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Venerdì, 05 Giugno 2020

Foto Angela Zurzolo Foto Angela Zurzolo

ALPI LIGURI: I RAGAZZI CHE VOGLIONO SALVARE MENDATICA CON UNA COOPERATIVA In primo piano

Scritto da  Redazione Set 05, 2018

“L’anno 1918 e addì 27 ottobre, abbiamo comprato il mulo a Montegrosso” si legge tra le righe di un quadernino che Chiara tiene tra le mani. A scrivere ogni giorno dal 1890 al 1936 – mi spiega - era un tale Bernardo Nano, pastore che viveva sulle Alpi liguri e che registrava così ogni evento importante della sua vita. Tra le pagine, anche una lettera mai inviata al duce, la richiesta di un sussidio. “Lo scrivente è stato due volte ammogliato: dalla prima donna ebbe tre figli, uno dei quali morto all’età di anni 7. Dalla seconda ebbe sei figli, due morti in tenera età. Siamo in totale in dieci - in questo numero, anche la vecchia madre di 76 anni e un fratello - e ogni giorno devo procurare il pane quotidiano con il mio lavoro” scriveva sotto Natale, nel 1931. Di lui e di molti altri pastori che vivevano qui non sono rimasti che questi diari.  

“Quasi ogni famiglia nei paesini alle pendici del Monte Fronté, sulle Alpi liguri, ne conserva uno- racconta Chiara-. Alcuni risalgono al 1600”. Eppure lei, che ha poco più di 20 anni, mi spiega: “Mio padre ha vissuto per un periodo della sua vita da pastore, così come i miei nonni, e aveva le capre. Poi, è partito per fare il militare. E quando sono nata io tutto questo era sparito”. Cresciuta in città, a Pietra ligure, Chiara è tornata nel suo paesino e, insieme a un gruppo di giovani under 30, contribuisce alla creazione di opportunità di lavoro in queste valli, lavorando nella cooperativa di comunità Brigì.  

Paola, invece, è andata via solo per poco. Vivere lontano dalle sue montagne le era insopportabile. Tornata, ha fondato l’impresa, aderente a Legacoop, insieme a Maria e Francesco, per aiutare anche altri coetanei a rimanere sulle Alpi. “Non c’è niente che mi manchi qui, questa è la mia casa” dice. Ma interi pezzi di questo mondo stanno svanendo. “Quando eravamo piccoli noi c’era il pastore in paese- ricorda-. Sentivi il suono dei campanacci e adesso è tutta musica che non c’è. Quella che ascolti è dei pastori piemontesi che vengono qui in alpeggio ma non è il tuo pastore”. I paesi si stanno spopolando a ritmi crescenti. “La mancanza delle persone che vanno via è forte. I terreni che prima erano coltivati ora non lo sono più- spiega Paola, che per mantenersi lavora in cooperativa e contemporaneamente gestisce un’azienda agricola a Valcona-. Una volta, sentivi le voci arrivare dai campi. Lo scorso anno c’era un silenzio impressionante. Poi, ci fai l’abitudine”. 

Da quando è nata Brigì, nel 2015, il carico di lavoro si è raddoppiato per i dodici dipendenti e i cinque soci lavoratori della cooperativa. Bisogna gestire il rifugio, dividersi tra il parco avventura, il bar e i turisti, organizzare i corsi per le scuole all’antico mulino o i trekking e le guide someggiate, in compagnia di Pepe e Pinocchio, gli asinelli sardi che salgono insieme agli escursionisti fino alle cascate della Valle Arroscia, tra i sentieri pieni di piante e fiori, di ciliegie e di fragoline di bosco.“Pinocchio è il mio asino – racconta Paola-. Lo abbiamo salvato da una brutta fine. Quando ce lo hanno portato, aveva un capretto nano per compagnia ma all’epoca avevamo ancora una trentina di capre e un giorno ha deciso di unirsi al pascolo. Così Pinocchio si è offeso e da allora non lo ha più considerato”. Fortunatamente, poi, è arrivato Pepe. E ora vivono in simbiosi.

L’idea della cooperativa di comunità è subito stata messa alla prova. “Due anni fa, è scesa un po’ di pioggia- scherza Ludovico-. Un metro di acqua in una notte. Ci è crollato tutto addosso. Si sono sciolte le montagne e hanno iniziato a correre giù. E’ andata distrutta una intera frazione, la stazione sciistica di Monesi è rimasta isolata” spiega. Per fortuna, Mendatica, che significa ‘manda acqua’, è stata protetta da alcune pompe che tengono sotto controllo le falde acquifere ma alcune case hanno ancora le mura incrinate a causa della furia dell’acqua. Quel giorno, Valeria era ancora a letto, quando il suo ragazzo le ha detto di svegliarsi e di uscire subito fuori. “Non sapevo se saremmo mai tornati” racconta Valeria, tornata da poco a Mendatica. Per un periodo della sua vita, infatti, si è trasferita in Germania per fare la ragazza alla pari e imparare la lingua. “Dopo un anno, sarei potuta andare via, ma ho deciso di rimanere per frequentare una scuola che si chiama HausBildung come Hotel FachtFrau”. Oggi, anche lei, come Paola, sua sorella, fa due lavori: uno sui campi con l’azienda che produce l’aglio di Vessalico, l’altro in cooperativa. Ed è proprio dalla stanchezza per il duro lavoro cui costringe la montagna che negli anni 60 è iniziato lo spopolamento.

[Continua a leggere, vedere foto e video su questo link]

Angela Zurzolo per cooptelling

 

 

 

 

L'ultima modifica Mercoledì, 05 Settembre 2018 12:22
Redazione

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