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Sabato, 20 Aprile 2019

LEGGE COOP SOCIALI: "PASSO IN AVANTI MA SERVIVA PIÙ CORAGGIO"

Scritto da  Giuseppe Manzo Lug 22, 2014

Dopo l'approvazione della nuova legge regionale per la "Promozione e lo sviluppo della Cooperazione Sociale" da parte dell'Assemblea Legislativa arriva la soddisfazione a metà dell'Alleanza delle Cooperative Italiane dell'Emilia-Romagna : "Un testo che registra notevoli passi avanti, ma che poteva essere più coraggioso dal punto di vista dell'innovazione, anche alla luce delle linee guida sul terzo settore presentate dal Governo".

L'Emilia Romagna vede la presenza di 920 cooperative sociali con 2.530 unità locali e 37.646 dipendenti, con una crescita di +16,2% nel quinquennio 2007-2012. Il 77% degli addetti è assunto con contratto a tempo indeterminato, il 76% è composto da donne, l'8% dei dipendenti appartiene a categorie svantaggiate.

Nello specifico, delle 824 cooperative sociali che hanno sede in regione (le altre 96 hanno sede fuori) risultano 485 cooperative di tipo A con 27.000 addetti, 188 di tipo B con 3.900 addetti, 114 A+B con 6.255 addetti e 37 consorzi con 444 addetti.

Nelle cooperative di Tipo B il numero di lavoratori svantaggiati arriva al 40% del totale (3.000 su 8.000), ben al di sopra della soglia del 30% stabilita dalla legge 381, senza contare le categorie di debolezza sociale che non rientrano nella definizione di svantaggio (ad es. donne, immigrati, ecc..) e che qui, più che nelle altre tipologie di imprese, trovano collocazione Il 77% di queste cooperative ha convenzioni con Enti locali o Istituzioni pubbliche e da queste deriva l'88% delle loro entrate.

"L'approvazione della legge avviene dopo un lungo percorso di confronto e di ascolto recependo i cambiamenti avvenuti in questi 20 anni che hanno visto aumentare il protagonismo e il ruolo della cooperazione sociale in Emilia Romagna. Sono numeri significativi che richiedevano una nuova normativa, come quella approvata, che presenta positive novità".

La legge prevede che la "cooperazione sociale viene riconosciuta soggetto con funzione pubblica che partecipa alla progettazione e alla gestione dei servizi: basti ricordare che oltre il 70% dei servizi rivolti alle persone anziane e disabili è gestito da cooperative sociali e oltre il 40% degli asili nido sono gestiti da cooperative sociali; prevede nuove forme di rapporto fra Pubbliche Amministrazione e cooperative sociali di inserimento lavorativo attraverso l'utilizzo delle clausole sociale e gli affidamenti sotto soglia (le coop sociali di "tipo b") riconoscendo a queste cooperative una importante funzione sociale, in particolare nel favorire inclusione sociale attraverso il lavoro alle persone svantaggiate e alle fasce deboli che, purtroppo, aumentano anche a causa della crisi economica; la rivisitazione delle modalità di iscrizione all'albo dovrebbe garantire un maggior controllo e contrasto alla cooperazione "spuria" che utilizza la dicitura Cooperativa sociale solamente per vantaggi fiscali o economici senza rendicontare il valore sociale aggiunto realizzato; alcuni interventi di sostegno sosterranno il consolidamento della cooperazione sociale; in particolare, la costituzione del fondo rischi consortili, l'affidamento dei beni immobili e la possibilità di utilizzo della centrale acquisti regionali"

Agli aspetti positivi l'Alleanza delle cooperative aggiunge alcune critiche: "la legge non ci esime tuttavia dall'esprimere perplessità per l'assenza di concreti sostegni finanziari che potevano esprimersi con una riduzione dell'Irap così come avvenuto in altre Regioni. A cui si aggiunge la privazione, rispetto alla precedente legge, di misure di sostegno diretto agli investimenti. Esprimiamo anche perplessità in relazione alla composizione della Commissione regionale della cooperazione sociale che corre il rischio di diventare un inutile luogo di concertazione fra diversi soggetti piuttosto che un utile strumento di consultazione. Conclusione a cui si era già arrivati nella precedente legislatura adottando le necessarie misure legislative".

L'Alleanza sottolinea la "totale scomparsa rispetto al progetto di legge della parola programmazione e della pressoché totale assenza della parola sussidiarietà tra le funzioni condivise dalla cooperazione sociale molto citate anche nel "Decreto legge di riforma del terzo settore" licenziato recentemente dal Governo".

Come ogni legge, "le parole inserite nei testi sono interpretabili e si tradurranno in scelte e azioni; anche in vista della prossima scadenza elettorale regionale non ci sottrarremo al dibattito politico formulando riflessioni e proposte in merito al rapporto fra cooperazione sociale e Pubbliche Amministrazioni".

In conclusione, per le centrali cooperative "si tratta di un testo che per la cooperazione registra notevoli passi avanti, ma che poteva essere più coraggioso dal punto di vista dell'innovazione, anche alla luce delle "linee guida sul terzo settore presentate dal Governo. Nei prossimi mesi valuteremo l'effetto della legge cercando di comprendere i benefici effetti per le cooperative anche alla luce degli atti che dovranno essere licenziati nei 90 giorni successivi all'approvazione".

Redazione Emilia Romagna

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

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