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Lunedì, 14 Ottobre 2019

OCCUPAZIONE: LA COOPERAZIONE EMILIANA SFIDA LA CRISI

Scritto da  Giuseppe Manzo Mar 04, 2014

Analisi di Unioncamere Emilia-Romagna, incollaborazione con le Camere di commercio della regione e con Gruppo Clas, resa possibile dalla banca dati Smail: mentre complessiva in Emilia-Romagna cala, aumenta quella riferita al sistema della cooperazione con il +3% rispetto al 2008. Alberani: "legge regionale storica occasione"

Negli ultimi cinque anni l'occupazione complessiva in Emilia-Romagna cala, mentre aumenta quella riferita al sistema della cooperazione, che resiste anche in riferimento al 2013. Questa la principale indicazione che emerge da un'analisi di Unioncamere Emilia-Romagna, incollaborazione con le Camere di commercio della regione e con Gruppo Clas, resa possibile dalla banca dati Smail.

A metà 2013 l'occupazione delle cooperative emiliano romagnole (che contano circa 5.600 unità con 174.800 addetti) è aumentata di oltre il 3% rispetto al giugno 2008, a fronte di una variazione complessiva a livello regionale del -3,8%); la quota di occupazione delle cooperative sul totale delle imprese è passata dal 10% all'11%. Nello stesso periodo il numero di imprese cooperative è aumentato di oltre il 5%, passando da 5.300 a quasi 5.600 unità, mentre il numero totale di imprese attive in regione si è ridotto (-1,9%). Il diverso andamento è stato senza dubbio favorito dal fatto - rileva l'analisi di Unioncamere - che le imprese della cooperazione operano prevalentemente nei servizi, nei quali è collocato il 73% dei loro addetti. Tra questi, emergono, per dimensione assoluta, sanità e assistenza sociale (28.600 addetti), poi trasporti e logistica (23.600), servizi di pulizia e altri servizi operativi (22.500) e dal commercio (18.600). Le cooperative industriali occupano 27.700 addetti e quelle agricole 10.800. A livello settoriale si riscontrano alcune variazioni piuttosto marcate, sia in aumento (altri servizi alle persone +15%, sanità e assistenza +11%, industria +7%, servizi di pulizia e altri servizi operativi +6 che in diminuzione (trasporti e logistica -10%, costruzioni -13. Per quanto riguarda il settore del credito, il forte incremento tra 2008 e 2013 (+32 riflette alcune acquisizioni da parte di imprese cooperative di aziende con altra forma giuridica (in particolare la riorganizzazione di Banco Popolare).

Di rilievo, poi, l'incremento evidenziato dalle cooperative sociali, passate nell'ultimo quinquennio da 838 a 936 imprese e da 34.600 a 38.800 addetti, con incrementi nell'ordine del 12%. Le cooperative sociali operano in larga maggioranza nel campo sanitario-assistenziale ed educativo (tipo A), comparto in cui

si concentra il 60% delle imprese e il 72% degli addetti. Nell'ultimo anno (giugno 2012-giugno 2013), l'occupazione nelle cooperative si è leggermente ridotta (-0,5%), mentre la flessione relativa al complesso delle imprese supera il -2%. La variazione delle cooperative sociali resta invece positiva (+0,5%). Tra i diversi settori si registrano variazioni occupazionali prevalentemente negative ma generalmente inferiori al mezzo punto percentuale. Fanno eccezione i trasporti e la logistica (-2,4%), gli 'altri servizi alle persone' (-2,1%) e i servizi avanzati (-0,8%). L'industria e la sanità mostrano invece variazioni positive (+0,7% e +0,3). 

Alberani: legge regionale occasione storica

Buoni dati che non nascondono le preoccupazioni per il futuro. Con un'occasione ''storica e irripetibile'' da non perdere data dalla proposta di Legge regionale sulla cooperazione sociale recentemente presentata in Commissione. E' questa, in sintesi, la posizione di Legacoopsociali Emilia-Romagna, il cui responsabile regionale Alberto Alberani ha commentato dati della cooperazione sociale emerse dall'analisi di Unioncamere in collaborazione con le Camere di commercio della regione e con Gruppo Class, resa possibile dalla banca dati Smail. ''Le cooperative sociali - ha spiegato Alberani in una nota - operano prevalentemente con Pubbliche amministrazioni che in questi anni di crisi, grazie alle scelte fatte, non hanno intrapreso la via dei tagli lineari, ma quella dell'ottimizzazione dei servizi. Una sfida che è stata raccolta pienamente dalle coop sociali che, non essendo condizionate da burocrazie e ingessature varie proprie delle gestioni pubbliche, hanno saputo ottimizzare e riorganizzare i servizi garantendo la qualità a costi adeguati''. Dati positivi che però non nascondono le preoccupazioni per il futuro: ''In particolare - ha spiegato - l'accreditamento provvisorio dei servizi rivolti a persone disabili e anziane sta esaurendo la sperimentazione e per procedere con l'accreditamento definitivo è necessario che la Regione riveda (dopo la sperimentazione) i requisiti e le tariffe''. 

Redazione

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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