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Martedì, 21 Maggio 2019

NIDI E INFANZIA, IL DIBATTITO IN EMILIA ROMAGNA

Scritto da  Redazione Apr 22, 2015

Sulle pagine del Corriere di Bologna si è aperto il dibattito sugli asili nido. Dopo la proposta dell'assessore Elisabetta Gualmini arriva la replica di Alberto Alberani, responsabile Legacoopsociali Emilia Romagna: "Il nostro lavoro sull'infanzia nei nidi è riconosciuto perché è di qualità, al di là del soggetto gestore"

Toc toc. Battiamo un colpo, anzi due, e cogliamo al volo la proposta dell'assessore Elisabetta Gualmini di aprire una riflessione sul futuro dei servizi alla prima infanzia. Come cooperazione sociale, anche per legge, svolgiamo funzione pubblica (con buona pace per chi ci vuole etichettarci solo come privati) e già segnalammo durante il precedente mandato gli scricchiolii del sistema mentre pitturavamo «il trittico». Così chiamammo le tre azioni che intraprendemmo: le modifiche alla legge regionale, ai requisiti per il funzionamento, la modalità per riconoscere la qualità.

Riforme importanti frutto di un condiviso e positivo lavoro di maquillage sull'esistente, consapevoli però che non stavamo intervenendo sulle fondamenta del sistema. E allora ben venga l'apertura di questa riflessione che auspichiamo si realizzi mantenendo alcune accortezze. La prioritaria attiene al tema della qualità. Per garantire servizi di qualità ai bambini e alle famiglie è indispensabile accettare che la qualità ha un costo. Mi piace spesso ricordare che all'estero, oltre che per il Parmigiano e la Ferrari, siamo conosciuti per i nidi. Ma il Parmesan non è il Parmigiano (e quindi ha un costo inferiore) e se la Ferrari vuole battere la Mercedes necessità di professionalità e competenze di qualità, che costano. Il nostro lavoro sull'infanzia nei nidi è riconosciuto perché è di qualità, al di là del soggetto gestore; una qualità particolare che si crea grazie al lavoro dei professionisti, agli spazi di vita delle strutture, agli orari e ad altre variabili che naturalmente determinano un costo.

Un'altra cosa sono i baby parking, le babysitter e altre attività. Se partiamo dal ritornello che dobbiamo cambiare perché «non ci sono più soldi» possiamo evitare di perdere del tempo. Il cambiamento che facemmo quando politicamente investimmo sulla prima infanzia (e inventammo altri servizi) partiva dalle esigenze dei bambini e delle famiglie ed è questo il più importante aggiornamento che come comunità dobbiamo fare oggi affrontando il tema costiqualità laicamente e senza pregiudizi ideologici e strumentalizzazioni politiche. Infine, condividiamo la riflessione dell' Assessore Marilena Pillati. Il decreto legge 2994 presentato il 27 marzo (riforma «la Buona scuola») all' interno presenta la delega a realizzare servizi 0-6 nei prossimi 18 mesi. Forse è bene collegare le riflessioni regionali ai percorsi nazionali, consapevoli che probabilmente come Emilia-Romagna possiamo ancora rappresentare eccellenze che possono essere messe a disposizione.

Apriamo presto, quindi, un luogo di confronto e di discussione che partendo dal confronto e dall'esempio delle attuali buone pratiche provi a prefigurare gli scenari futuri per rispondere adeguatamente ai bisogni dei bambini e delle famiglie.

 

Alberto Alberani (Corriere Bologna, 22 aprile 2015)
Responsabile Legacoopsociali Emilia Romagna

@nelpaeseit

 
 
 
Redazione

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