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Domenica, 01 Agosto 2021

LECCE, L'ECONOMA CIRCOLARE PER L'INCLUSIONE SOCIALE DEI DETENUTI In primo piano

Scritto da  Redazione Giu 29, 2021

Sul nelpaese.it prosegue la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Simone Di Conza

 

Cosa accade quando ad un’esistenza viene concessa un’opportunità di riscatto, mettendo al servizio della comunità il tempo trascorso in detenzione? È quel che è successo nel progetto “Green Compost”, da poco concluso, presso la Casa Circondariale di Lecce.

Alle tante importanti iniziative di recupero e valorizzazione di beni sottratti alla mafia e alla camorra, si affiancano progetti come questo, in cui ad essere recuperate e valorizzate sono invece le vite dei detenuti. Ed anche in questo caso i benefici per la società sono concretissimi ed al contempo ideali. Grazie alle azioni portate avanti dall’Associazione Green Life, i detenuti dell’istituto penitenziario hanno conciliato aspetti di economia circolare ed attività rieducative.

Gli esiti? Nella casa circondariale la popolazione detentiva e gli operatori hanno collaborato per modificare il sistema di raccolta e gestione dei rifiuti prodotti all’interno del carcere e attuare il recupero della frazione organica dei rifiuti stessi al fine di reimpiegarli nelle colture agricole e delle aree verdi dell'Istituto, con un significativo risparmio per l’intera comunità. Al tempo stesso, i detenuti hanno avuto modo di acquisire nuove professionalità, ben spendibili in una prospettiva di reinserimento lavorativo.

Un circuito virtuoso di inclusione sociale e rieducazione si combina ad azioni di trattamento dei rifiuti e compostaggio di comunità, in un percorso partecipativo di riqualificazione e formazione e di vantaggi ambientali derivanti da quelle medesime azioni di recupero sociale. Il progetto inoltre risulta un possibile modello di buona prassi, facilmente replicabile in altri istituti detentivi con caratteristiche simili, soprattutto nell’ottica di considerare analoghe strutture penitenziarie come comunità “viventi” ed in grado di influire positivamente con il tessuto sociale e produttivo del territorio.

Simone Di Conza

L'ultima modifica Martedì, 29 Giugno 2021 10:56
Redazione

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