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Sabato, 14 Dicembre 2019

VIA PADOVA: "L'ESERCITO NON È LA SOLUZIONE"

Scritto da  Redazione Nov 17, 2016

Sui recenti fatti di cronaca avvenuti a Milano e la richiesta del sindaco Sala di avere più militari per le strade, l’intervento della cooperativa COMIN, che dagli anni Settanta opera nella zona di via Padova.

A pochi giorni dalla morte di Antonio Rafael Ramirez, il domenicano di 37 anni colpito in piazzale Loreto, vicino via Padova, a Milano, il primo cittadino del capoluogo lombardo ha identificato come strada da percorrere per limitare le aggressioni e le risse tra latinos lo stanziamento di più militari per le strade.

Sulla questione è intervenuto la cooperativa COMIN: “l'esercito non è la soluzione, ma noi che ascoltiamo le voci di chi abita in via Padova sappiamo che è un problema uscire di casa dopo le 22.00”.

"Via Padova è un crocevia abitato da chi vi risiede, ma anche da chi ha deciso di lavorare e investire in questa zona di Milano, Nolo - North of Loreto, com'è chiamata ora”, scrive in un comunicato la coop nata nel 1975 allo scopo di realizzare interventi educativi a favore di bambini e famiglie in difficoltà.

“Qui ci sono persone anche molto diverse tra loro. Questa fetta di città è anche attraversata da una serie di gruppi di appartenenze, tra cui troviamo le gang latine. Il nostro lavoro di operatori sociali parte dal tenere presente questa varietà, che è insieme rischio e bellezza di via Padova; ciò che affascina chi come noi la abita dagli anni Settanta”. Sono le parole di Emanuela Bana, presidente di COMIN, in relazione ai recenti fatti di cronaca e all'ipotesi di impiegare l'esercito ventilata dal sindaco di Milano.

Nella zona 2, quella di via Padova, COMIN ha avviato diversi progetti: a partire dal 2000, ha coinvolto oltre 270 minori in progetti di educativi; dal 2002 ha dato vita al progetto Cassiopea, che consiste nell'accompagnamento di 250 ragazzi in fase di ricongiungimento familiare: un lavoro di prevenzione per i ragazzi a rischio emarginazione e quindi di delinquenza. Inoltre nel 2010, la fondazione Cariplo ha istituito il primo bando sulla coesione sociale, che ha finanziato un progetto triennale in zona 2 di cui COMIN è stata capofila.

"Un buon lavoro di coesione può esserci solo se coinvolgiamo attivamente i cittadini, se facciamo promozione sociale senza che però venga tralasciata la sicurezza. La coesistenza di culture diverse può stare solo all'interno della legalità”, continua Emanuela Bana.

“Da troppo tempo via Padova è sotto i riflettori di accadimenti di malavita e tra i cittadini residenti c’è anche chi è esasperato: nel nostro lavoro nel territorio, con le associazioni e i cittadini, sempre più spesso raccogliamo fatica e preoccupazione di chi vive in pezzi di quartiere dove attività illegali sono tanto note quanto incontrastate. La percezione delle persone che deriva da una mancanza di presidio quotidiano del territorio fa sì che crescano sentimenti di insicurezza e abbandono delle Istituzioni”.

“Sappiamo che non è così, per la grande attenzione ed energia che il Comune mette, attraverso politiche sociali solide: educativa di strada, custodia sociale, progetti di coesione, interventi domiciliari sono attività diffuse che realizzano una presenza capillare e costante. Il recente fatto di cronaca sembra cancellare tutto ciò. Perché? Forse il nodo è proprio nella legalità: è quindi bene che siano il prefetto e il sindaco ad indicare quale sia lo strumento per ripristinare e difendere legalità e sicurezza".

"Il nostro ruolo è raccogliere le positività che ci sono nei territori intorno a via Padova e sviluppare delle connessioni di comunità. Questo più prevenire anche l’insorgere di comportamenti e di situazioni a rischio”.

“Auspichiamo che insieme a un regolare lavoro di coesione, che organizzazioni come COMIN portano avanti da tempo in zona 2, vi sia un’attenzione alla legalità e alla sicurezza che si traduca in presenza costante. Solo così i fatti di cronaca, che senza dubbio esistono e continueranno a esserci, e che rischiano di venire strumentalizzati, potranno non determinare reazioni di chiusura e rifiuto verso l'altro".

Redazione (Foto: Il Giorno)

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