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Giovedì, 25 Aprile 2019

ANTI MAFIA CAPITALE: IN PIAZZA POCHE PERSONE E TANTA RABBIA

Scritto da  Redazione Set 04, 2015

Doveva essere una protesta indignata dopo i funerali show del boss Casamonica. Invece è andata in scena la contestazione ai politici e alle istituzioni. Poche persone e tanta rabbia ieri a Roma in piazza San Giovanni Bosco: "A Roma mafia, camorra e 'ndrangheta ci sono sempre state. Questo quartiere è indignato da tempo". Il sindaco Marino va via subito senza poter intervenire. 

Più che una manifestazione contro la mafia, uno sfogo di rabbia contro la politica, tutta, che non fa niente o troppo poco per combatterla. Non solo: la tiene in seno, la accoglie tra le sue fila, aspettando che un nuovo scandalo permetta di dire l'ennesimo "da oggi faremo pulizia".

Intanto, tra uno slogan e un arresto che serve, sì, ma a poco, la città si degrada sempre di più; e agli occhi dei cittadini, colpevoli e inconsapevoli, mafiosi e politici assumono tutti lo stesso volto. È questo il senso dei cartelli con le scritte "ipocriti" o i "vergogna" urlati dalle persone in piazza San Giovanni Bosco, al sit-in Anti Mafia Capitale indetto dal Pd Roma poche settimane dopo il maestoso funerale di Vittorio Casamonica. Per gli abitanti del quartiere Don Bosco, ieri è andato in scena il secondo spettacolo.

"Questo quartiere è indignato da tanto tempo", dice Adriana, una casalinga, che nella sua tranquillità disincantata da osservatrice fuori campo rispecchia l'umore prevalente di chi il rione lo vive da sempre, e non è rimasto poi così scandalizzato dall'addio al boss mafioso che ha fatto parlare di Roma, ancora una volta in negativo, anche i giornali esteri.

Lei, come molti altri che se ne stanno un po' in disparte dal centro della piazza, dove su un palco prendono parola membri di varie associazioni, parla della pulizia delle strade che non c'è e dei carabinieri che sembrano aver dimenticato quella zona. C'è chi è stupito nel vedere la fontana ripulita; ma si sa, fanno eco in tanti, che è solo per l'arrivo di Marino, e appena dietro l'angolo rimangono i cumuli di immondizia.

"A Roma la mafia c'è sempre stata, e se non ci sono i Casamonica c'è la 'ndrangheta e la camorra che gestiscono lo spaccio di droga e la prostituzione minorile", si sfoga un infermiere di Torrevecchia mentre distribuisce volantini con la foto della cena a cui parteciparono, insieme a politici come Gianni Alemanno e Giuliano Poletti, anche Salvatore Buzzi e Luciano Casamonica.

La manifestazione di ieri doveva unire in nome della legalità, ma l'ha fatto solo in una certa misura. Quello che è emerso, appena un po' più in là delle parole di speranza e resistenza dette al microfono, sono le mille frazioni, che si scontrano l'una contro l'altra, di un tessuto sociale romano (e probabilmente anche italiano) gravemente danneggiato. Si litiga anche tra comuni cittadini, tra chi difende e chi incolpa il sindaco, per le responsabilità di questa o quell'altra amministrazione, per i disagi, immancabili, dell'Atac.

E non si risparmia neppure la stessa antimafia: "Ho saputo dei funerali di Casamonica mentre ero in Francia, tramite facebook, è stato il miglior spettacolo dell'estate romana", dice ironico Martin Clausen, un operatore culturale di origine tedesca che vive a Roma da trent'anni. "Capisco sempre di più che l'antimafia in Italia è piena di mafiosi. C'è qualcosa di grottesco in questa situazione: si aspetta sempre che agisca prima la magistratura per dire poi che c'era una mela marcia. Adesso si parla dell'episodio del funerale, ma il vero piatto, dove c'è più corruzione, è la sanità e i lavori pubblici, eppure nessuno ha ancora fatto niente".

Le voci, i gesti e i volti della piazza San Giovanni Bosco non comunicano "solo" sfiducia nelle istituzioni o nella politica. C'è odio, a tratti, e ovunque un pesante senso di abbandono. "È un sentimento strano", continua Martin; "se dovessi denunciare un episodio di corruzione non saprei a chi rivolgermi, perché non so realmente chi è il mio interlocutore".

Ma anche la rabbia vera e propria c'è, e non si trattiene. Per pochi minuti si alza la tensione tra la polizia e realtà organizzate del sociale come Corto Circuito o i circoli di Rifondazione Comunista. AltrI movimenti uniscono il principio della legalità ad altre istanze da portare all'attenzione di chi amministra: c'è, ad esempio, l'Associazione inquilini assegnatari che manifesta contro la politica degli sgomberi e ci sono insegnanti precari.

Marco e Giuseppe sono del gruppo Città Bene Comune: "al funerale di Casamonica abbiamo reagito con una grande risata, perché tutti hanno fatto finta di niente, quando invece erano a conoscenza di quello che stava accadendo. Una manifestazione indetta dal Pd suona come una presa in giro".

E forse è proprio perché si intuiva già l'umore generale, che il Pd ha deciso di non portare le bandiere in piazza. Organizzare un sit-in in una zona periferica di Roma, d'altra parte, è più rischioso; lo sa bene il sindaco Marino, che appena arrivato è andato via tra gli insulti della gente.

Perché chi non è abituato a vedere al proprio fianco le istituzioni, difficilmente le accoglie a braccia aperte quando si presentano, per di più se c'è l'occasione, per quelli che hanno un po' più di potere, di parlare davanti alle telecamere.

Ma per Jessica, una studentessa di giurisprudenza di poco più di vent'anni, la manifestazione non deve essere contro il sindaco o contro singole persone, quanto piuttosto "contro un tipo di politica cieca, che per trent'anni non ha fatto niente. Non è stato uno show solo il funerale, per me è uno show tutto quello che fanno i mafiosi o i corrotti: li vedi viaggiare nelle macchine di lusso e dichiarano anche di essere al di sotto della soglia di povertà. Il vero paradosso è che loro vivono nella totale tranquillità, mentre chi li denuncia ha bisogno della scorta per muoversi".

 

Giovanna Carnevale

@nelpaeseit

Redazione

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