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Mercoledì, 11 Dicembre 2019

TRIESTE E LA LIBERTÀ DI PAROLA: UNA RISPOSTA AL SINDACO

Scritto da  Redazione Ago 26, 2016

Alessandro Metz risponde al primo cittadino Roberto Dipiazza che in video in un video aveva invitato Pino Roveredo, scrittore vincitore del premio Campiello, a stare zitto: “questo messaggio è proprio il contrario di quello che nei nostri progetti sociali, in particolare con i più giovani, facciamo quotidianamente”.

Libertà di parola è il nome di un progetto che assieme a Pino Roveredo per alcuni anni abbiamo portato nelle scuole. L'obiettivo era quello di dare parola e libertà agli studenti, dopo aver fatto uscire gli insegnanti, su temi di solito “negati” nelle aule scolastiche. Quella libertà permetteva di parlare di sessualità e affetto, di sostanze e dipendenze, di malattie sessualmente trasmissibili ma anche di qualsiasi altra tematica emergesse, tramite l'anonimato di uno scritto su un postit, e discuterne assieme tra tutti e tutte.

Diventa paradossale quindi che oggi il tentativo di negare questa libertà di parola venga agita proprio nei confronti di Pino Roveredo dal Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza.

Antefatto: Roveredo è uno degli scrittori maggiormente conosciuti a livello nazionale, un premio Campiello, conosciuto anche come lo “scrittore del sociale”, che racconta nei suoi romanzi di chi è inciampato nella vita. Racconta di persone, e di carcere e di manicomio e di dipendenze e di miserie e di disabilità, ma soprattutto della dignità che molto spesso accompagna queste vite nonostante tutto e tutti. A volte nonostante quella parte di noi che cerca in tutti i modi di fare a pugni proprio con la nostra dignità.

Il primo suo libro si chiama “Capriole in salita” e racconta delle sue di capriole, fatte nella dipendenza dall'alcool, in quella salita che lo ha portato a vivere sia l'esperienza del manicomio che quella del carcere. Una esperienza che poi lo ha portato, nei quarant'anni successivi, a scrivere molto (quasi un milione le copie vendute di libri in questi quarant'anni) ma anche a rimanere ancorato a quelle persone dalle vite complicate con cui porta avanti progetti di scrittura, di teatro e di parole liberate all'interno dei Sert, dei centri di salute mentale e nelle scuole. Molto spesso questi progetti sono diventati spettacoli teatrali che hanno avuto la dignità della rappresentazione in teatri nazionali, comunità piazze e istituti di pena.

Oggi Pino Roveredo ha un ruolo in più, è Garante Regionale dei Detenuti del Friuli Venezia Giulia, probabilmente il primo in Italia ad aver toccato con mano il carcere in prima persona e conoscere il peso effettivo della ristrettezza.

Tra un libro un progetto e il ruolo di Garante cura anche una rubrica settimanale su Il Piccolo, quotidiano di Trieste, chiamata “Vox Populi” in cui con un breve scritto porta riflessioni o tenta la provocazione del ragionamento. Nella rubrica di ieri riportava il “sentito dire” delle promesse elettorali, fatte nella campagna elettorale di pochi mesi fa a Trieste, e delle aspettative quasi sempre frustrate del post elezioni. In maniera “garbata” ma puntuale e trasversale rispetto a quanto ascoltato solo pochi mesi fa.

Evidentemente quanto scritto però è sembrato troppo al neoeletto Sindaco Roberto Dipiazza, che con un video postato ieri mattina sul proprio profilo Facebook, ha risposto ricordando a Pino Roveredo che quarant'anni fa mentre si ritrovava ristretto nelle patrie galere, ad aver aiutato la sua famiglia era stato lui con la sorella allora proprietari di alcuni supermercati in città. Il video si chiude, in maniera inequivocabile, ricordandogli che “se la parola è d'argento il silenzio e d'oro”.

Mi sembra poco interessante sapere che questo aiuto si sia svolto nel “far credito” alla famiglia di Pino Roveredo e che poi quel debito sia stato saldato, mi sembra molto più importante scoprire invece che chi è stato aiutato, in qualunque momento della propria vita, non abbia più il diritto alla parola se non a pena del “rinfaccio”.Chi ha avuto la colpa dell'aiuto stia da quel momento in poi zitto, e possibilmente a capo chino.

Solo che questo messaggio è proprio il contrario di quello che nei nostri progetti sociali, in particolare con i più giovani, facciamo quotidianamente: tentiamo di spiegare che bisogna chiedere aiuto quando si è in difficoltà, che quasi mai ci si salva da soli e che sempre, sempre, la parola è diritto e necessità anche e soprattutto quando questa è critica.

Non c'è il lieto fine in questa storia, solo la tristezza di vedere come, chi rappresenta una intera città, utilizzi il proprio ruolo per sferrare un colpo basso a chi si permette una critica. Vivo però una certezza, e in questo momento non è poco, so per certo che Pino Roveredo non perderà il privilegio di usare la parola e lo farà liberamente. A me il piacere di continuare ad ascoltarlo.

Alessandro Metz, cooperatore sociale

@nelpaeseit

Redazione

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