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Lunedì, 06 Luglio 2020

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DA UN ANNO ZERO RISORSE PER LA RETE ANTITRATTA PIEMONTE: "COSTRETTI A CHIUDERE" In primo piano

Scritto da  Cronaca Mag 06, 2020

In Piemonte ormai da molti anni opera una rete di enti costituita per contrastare la tratta di esseri umani. La rete è composta da associazioni e cooperative che operano coordinando interventi su tutto il territorio regionale e in accordo con la piattaforma nazionale, il Ministero delle Pari Opportunità e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Il sistema piemontese antitratta è stato costruito negli anni con impegno e professionalità. Questo sistema è stato preso a modello dall'Unione Europea che ha deciso di potenziarlo e definendolo una buona prassi europea con l’auspicio che sia replicabile anche in altre Nazioni. Ci troviamo di fronte ad un'eccellenza internazionale”, spiegano in una nota associazione Piam Asti, associazione Liberazione e Speranza Novara, Sermig Centro Come Noi Sandro Pertini e cooperativa Progetto Tenda.

“Fare antitratta significa combattere i trafficanti di esseri umani – continua la nota - e le reti criminali e mafiose. Fare antitratta è fare contrasto alla criminalità organizzata e alla mafia. Proprio partendo dalle informazioni fornite dalle vittime di tratta, le Procure hanno avuto la possibilità di individuare e smantellare importanti gruppi criminali, soprattutto nigeriani”.

“Nelle nostre strutture accogliamo e proteggiamo le giovani donne che scappano dagli sfruttatori e che con coraggio decidono di denunciarli alle Forze dell'Ordine” afferma Alberto Mossino di PIAM Onlus”, proseguono le organizzazioni sociali.

Ma questo sistema oggi è messo a rischio: oltre 200 i posti di accoglienza dovranno essere chiusi perché da molti mesi, ormai dal lontano luglio 2019 gli enti gestori non vengono pagati dalla Prefettura di Torino. La Commissione Europea ha già trasferito da tempo i finanziamenti alla Prefettura e ha già da tempo dato indicazioni di saldare l’attività, Prefettura che però “inspiegabilmente continua a non voler trasferire i finanziamenti agli enti gestori, che ormai sono pesantemente indebitati avendo anticipato quasi un anno di spese di gestione”.

Finora gli enti hanno garantito la sicurezza delle donne e il pagamento degli stipendi degli operatori impiegati sul servizio, ma ormai sono allo stremo e tra pochi giorni gli affidamenti bancari scadranno. “Cosa succederà a queste donne? chi le proteggerà? Chi potrà salvare gli oltre 70 posti di lavoro degli operatori sociali che lavorano ogni giorno a fianco di queste donne?”

“L'amarezza più grande è constatare che le istituzioni dello Stato, che dovrebbero sostenere le iniziative da loro promosse, le ostacolano. È una sconfitta civica e morale per tutti”, concludono le associazioni.

 

 

 

 

 

L'ultima modifica Mercoledì, 06 Maggio 2020 13:52
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