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Mercoledì, 21 Agosto 2019

MILANO, NEL QUARTIERE CHIARAVALLE IL "PASSEPARTOUT" CONTRO LE MAFIE In primo piano

Scritto da  Redazione Lug 29, 2019

Su nelpaese.it continua la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Valentina Segato

 

Siamo nel quartiere Chiaravalle, nel milanese, dove la casa è stata inaugurata solo un anno fa, il 20 maggio 2018, come presenta il giornale Vita: un’esperienza nata dalla collaborazione tra Passepartout Rete di imprese sociali, insieme ad altre realtà istituzionali e civili. Si parla di 7 ettari di terreno agricolo, 700 metri quadri di capannoni, 2 ettari di giardino con alberi da frutto e zone incolte e la possibilità di ospitare almeno settanta persone.

Casa Chiaravalle si propone come luogo abitativo e di vita per famiglie in difficoltà, ma soprattutto per quelle donne “italiane e migranti che subiscono violenze e abusi di ogni genere”, come afferma Silvia Bartellini, presidente di Passepartout , nel video dell’inaugurazione, riportato nella pagina ufficiale del progetto.

Tutto questo, continua Bartellini, nasce da specifiche esigenze: quella primaria è dare un tetto sopra la testa a chi non lo ha, ma soprattutto l’esigenza di una presa di coscienza, cioè che la dicotomia tra  italiani e stranieri non regge più, perché ormai “le nostre città sono sempre più multietniche” e  proprio per questo nasce l’ambizione di “costruire dei patti civici, dei patti di convivenza che abbiano i valori dell’antimafia e della legalità, come fondamenta di queste nuove costruzioni, di questi nuovi territori”.

Uno spazio che, come traspare dalla pagina Facebook di Casa Chiaravalle, costantemente aggiornata, non è esclusivamente dedicato a determinate categorie di persone, ma è luogo di occasioni e incontri per tutto il territorio: orti, giardini, percorsi di formazione lavorativa,  spettacoli teatrali, momenti di discussione, esperienze di formazione per le scuole, ma anche progetti artistici. Un esempio di questo processo di recupero è la  call to action  dedicata agli artisti, che consiste nella decorazione delle colonne della casa, le vecchie colonne “infami”, ora tornate in un’ottica di legalità, che avverrà il 2 giugno di quest’estate.

Una realtà viva e in crescita, dove appare evidente come i sogni di alcuni siano diventati sogni di molti: un’esperienza circolare che coinvolge la comunità, che mette in moto l’impegno e la passione di chi ha lavorato con tanto impegno, perché dove ciascuno si sente protagonista allora si può ricostruire una storia migliore, una storia dove l’io lascia spazio al noi e allora, come sottolineava anche don Pino Puglisi, è proprio vero che “se ognuno fa qualcosa si può fare molto”.

Valentina Segato

 

 

L'ultima modifica Lunedì, 29 Luglio 2019 13:58
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