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Domenica, 12 Luglio 2020

FASE 2: STORICA SVOLTA GREEN PER LA MOBILITÀ URBANA A GENOVA In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 25, 2020

Sul nelpaese.it prosegue la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di  Chiara Minigutti.

 

Nelle ultime settimane, sono cominciati a Genova i lavori per la realizzazione di una Rete di Mobilità di Emergenza (RME) con l’obiettivo di permettere una gestione sostenibile del traffico urbano durante la Fase 2. Le associazioni ed i cittadini accolgono con favore l’iniziativa che, nonostante alcune polemiche, rappresenta il primo vero esperimento di soft mobility su scala comunale mai realizzato nel capoluogo ligure.

L’inizio dei lavori per la RME incontra il sostegno delle associazioni e dei cittadini che da tempo chiedono un investimento nella green mobility sull’esempio di altre città italiane ed europee. Le proposte non mancavano: pensiamo, ad esempio, all’ambiziosa Super 11 proposta da ConfProfessioni o alla Ciclopedonale SuperLaValle promossa da Liberi di Muoversi. Concretamente, però, nulla era stato fatto per dotare Genova di una rete urbana integrata per la soft mobility (spostamenti a piedi o in bicicletta). Fino ad oggi.

Complici la Fase 2 dell’emergenza COVID ed una giunta comunale sensibile alle tematiche della mobilità sostenibile, Genova ha finalmente visto l’approvazione e l’inaugurazione di una rete di piste ciclabili che unirà il Ponente ed il Levante cittadino, nonché la Val Bisagno, con un percorso green di 30km. Il progetto ricalca, in realtà, una proposta più ambiziosa per una RME di circa 130km ideata da FIAB Genova e Confprofessioni Liguria, ma è comunque un notevole passo avanti per una città fortemente legata al trasporto a motore.

A Genova, lo sviluppo della mobilità ciclistica è da sempre ostacolato dalla complessità della configurazione orografica e urbanistica del territorio. Queste difficoltà hanno reso vane, per molti anni, le proposte dell’associazionismo e dei cittadini, che richiedevano maggiore sicurezza e sostenibilità per le strade di una città che vanta il triste primato del più alto tasso di mortalità dovuto ad incidenti stradali.

La necessità di coniugare la riapertura degli uffici e delle attività commerciali con l’esigenza di mantenere il distanziamento sociale ha finalmente portato le tematiche della mobilità sostenibile e della soft mobility tra le priorità dell’agenda pubblica. Si pensa infatti che le restrizioni dovute ai protocolli di sicurezza da adottare su autobus, metropolitane, tram e treni spingeranno un numero sempre maggiore di cittadini ad optare per l’uso del mezzo privato, portando ad un incremento stimato di circa 37.000 veicoli a motore per le strade, con conseguenze disastrose per la viabilità e la salute pubblica (dati FIAB).

Di fronte a questa prospettiva, anche i cittadini si sono mobilitati. Attraverso un “tam-tam” digitale, sostenuto successivamente anche dai media locali, i rappresentanti del Gruppo Genova Ciclabile hanno velocemente raccolto più di 8.000 firme per una petizione rivolta al Sindaco, Marco Bucci, e all’Assessore ai Trasporti, Matteo Campora. Nella petizione, si esprime il sostegno del gruppo nei confronti delle misure finora approvate e si chiede di trasformare il “ritorno alla normalità” in un’occasione di cambiamento per la mobilità urbana a vantaggio della salute dei cittadini e dell’ambiente.

Può quindi la RME genovese rappresentare una svolta permanente nel modo di concepire la mobilità in città? È quello che auspicano associazioni e cittadini, che però mettono in guardia: la RME da sola non basta. Saranno necessari interventi a lungo termine ed azioni di comunicazione volte a trasformare tanto la cultura quanto l’immaginario.

Chiara Minigutti

Redazione

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