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Martedì, 11 Dicembre 2018

ITACA E L'ASSISTENZA 2.0: SI PUNTA ALLA QUALITÀ DELLA VITA In primo piano

Scritto da  Redazione Friuli Venezia Giulia Dic 07, 2018

Un grande successo di partecipanti e di interesse per il convegno sull’Assistenza 2.0, tanto da obbligare gli organizzatori a tenerlo nella sala più grande del Centro convegni dell’Ente Fiera di Udine. Molte professionalità, anche variegate, hanno tracciato nel corso della giornata le linee di trasformazione di comportamenti e ambienti. La qualità di vita è stata l’elemento più citato e perseguito dai relatori provenienti da tutta Italia. Organizzato dalla Cooperativa sociale Itaca sotto la guida scientifica dell’architetto Enzio Angiolini, “I nuovi orizzonti dell’assistenza” faceva parte dell’ampio ventaglio legato alla formazione Ecm offerta dalla Coop sociale friulana.

Dopo i saluti di Elisa Asia Battaglia, assessora alle Pari Opportunità e Politiche per il superamento delle disabilità per il Comune di Udine, Giovanni Barillari, assessore a Sanità e Assistenza sociale sempre del Comune di Udine ha posto subito l’attenzione su come il territorio udinese abbia bisogno di innovazione rispetto ai temi sia dell’invecchiamento attivo sia della presa in carico di persone anziane in situazioni di fragilità, e su come la via della nuova residenzialità sia la direzione su cui puntare.

L’architetto Enzo Angiolini, responsabile scientifico e moderatore del convegno, ha evidenziato un elemento, solo all’apparenza banale: “le persone che vengono da noi nelle case di riposo hanno vissuto gli ultimi 10-15 anni della loro vita da sole e in cucina. E allora le strutture cosa fanno, danno socializzazione obbligatoria ed eliminano la cucina. Queste sono le cose che dobbiamo cambiare, basta con la mancanza di privacy, basta con i luoghi non collegati al ricordo, basta con le porte tutte uguali”. “Il tema del colore – ha proseguito Angiolini – va pensato non per l’estetica ma perché i luoghi siano vivibili, perché l’anziano fragile lavora con la sua componente irrazionale. Dobbiamo creare ambienti dove possa orientarsi, questo lo porterà a muoversi di più, a parlare di più”.

Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ha sottolineato che la richiesta di assistenza proveniente dal territorio coinvolge direttamente gli amministratori locali, in primis i sindaci, e che le case di riposo devono dare risposta al disagio ma anche all’agio e non dovrebbero richiamare l’idea di sanità. Una delle sfide da affrontare è quella di creare le condizioni affinché una persona scelga di vivere in strutture che promuovano l’agio anche attraverso le nuove tecnologie, la domotica e la robotica.

Uwe Deckert della Wissner-Bosserhoff è partito da una domanda, ovvero come si adeguano gli arredi alla nuova assistenza che vuole andare incontro alle necessità quotidiane di residenti e operatori. I prodotti medicali intelligenti possono essere una risposta per ridurre, ad esempio, contenzione e cadute. Attraverso la digitalizzazione del letto del degente è possibile stimolare la persona anziana ad una maggiore mobilizzazione, o anche fare in modo che i caregiver siano informati in tempo reale se un anziano che si è alzato dal letto non vi fa più ritorno, come anche segnalare il peso della persona e altre caratteristiche.

Autrice di “Residenzialità leggera” (editrice Dapero 201 , Vincenza Scaccabarozzi ha portato la sua esperienza su Rsa aperta e residenzialità leggera partendo da un elemento, il fatto che in Italia la gestione della cronicità sia sovente un’emergenza. Il progetto innovativo “A casa mia”, residenzialità leggera intersecata con la domiciliarità, consente alla persona di vivere a casa propria in totale autonomia e sicurezza con tutta una serie di servizi possibili on demand. Domotica, arredi ergonomici e tecnologia sono gli elementi fondamentali di un progetto che prevede trenta alloggi di 30-35 metri quadri. Rispetto ai servizi la via non può che essere quella dell’integrazione con un centro diurno integrato, uno sportello di prossimità, ambulatori e palestra attrezzata, che peraltro sono servizi utilizzabili da tutti i cittadini, anche non direttamente coinvolti nella residenzialità leggera.

Marì Chiapuzzo, presidente della Cooperativa sociale Bios, ha affermato che una Rsa deve anche sapersi adattare alle esigenze della comunità. Molto semplicemente, una persona che ha difficoltà ad orientarsi negli spazi deve avere la possibilità di poter riconoscere visivamente la propria camera. In tale prospettiva, l’ambiente si trasforma in una protesi di cura, che è uno dei capisaldi del Metodo Gentlecare, e diventa così terapia esso stesso, oltre che aiuto fondamentale al lavoro degli operatori.

L’avvocato Gianni Zgagliardich si è concentrato sul tema dei freni normativi, ovvero come regolamentare l’innovazione, portando l’attenzione dei presenti sul problema del rispetto o meglio dei margini lasciati dalla giusta interpretazione delle normative vigenti nell’ambito degli appalti pubblici, evidenziando la necessità di una semplificazione legislativa. In risposta ad una domanda ha chiarito anche che le varie fasi progettuali e le fasi realizzative possono essere assegnate agli stessi professionisti e volendo alle stesse imprese.

Sono seguiti i focus su due esperienze innovative, il Villaggio Alzheimer di Monza Brianza a cura della dott.ssa Mariella Zanetti, geriatra del Paese Ritrovato, e il Villaggio Alzheimer di Roma da parte dell’arch. Enzo Angiolini che ne ha seguito l’interior design. Due Villaggi nati seguendo le indicazioni del Metodo Gentlecare che rappresentano, in modalità diverse, gli esperimenti più interessanti in Italia di rispetto della “libertà” dei clienti.

Anna La Diega, vicepresidente della Cooperativa sociale Itaca, ha orientato il suo speech sui nuovi bisogni assistenziali e sulla necessità di nuove formule per soddisfarli, senza mettere da parte l’etica nel lavoro di cura. In termini di tensione al cambiamento e di innovazione ha fatto riferimento al progetto europeo e transfrontaliero “CrossCare”, inserito nel programma Interreg V-A Italia-Slovenia 2014-2020 e progetto di cui di cui la Cooperativa Itaca è ente capofila, che sta coinvolgendo l’Italia con le Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, ed anche la Slovenia attraverso una sorta di laboratorio di osservazione sulle necessità delle persone anziane e sull’evolversi delle varie dimensioni dell’invecchiamento attivo, grazie alla messa in rete di diversi servizi già esistenti. In questa prospettiva, La Diega ha sottolineato la necessità di passare dalla modalità di lavoro per prestazioni ad una modalità di presa in carico per progetti personalizzati, attraverso un percorso di cambiamento che non potrà che essere sia culturale sia metodologico e volto al raggiungimento dell’obiettivo finale, ovvero il passaggio dalla residenzialità alla domiciliarità.

La conclusione è stata lasciata all’ing. Emanuele Mognon che ha spiegato come organizzare le gare di arredi e la ricerca delle offerte per arrivare all’acquisto di arredi ed attrezzature realmente desiderate e adeguate. Consigli pratici e applicazioni normative che aiutano l’ente pubblico a non sottomettersi alla sola politica del prezzo.

 

L'ultima modifica Venerdì, 07 Dicembre 2018 10:23
Redazione  Friuli Venezia Giulia

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