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Mercoledì, 17 Luglio 2019

NEVE, CRONACA SEMISERIA DI UN WEEKEND DI ORDINARIA FOLLIA

Scritto da  Giuseppe Manzo Feb 13, 2015

Una settimana fa l'Emilia Romagna è stata colpita da neve, freddo e gelo. Per giorni i cittadini hanno subito disagi con blackout e mancanza di acqua, mentre si contano ancora i danni. Anche a Bologna è arrivata la nostra Bigsnow e un amministratore di un piccolo comune della provincia ha voluto raccontarci cosa è successo

La settimana scorsa l'Emilia Romagna è stata colpita da un'ondata di neve, pioggia e gelo. Tanti i disagi per i cittadini e in campo tanti amministratori di piccoli comuni, che in piena emergenza e da soli, hanno fronteggiato la "bigsnow" nostrana tra proteste e insulti sul web. Uno di loro di un comune della provincia di Bologna ha deciso di voler raccontare come è andata restando rigorosamente anonimo perché "ogni amministratore di quella realtà può immedesimarsi in questa breve testimonianza"

Volutamente non dirò chi sono, volutamente non citerò il mio Comune, non perché temo le parole che scrivo ma perché ogni amministratore, ogni realtà dei 28 Comuni della Provincia di Bologna può immedesimarsi in questa breve testimonianza, perché tutti abbiamo fatto il meglio che si poteva fare in una situazione senza precedenti negli ultimi quarant'anni. Perché da qui occorre partire, una nevicata e un'interruzione elettrica di questo tipo la si ricorda alla fine degli anni '70, nel 1977 per precisione.

L'allerta meteo c'era, c'è chi obietta. Sì, ma purtroppo nessuno può prevedere il tipo di neve che cadrà: sarà leggera? Sarà pesante e bagnata? Non per niente chi vive al Nord, quello vero, i Paesi Scandinavi o la Groenlandia ha un lessico che prevede più parole che indicano la neve, che la descrivono. Ma non era questo il punto, almeno, non sarebbe stato solo questo.

Noi sapevamo unicamente che sarebbe nevicato, probabilmente parecchio. Alcuni Comuni hanno scelto il giovedì di chiudere le scuole per il giorno seguente, e cominciamo con le prime critiche perché si interrompe un servizio, i genitori non sanno dove mettere i bambini, come si fa?, è una scelta parac***. Altri hanno pensato di riuscire a garantire comunque la funzionalità delle scuole per poi, invece, chiuderle il giorno seguente, quando ci siamo svegliati con mezzo metro di neve e più, a seconda delle altitudini. E mancava la luce. Ma nessuno si poteva aspettare quanto e per quanto tempo avrebbe potuto mancare; le notizie hanno cominciato ad arrivare dai dipendenti e dai mezzi spalaneve e spargisale che dalla mattina prestissimo erano al lavoro sul territorio: alberi e pali dell'Enel caduti un po' ovunque che bloccavano le strade o le rendevano comunque inagibili. Da Enel nessuna notizia.

Si istituisce in ogni Comune un Centro Operativo, ogni dipendente al lavoro nelle condizioni date. E le condizioni date, spesso, erano essere vittime del balckout globale anche come Comune, saltati i sistemi comunicativi, la rete, tutto. Quantomeno fino al venerdì pomeriggio quando Enel è riuscito a riattivare la corrente elettrica nei maggiori centri abitati e i centralini comunali, messi a disposizione 24 ore su 24, hanno iniziato a squillare ininterrottamente. Tra venerdì e sabato, nella provincia di Bologna, erano senza corrente circa 38.000 utenze. E sottolineo utenze, non persone. Le utenze rappresentano le famiglie, per contare quanti cittadini questo numero va moltiplicato per due, per te, per quattro.

Sindaci ogni sei ore in Prefettura per aggiornamenti, ma di risposte davvero poche. Lo si è letto sui giornali, non dico nulla di nuovo, Enel con le Amministrazioni fondamentalmente non parlava. La Polizia Municipale, che coordina, in questi casi, le operazioni aveva la stesso numero di centralino di tutti i cittadini con cui rapportarsi. È possibile, è ragionevole? Mi sento di dire molto serenamente che no, non è possibile. Poi probabilmente con un danno così esteso non avrebbero saputo comunque dare informazioni molto più precise, ma non è questo il punto. Il punto è che i Comuni sono stati abbandonati a loro stessi. Niente protezione civile, se non chi l'aveva sul territorio fortunatamente, niente di niente. Ognuno si è organizzato come ha potuto, e non mi vergogno di usare questo termine: quando i dipendenti comunali non sono un numero adeguato si fa proprio così.

Come si garantisce tutto con, che so, quattro operai della squadra esterna su 150km di strade, per dire? Con una decina di vigili che, oltre a presidiare h24 il centro operativo, devono anche andare per il territorio? Spiace dirlo, ma si gestisce col buon senso, la buona volontà e piani che ogni Comune ha ma che non possono coprire responsabilità altrui. Per intenderci, un operaio del Comune non può aggiustare i tralicci elettrici. È elementare, ma in momenti come questi anche le cose elementari saltano.

