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MARIANA, RAGAZZE (VOLONTARIE) IN MOVIMENTO

Scritto da  Redazione Dic 19, 2016

Una giovane portoghese ha scelto Casa Ricchieri di Pordenone gestita da Itaca per il suo Servizio Volontario Europeo: “era esattamente questo quello che volevo, imparare e sviluppare le mie capacità relazionali in un ambiente per me completamente nuovo e con una lingua che prima mi era sconosciuta”

Da qualche mese Casa Ricchieri, comunità residenziale gestita dalla Cooperativa sociale Itaca a Pordenone che accoglie persone con sofferenza mentale, ha tra le sue fila una giovane volontaria europea proveniente dal Portogallo, Mariana Vieira Martins. Itaca è infatti accreditata dall’Agenzia Nazionale Giovani come ente ospitante per lo Sve all’interno del programma Erasmus+. “Mi aspetto che quest’anno di volontariato europeo sia per me un anno di grande insegnamento, di crescita personale e auto-conoscenza. Casa Ricchieri - racconta - è proprio quello che volevo, per sperimentarmi in un ambiente completamente diverso dal mio”.

Il Servizio Volontario Europeo è un’opportunità nell’ambito della Key Action 1 Mobilità degli individui del programma Erasmus+ e offre ai giovani tra i 17 e i 30 anni un’esperienza di apprendimento interculturale in un contesto non formale, promuovendo la loro integrazione sociale e la partecipazione attiva. Lo Sve si avvale dei principi e dei metodi dell’apprendimento non formale, esperienza attraverso la quale Zulema ed i giovani come lei hanno l’opportunità di entrare in contatto con nuove culture, esprimere solidarietà verso gli altri acquisendo nuove competenze e capacità utili alla loro formazione personale e professionale.

Mariana Vieira Martins ha 24 anni ed è portoghese di Castelo de Paiva, una cittadina di oltre 16mila abitanti. Laureata in Scienze della comunicazione, ha un master in lingue e relazioni commerciali. Si descrive come una ragazza calma e tranquilla, sempre disposta a imparare nuove cose, cui piace leggere, guardare film e ascoltare musica. Dopo aver conseguito la laurea e concluso il master, “mi sentivo dispiaciuta per non aver mai avuto un’esperienza interculturale fuori dal mio Paese e provavo un intenso desiderio di cambiare ambiente, uscire dalla zona di comfort e fare qualcosa di diverso da ciò per cui avevo studiato”. Da qui l’idea di candidarsi ad uno Sve: “Quando ho visto su Facebook l’avviso per fare un anno di volontariato in Itaca, ho deciso di sottoporre il mio curriculum vitae. Due settimane dopo ero qua a Pordenone, pronta ad iniziare il mio progetto Sve. Attualmente, vivo con due ragazze, una portoghese e l’altra spagnola, che sono volontarie come me”.

Mariana è impegnata a Casa Ricchieri a Pordenone, “una piccola Comunità residenziale che accoglie persone con sofferenze nell’area della salute mentale – come la descrive lei stessa -. Si tratta di un’esperienza completamente nuova per me, non solo perché il mio percorso scolastico e accademico è totalmente altro, ma anche perché la mia unica esperienza precedente di volontariato è stata con persone disabili. Credo che la differenza principale si trovi nel concetto di indipendenza, nei modi attraverso i quali si cerca di potenziare il livello di autonomia e benessere delle persone, attraverso progetti personalizzati”.

In questi primi mesi, Mariana ha supportato gli operatori di Itaca e le persone che risiedono in Casa Ricchieri specialmente in cucina e in altri spazi della casa, “ma sono anche uscita con alcuni ospiti a prendere il caffè o anche soltanto a fare un giro in città – racconta -. Ora che capisco meglio la lingua italiana e le persone con cui mi relaziono, mi sento pronta a prendere parte, gradualmente, anche ad attività più specifiche, tra gli obiettivi c’è l’idea di sviluppare un laboratorio con i beneficiari del servizio completamente ottimizzato per me”.

“Era esattamente questo quello che volevo, imparare e sviluppare le mie capacità relazionali in un ambiente per me completamente nuovo e con una lingua che prima mi era sconosciuta. Lo Sve offre, infatti, la possibilità di immersione in un contesto culturale che, con più o meno somiglianze, è sempre diverso. Permette, inoltre, il contato con altri volontari e con persone di vari Paesi, che portano sempre un modo di vivere e vedere le cose diverso dal nostro. Questa diversità – conclude Mariana - è sempre una cosa bella. Per tutto questo mi aspetto che quest’anno di volontariato europeo sia per me un anno di grande insegnamento, di crescita personale e auto-conoscenza”.

Redazione Friuli Venezia Giulia

@nelpaeseit

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