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PARMA, UN QUADERNO D'IDENTITÀ PER L'OPERATORE SOCIALE

Scritto da  Giuseppe Manzo Set 19, 2014

Il progetto ha interessato gli operatori dei servizi educativi rivolti a minori, disabili e persone con disagio mentale, in un percorso di incontri durato 3 anni, finalizzato ad implementare le loro competenze. È l'esito di un audit interno di coop sociale Proges

E' stato presentato presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università degli Studi di Parma, il "Quaderno dell'Identità dell'Operatore Sociale", esito di un lungo percorso di formazione e audit interno della Cooperativa Proges.

Il progetto ha interessato gli operatori dei servizi educativi rivolti a minori, disabili e persone con disagio mentale, in un percorso di incontri durato 3 anni, finalizzato ad implementare le loro competenze in particolare nella relazione con i familiari degli utenti, ma più in generale riguardo a tutte quelle competenze di relazione che ne implementano coerenza ed efficacia.

"Tutto il nostro welfare sociale è fortemente improntato alla relazione – ha dichiarato Antonio Costantino, Presidente di Proges – soprattutto quello rivolto a soggetti deboli come i minori, i portatori di handicap, o di disagio psichico: in questi servizi tutti gli interventi di cura, tutti i progetti sostegno e di recupero che mettiamo in campo passano innanzitutto attraverso la relazione con la singola persona e con il suo contesto famigliare. Per questo l'Operatore sociale è il cuore di questi servizi, perché è la figura che da continuità a tutti i momenti (che possono essere la scuola o il lavoro, il percorso psicoterapeutico o qualsiasi attività educativa o di socializzazione), è la figura che tiene insieme e da coerenza nel vissuto quotidiano a tutti gli interventi e gli stimoli che arrivano alla persona che curiamo".

Da questo percorso nasce il "Quaderno dell'Identità", un racconto polifonico che racchiude in sé le risposte alle svariate domande implicite al lavoro dell'Operatore Sociale: "Chi sono gli operatori, gli educatori, le persone impegnate nei mestieri della cura alla persona? Sono riconosciuti nel loro ambito professionale e in quello della società più in generale? Cosa dicono di se stessi? Come rispondono alle ridefinizioni del welfare?"

Uno strumento, dunque, utile agli operatori stessi per poter costruire con gli utenti e le loro famiglie un rapporto corretto, coerente ed efficace attraverso la definizione precisa del proprio ruolo, ossia quello di una figura professionale qualificata, formata e preparata, in grado di collaborare con le equipe delle strutture in cui si svolgono attività di prevenzione, sostegno, cura ed integrazione a favore dei vari ambiti del sociale e per questo sempre più necessaria ed insostituibile.

"Era chiaro fin da subito − sottolinea Gaetana Capelli, Project leader Proges − che non sarebbe stato possibile dare definizioni precise e, quindi, restrittive del ruolo, ma ci siamo chiesti se fosse possibile individuare tracce comuni: luoghi, parole, esperienze che potessero aiutare a definire un'identità dell'operatore. Per questo, il lavoro si è concentrato sul portare a galla le competenze necessarie, delle criticità incontrate: insomma, le voci e le parole del lavoro "raccolte" sul campo".

Durante l'incontro, moderato da Alberto Alberani, Responsabile cooperazione sociale di Legacoop Emilia Romagna, sono intervenuti Antonio Costantino, Presidente di Proges, Marco Papotti, Responsabile Linea Socio-Educativa Proges, Mario Lanzafame, Ricercatore storico sociale, Gaetana Capelli, Project leader Proges, Francesco Mion, Coordinatore Area Disabilità/Salute Mentale Proges, Dott. Pietro Pellegrini, Direttore Dipartimento Assistenziale Integrato di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche Ausl di Parma, Dott.ssa Laura Rossi, Assessore Politiche Sociali Comune di Parma e Annalisa Gabbi, Presidente Associazione Fa.Ce. Onlus.

Redazione Emilia Romagna

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Giuseppe Manzo

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