Cos'è successo? È venuto giù il mondo, si potrebbe sintetizzare con una frase metaforica. Caduti, tranciati, rotti i cavi dell'alta, media, bassa tensione su 28 Comuni. Quindi famiglie, negozianti, tutti senza corrente e senza corrente significa senza luce, senza riscaldamento, senza telefoni, né fissi né cellulari, freezer che non funzionano, significa senza acqua, anche. Non perché le tubature dell'acqua fossero danneggiate ma perché l'assenza dell'elettricità faceva sì che non si riempissero le pompe e le cisterne d'acqua che nei territori alimentano l'acquedotto, che anche il grande potabilizzatore in Val di Setta che dà acqua a tutta Bologna non riuscisse a funzionare come avrebbe dovuto.

Senza informazioni si è iniziato a lavorare come matti, devo dirlo, già dal venerdì. Gli spalaneve che pulivano le strade dove si riusciva ad andare, operai che segavano alberi nelle strade per poter garantire il successivo passaggio delle squadre di Enel e degli spalaneve stessi. "Come mai la mia strada non è stata pulita?". Gli alberi non hanno permesso agli spalaneve di arrivare subito. Prima si tolgono gli alberi abbattuti poi riescono a passare i mezzi. Come dicevo, l'elementare sfugge in situazioni come queste.

Squadre di Enel provenienti da tutta Italia hanno cominciato a comparire sui territori, lavorando a mani nude nella neve, arrampicandosi ovunque, dormendo anche in furgone per giorni, per ripristinare la corrente. E ci siamo messi in gioco tutti. Dipendenti e amministratori: abbiamo organizzato il centro di prima accoglienza (di cui nessuno ha voluto usufruire perché non si vuole lasciare la propria casa abbandonata, ma anche perché "non vorrà mica che io mi mischi agli altri?!"); assessori che hanno girato per giorni il territorio distribuendo scorte di acqua, con megafono laddove non andavano telefoni e internet per dare qualche informazione in più, prendendosi tutti gli insulti possibili perché il cittadino ti vede come l'Ente più vicino, non sta a guardare se è roba di tua competenza o meno e ci sta. Ci stanno anche gli insulti di persone esasperate, al freddo per tre, quattro giorni.

Ci stanno le preoccupazioni più impensabili "Io ho un acquario, mi stanno morendo i pesci...", quelle davanti a cui rimani senza saper bene cosa dire, quelli che "Adesso vado a dormire a casa del Sindaco!" senza pensare che anche il Sindaco, gli assessori, i dipendenti comunali erano nella stessa situazione e stavano comunque lavorando per tutti. C'è da dire grazie per questo? No. È dovere. Eppure, oltre agli insulti, molte persone lo hanno fatto, ci hanno ringraziato, facendo davvero comunità, rendendosi conto che si stava facendo tutto il possibile, rendendosi conto che il problema era più vasto e allo stesso tempo che davvero il mondo non finisce sul confine del Comune. O di casa propria.

Com'è potuto succedere tutto questo? Probabilmente c'è un problema di manutenzione da parte di Enel delle sue strutture e una carenza di personale in una situazione del genere. Ma tutti gli alberi che sono caduti portandosi dietro qualsiasi cosa, di chi sono? Molti del demanio e quindi c'è una carenza di manutenzione da parte dello Stato che non è il Comune, spiace dirlo a tutti quelli che "se potavano gli acaci lungo il fiume non succedeva niente". Molti, invece, sono dei privati. Di quegli stessi privati che sono rimasti in condizione di disagio a lungo. Quegli stessi privati che ci insultavano, che adesso faranno, anche giustamente, classaction e che vogliono delle risposte. E ci sta, ci sta questo desiderio di risposte se governato, se non diventa la folla inferocita che vuole una testa per forza. Perché non si risolvono così i problemi. Perché come ha detto un assessore a un cittadino "la nevicata era prevista, ma non possiamo prevedere anche dove cadranno gli alberi".

Però se tutti facessimo la nostra parte, se tutti avessimo fatto la nostra parte, forse il disagio sarebbe stato meno devastante. Un po' come nel gioco del domino, bastano alcune tessere che cadono e abbattono, di conseguenza, tutte le altre ancora in piedi.

Prossime tappe: contare i danni. Liberare le strade da rami alberi e tutto quello che ancora giace ovunque, sembra che gli alberi siano piovuti, è uno spettacolo raccapricciante. Enel continua a lavorare per le situazioni in cui la corrente è tornata ma solo grazie a generatori, non in maniera stabile. I comuni stanno valutando se e come procedere in una azione legale contro Enel e organizzano assemblee con i cittadini e Federconsumatori per dare informazioni ai singoli su come procedere, per chi vorrà.

Poi? Poi forse sarà il caso di parlare di cambiamenti climatici dovuti al nostro stile di vita. Perché abbiamo vogliamo tutti le nostre comodità, ma signori... siamo in trincea e non lo sappiamo.

P.S. Meriterebbe un articolo a parte la violenza del web che non mi ha fatto dormire la notte!

Un anonimo amministratore della provincia di Bologna

@nelpaeseit

Giuseppe Manzo

Giuseppe Manzo

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