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Mercoledì, 21 Agosto 2019

MIGRANTI, COMO NON DEVE RIMANERE SOLA: APPELLO CONTRO L'EMERGENZA

Scritto da  Redazione Ago 31, 2016

Circa 500 migranti vivono accampati nei pressi della stazione ferroviaria. Grazie all’impegno di cittadini, gruppi e associazioni, la città ha reagito all’insegna della solidarietà. Ma il problema resta: l’appello del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.

Da più di un mese, a Como è scoppiata un’emergenza umanitaria causata dalla decisione della Svizzera di chiudere i confini. Circa 500 migranti vivono accampati nei pressi della stazione ferroviaria. Grazie all’impegno di cittadini, gruppi e associazioni, la città ha reagito all’insegna della solidarietà. Ma il problema resta, e in assenza di un’iniziativa nazionale ed europea, è destinato ad aggravarsi.

Per questo, ieri 30 agosto 2016, mentre nel Mediterraneo venivano salvate altre 3.000 persone, la Presidenza del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani si è riunita a Como per riflettere su questa ennesima crisi e mettere fine alla logica dell’emergenza che ancora oggi impedisce una gestione seria e responsabile del problema. Le proposte emerse verranno approfondite nelle prossime settimane e presentate il prossimo 9 ottobre nel corso della Marcia Perugi-Assisi della pace e della fraternità. Tutti gli Enti Locali sono invitati a condividere le buone pratiche realizzate e a segnalare le criticità che devono essere affrontate.

La riunione di Como si è conclusa con la redazione dell’appello: “Basta con l’emergenzialismo!”

L’Appello

“Per affrontare il dramma dei migranti servono una politica coerente e un piano strutturato! Il dramma di chi fugge dalle guerre, dalla fame e dalle persecuzioni è una realtà con cui dobbiamo fare i conti. Più di sessanta milioni di persone, nel 2015, hanno deciso di lasciare tutto per cercare un rifugio e un futuro per sé e per la propria famiglia. Molti sono stati accolti in diversi paesi del mondo, altri cercano di arrivare in Europa. Alcuni paesi europei hanno chiuso le frontiere. Altri come l'Italia, anche se volessero, non avrebbero alcuna possibilità di farlo.

Anche ieri salvate in mare 3.000 persone, 13.000 negli ultimi quattro giorni. Il problema c'è e noi non possiamo fare altro che affrontarlo nel migliore dei modi. E allora, perché continuare a scaricare sui sindaci e sulle città la responsabilità pratica di gestire le conseguenze di ogni sbarco?

Se le migrazioni sono un fenomeno epocale perché continuiamo a trattarlo come un'emergenza? Un'emergenza è tale quando è improvvisa. Il dramma dei migranti ci sta investendo da lungo tempo. Perché continuiamo a trattarlo come un'emergenza? Nell'emergenza ci si improvvisa. Noi non possiamo più permetterci di affrontare questo problema con l'improvvisazione, con il fai-da-te. Servono formazione, strutture e competenze adeguate.

Nell'emergenza si cerca di fronteggiare il problema come si può. Noi dobbiamo far tesoro delle esperienze positive e negative, avere una gestione sistematica ed efficace. Nell'emergenza c'è sempre qualcuno che ne approfitta, che ci specula. E questo non è tollerabile. Nell'emergenza si rincorrono i problemi. Noi dobbiamo trasformarli in opportunità. Le emergenze si scaricano sulle città che non possono essere lasciate sole a fronteggiare problemi originati molto lontano. Una gestione intelligente e responsabile promuove la cooperazione a tutti i livelli.

Uscire dalla logica dell’emergenza vuol dire: Andare alle radici del problema: sradicare la miseria, fermare le guerre, difendere i diritti umani; Definire una politica europea e mondiale;Organizzare una gestione intelligente; Formare la coscienza civile e aiutare le persone a capire e a collaborare.

Servono una politica e un piano. Una politica coerente e un piano strutturato. Una politica articolata a tutti i livelli, dalle città all’Onu, passando per l’Europa dove oggi si trova uno dei punti più critici. Servono politiche per gestire le migrazioni intervenendo direttamente sulle cause: la miseria, le guerre, le grandi violazioni dei diritti umani.

Un piano pubblico fatto di strutture distribuite per davvero sul territorio, operatori formati e formatori, insegnanti, psicologi, medici, procedure ordinarie, programmi di riconoscimento, di formazione, di accompagnamento e di ricollocamento, risorse adeguate.

Una gestione intelligente dell’accoglienza include la cura dei rapporti con le comunità e i cittadini chiamati ad accogliere o a convivere con i centri di accoglienza. Questa importantissima attività non può essere ignorata o improvvisata ma deve essere progettata e organizzata tenendo conto delle migliori esperienze. Tutto questo non deve gravare esclusivamente sulle nostre finanze ma deve essere sostenuto dall'Unione Europea che non può permettersi di rompere il vincolo di solidarietà su cui è nata”.

Redazione (Foto: Alberta Aureli per Redattore Sociale)

@nelpaeseit

 
 
 
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