento storico. Ma l’abbandono è dovuto anche a un fatto simbolico di riscatto del Sud”. Anche in questo caso ritorna il tema di un Mezzogiorno che non deve fare notizia quando fa cultura e quando rivendica il proprio patrimonio civile e morale.

“Abbiamo avuto difficoltà pure a mettere una lapide – conclude Morreale” e oggi questo luogo è un presidio democratico che è ancora al centro di un processo di trasformazione urbana legata all’area portuale. Il porto è, inoltre, obbligato a recuperarlo come previsto dai lavori di ampliamento e invece versa ancora in queste condizioni. Il Forte è un’oasi che si lega al contesto attuale: la memoria continua la battaglia di quei valori”

L'ultima modifica Mercoledì, 05 Giugno 2019 14:43
Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

Lascia un commento

Assicurarsi di inserire tutte le informazioni necessarie, indicate da un asterisco (*). Il codice HTML non è consentito.

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Agosto 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31