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Sabato, 20 Ottobre 2018

Foto Sandro Nardi Foto Sandro Nardi

TEATRO E SALUTE MENTALE: A REGGIO EMILIA "UN LIBRO, UN FILM" NEL NOME DI BASAGLIA In primo piano

Scritto da  Redazione Set 25, 2018

Nell'ambito della XIII Settimana della salute mentale a Reggio Emilia, sabato 29 settembre al Cinema Cristallo, in Piazza Vallisneri, si svolgerà "Un libro, un film" per raccontare con parole e immagini il Progetto di Teatro e Salute Mentale curato a Reggio Emilia da Festina Lente Teatro in collaborazione con AUSL Dipartimento di Salute Mentale e Fondazione I TEATRI.

Alle ore 17.30 sarà presentato il libro A TEATRO. IN COMPAGNIA alla presenza della curatrice Bruna Zani insieme allo psichiatra Lucio Pederzoli. Alleore 18.30 seguirà la proiezione del film documentario LA VITA NON SA DI NOMI di Andreina Garella e Giovanna Poldi Allai, che racconta il progetto di teatro e salute mentale che dal 2001 Festina Lente svolge con una compagnia di attori fuori dagli schemi.

Il libro A TEATRO. IN COMPAGNIA (2017, Edizioni Pendragon) descrive lo sviluppo di un movimento unico in Italia (e per dimensioni probabilmente unico al mondo) costituito da progetti locali tra loro molto diversi, sorti spontaneamente all'interno o su impulso dei dipartimenti di salute mentale nella Regione Emilia-Romagna. A ciascuna delle tre esperienze maggiori (Arte e Salute di Bologna, 17 Dirigibile di Forlì e Festina Lente Teatro di Reggio Emilia) è dedicato un capitolo nel quale vengono efficacemente messe in luce le caratteristiche del progetto, lo snodarsi della storia, le finalità e le metodologie adottate, le realizzazioni ed anche i limiti riscontrati. A cosa serve fare teatro per chi ha problemi di salute mentale? È utile? Cambia le sorti dell'utente? Che riscontro offre agli operatori sanitari? Cambia il modo di operare dei servizi? E che cosa offre agli operatori teatrali? A queste domande, ricorrenti nella storia dei servizi degli ultimi vent'anni, risponde la seconda parte del libro. Si tratta di una sintesi di tre distinte indagini scientifiche condotte a partire dal 2014 sui partecipanti alle esperienze delle tre compagnie sopra riportate. Un libro che segna una tappa importante nella storia del movimento dei Teatri della Salute Mentale e che apre la strada ad ulteriori e più sofisticate indagini sui meccanismi di generazione della salute attraverso le arti.

Il film documentario "La vita non sa di nomi" di Andreina Garella e Giovanna Poldi Allai, una produzione Festina Lente Teatro e Giovanna Poldi Allai, realizzata con il contributo di Azienda USL di Reggio Emilia e grazie al finanziamento collettivo BeCrowdy, nasce dall'incontro tra le due registe per raccogliere la memoria di un'esperienza teatrale e umana unica. Un documentario surreale e poetico che racconta il progetto teatrale che dal 2002 a Reggio Emilia coinvolge un gruppo di persone con fragilità e disagio psichico seguite dal Dipartimento di Salute Mentale della Sanità Pubblica, alcuni operatori sanitari e i cittadini vogliosi di partecipare. Una realtà artistica nata dal disagio e dall'esclusione, una compagnia fuori dall'ordinario, in grado di emozionare e interrogare gli spettatori.

Cosa significa andare in scena sul palcoscenico della vita? È la domanda a cui tutti i protagonisti tentano di dare una risposta. Le più diverse individualità sono valorizzate e ognuno trova le sue ragioni e i suoi modi per esserci e per partecipare con determinazione e con coraggio sgretolando lo stigma, etichetta troppo sbrigativa che viene appiccicata a chi è diverso. La Compagnia mostra la sua fragilità, senza vergogna, mostra altri modi di stare al mondo. Dove sta la follia? E la ragione? Regista e attori sono troppo impegnati in corse pazze, nel lanciare mazzi di fiori, nel rubarsi la corona dalla testa, nel recitare ricette di cucina e nell'interrogarsi su vertiginose questioni filosofiche, per farci annoiare in inutili classificazioni e graduatorie.

“Abbiamo scelto di intrecciare diversi livelli narrativi, per questo il film è molto caratterizzato dal montaggio. Ci sono i ritratti degli attori, possiamo sentire le loro riflessioni ma nell'immagine essi tacciono e guardano lo spettatore, sui loro visi possiamo leggere le emozioni e i pensieri che li attraversano, espressioni del volto in dialogo con le parole che vengono dette. Abbiamo utilizzato il materiale d'archivio di alcuni spettacoli, che non viene utilizzato però come un archivio classico, cioè come prova documentaria, ma alcuni brani di spettacoli sono stati inseriti nel montaggio come puri, colorati, luminosi frammenti di teatro, su sfondo nero. Abbiamo scelto come riferimento estetico il cinema delle origini, per la semplicità delle inquadrature, l'assenza di movimenti di macchina e l'ingenuità giocosa dei trucchi. Abbiamo utilizzato tutti questi aspetti dell'antico artigianato cinematografico, tanto in alcune scene girate in teatro quanto in quelle girate nella piazza e anche in occasione dei ritratti”. Tutto questo a quarant'anni dalla legge Basaglia.

 

L'ultima modifica Martedì, 25 Settembre 2018 13:51
Redazione

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