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Mercoledì, 19 Giugno 2019

BAOBAB, IN ATTESA DI UNA SOLUZIONE IL RISCHIO DI TENSIONI CON I RESIDENTI

Scritto da  Redazione Lug 13, 2016

La giunta della sindaca Raggi prova ad affrontare l'emergenza Baobab, un vero e proprio accampamento davanti all'ex centro di accoglienza di via Cupa. E intanto c'è il rischio di tensioni: i residenti del comitato stazione Tiburtina annunciano proteste contro la tendopoli.

Una soluzione a breve termine: con il trasferimento dei migranti nei centri di accoglienza anche fuori Roma, e l'ipotesi di una nuova tendopoli a Tiburtina, negli stessi spazi in cui lo scorso anno furono ospitate le persone sgomberate da Ponte Mammolo. E poi un progetto di più lungo periodo per la prima accoglienza dei migranti in transito.

Appena insediata, la nuova giunta capitolina guidata da Virginia Raggi, prova ad affrontare l'emergenza Baobab, un vero e proprio accampamento davanti all'ex centro di accoglienza di via Cupa, in cui ogni notte circa duecento migranti trovano riparo. Ma le cui condizioni di vivibilità diventano più difficili giorno dopo giorno. E così, già sabato mattina la neoassessora al Welfare, Laura Baldassare aveva incontrato i volontari e le associazioni, che da mesi assicurano accoglienza in strada a chi arriva a Roma. Una seconda riunione si è tenuta anche stamattina.

Sul tavolo innanzitutto la questione immediata: la volontà è infatti quella di sgomberare la piccola stradina adiacente a via Tiburtina, che di notte diventa un dormitorio a cielo aperto. La sindaca di Roma lo ha detto chiaramente: "per strada non possono stare, non è una situazione dignitosa né tollerabile per loro". Anche perché "si sta anche creando un problema di ordine pubblico con i residenti inferociti. Il modello deve essere cambiato – spiega - Ora capiamo come gestire e risolvere in maniera rapida questa emergenza, ma poi però dobbiamo iniziare a individuare un percorso diverso che eviti l'emergenza e rispetti i diritti di tutti".

Che cosa succederà nell'immediato non è chiaro. E si paventa la possibilità di un altro sgombero forzato: la prefettura infatti sarebbe orientata a risolvere il problema "dell'ordine pubblico" il più presto possibile. Ma un'altra ipotesi reale è quella di rimettere su la tendopoli a Tiburtina, come già fatto lo scorso anno nel pieno dell'emergenza. Un'idea che i volontari del Baobab hanno fortemente avversato: già l'anno scorso molte delle persone ospitate in quella allestita a Tiburtina transitavano continuamente in via Cupa.

Baobab experience insieme a Medu hanno ribadito che è, invece, necessario approntare con urgenza dei presidi umanitari per fornire prima accoglienza, assistenza socio-sanitaria e informazione/orientamento ai migranti del Corno d'Africa che giungono nella area Tiburtina. "Altre città lo hanno già fatto (Milano), altre lo stanno facendo (Parigi) e ci aspettiamo che Roma sia in grado di fare altrettanto – sottolineano -. Nel realizzare degli immediati presidi umanitari, coinvolgere e valorizzare i cittadini, i gruppi di volontari, come il Baobab Experience , e le organizzazioni umanitarie che da anni o mesi cercano di dare un minimo di assistenza ai migranti più vulnerabili, troppo spesso nella più totale assenza delle istituzioni". Infine hanno ribadito la necessità di "dimenticare per sempre pratiche sciagurate e controproducenti come gli sgomberi forzati senza aver prima individuato soluzioni concrete di accoglienza".

Rischio tensioni

Una cosa è certa: occorre far presto. Nell'aria ci sono i sintomi di possibile proteste da parte dei residenti contro la tendopoli e il rischio di infuocare il clima. "Come residenti di questa zona di Roma non ne possiamo più, la situazione è degenerata sotto gli occhi di tutte le istituzioni girate dall'altra parte". Lo denuncia, in una nota, il Comitato cittadini stazione Tiburtina. "Ogni giorno in via Cupa – dicono - scoppiano risse tra migranti, la situazione non è più gestibile. Si parla solo dell'emergenza sanitaria, ma di quella di ordine pubblico perché non si parla? Ogni sera gli attivisti di Baobab chiudono senza alcuna autorizzazione la strada al transito impedendo l'accesso anche a noi residenti oltre che alle attività commerciali che hanno visto azzerare i propri incassi con i clienti che hanno paura ad avvicinarsi. I proprietari che avevano case affittate hanno visto fuggire i propri inquilini. Non si riesce più a dormire, tutte le sere i migranti fanno feste".

"Per giovedì - aggiunge il Comitato - noi cittadini, proprietari della via che è privata, abbiamo chiesto in Questura l'autorizzazione a svolgere un'assemblea in strada, autorizzazione che ci è stata negata. Per la stessa sera senza autorizzazione gli attivisti hanno programmato una festa pubblicizzata anche su internet. Nei prossimi giorni prenderemo esempio dall'icona della legalità, Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, e anche noi svolgeremo in via Cupa manifestazioni con le sue stesse autorizzazioni che non ci risulta ci siano state. Siamo in piena legge della giungla, dove gli unici però che devono rispettare le regole sono gli onesti cittadini. Purtroppo per le autorità la pazienza è terminata. Passata questa settimana – conclude - che la sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha definito la deadline, ci sentiremo liberi di manifestare in ogni modo il nostro dissenso".

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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