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Sabato, 11 Luglio 2020

TORINO: QUEGLI OPERATORI CHE HANNO SCELTO DI PASSARE LA QUARANTENA DOVE LAVORANO In primo piano

Scritto da  Redazione Piemonte Apr 17, 2020

Cooperare significa “avere uno sguardo che comprende”. La coop sociale Il Margine racconta dalla viva voce dei suoi operatori che ormai vivono nelle strutture di cura e inclusione.

 “In queste giorni che si annodano e inciampano, accade anche di sorprendersi ancora. Di fronte a scelte che segnano in modo indelebile il lavoro di chi da anni si occupa di cura alla persona. Come quelle che fanno la differenza nella nostra RAF di Poirino. Scelte che disegnano una storia collettiva e che rappresentano un esempio meno isolato di quanto si pensi nell’ambito del sociale. E che ci piaceva condividere”. Dice Simonetta, responsabile di area

“La nostra Raf di Poirino è un contesto umano e professionale dove non sempre la distinzione tra lavoro e persona è netta e definita. È un tempo fatto di piccole quotidianità ripetute, di fragilità che si esprime in molti modi, di grandi conquiste da raggiungere. Ed è proprio qui che alcuni operatori, a fronte di un tampone positivo, hanno scelto e hanno chiesto di poter restare per combattere la battaglia contro il Covid-19 non solo di chi gli è stato affidato, ma anche la propria. Quando il senso di “cura” e il concetto di “mutualità” non sono solo parole, ecco che cooperare significa, soprattutto, avere uno sguardo che comprende”, dicono Nino, Elisa, Cristina, Angela educatori e OSS alla Raf di Poirino

Il Margine racconta

NON PUOI STARNE FUORI. Quando vivi tutto il giorno con questi ragazzi perdi la percezione che questo sia un lavoro, e non puoi mai starne fuori, tanto meno adesso.

MI È STATO CHIESTO: PERCHÉ? Perché ho scelto di diventare OSS in un momento sicuramente strano? Beh, è stata la miglior scelta che potessi fare nella vita. Perché in RAF ho scoperto un mondo umanamente ricco e, dopo quasi un mese che ci sono dentro, mi sono già affezionata a ognuno degli ospiti presenti. Non li avrei mai lasciati soli. E poi, perché ho capito che l'équipe è uno strumento fondamentale per fare questo lavoro: anche i colleghi hanno bisogno di supporto.

HO DECISO DI FARE LA QUARANTENA IN STRUTTURA. Perché amo il mio lavoro. Noi educatori, come tutto il personale che decide di lavorare nel sociale, diventiamo punti di riferimento per i nostri ospiti e siamo le persone che combattono per loro. Siamo quelli che in questo momento di caos, restiamo qui: li guardiamo negli occhi, sorridiamo e gli diciamo "andrà tutto bene". Sono rimasta piacevolmente sorpresa di come tutti loro stiano fronteggiando e gestendo questo momento faticoso, rinunciando alle loro abitudini e restando chiusi all'interno della struttura. Come se anche loro ci dicessero "andrà tutto bene".

RELAZIONI E FIDUCIA CHE LEGANO. L'idea di lasciare queste persone dall'oggi al domani, con un'équipe nuova, senza nessuno di noi, mi ha terrorizzato. Si troverebbero di colpo da soli e forse alcuni di loro si sentirebbero abbandonati. Io ho sempre inteso la cura e la presa in carico della persona nella sua totalità, “in” e “nella” relazione. Relazioni che si costruiscono giorno dopo giorno e che si basano soprattutto sulla fiducia, quella che si dimostra tutti i giorni, soprattutto in quelli difficili.

 

 

L'ultima modifica Venerdì, 17 Aprile 2020 12:00
Redazione Piemonte

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