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Martedì, 18 Giugno 2019

NO-TRIVELLE, CON LA SARDEGNA PRONTI A REFERENDUM ABROGATIVO

Scritto da  Redazione Set 25, 2015

Con il voto favorevole della Sardegna che si aggiunge a quello di altre quattro Regioni sono state raggiunte le condizioni per presentare la proposta di referendum abrogativo contro le trivellazioni nel Mediterraneo. Per Legambiente è "un'ottima e importante notizia".

Con il via libera dato dal consiglio regionale della Sardegna, è ora possibile presentare una proposta di referendum abrogativo anti-trivelle. Dopo il voto favorevole di Basilicata, Marche, Puglia e Molise, grazie alla Sardegna sono state raggiunte le condizioni minime, ovvero cinque consigli regionali, per poter portare di fronte alla Corte di Cassazione una proposta di referendum per abrogare quegli articoli del decreto Sblocca Italia che autorizzano nuove trivellazioni.

Per Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, si tratta di "un'ottima e importante notizia", soprattutto perché "con il voto favorevole dei cinque consigli regionali si lancia un segnale politico chiaro, visto che fino ad ora il governo non ha mai accolto le istanze del territorio di fermare le estrazioni petrolifere in mare e a terra".

I quesiti dovranno essere presentati alla Corte di Cassazione entro il 30 settembre, quando il quadro delle Regioni che avranno deliberato di aderire all'iniziativa sarà completo. "In questa partita anti-trivelle è inoltre, fondamentale", ha aggiunge Cogliati Dezza, "che vi sia un impegno concreto da parte delle amministrazioni a chiedere fin da subito una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Sono stati diversi, infatti, negli ultimi mesi i pareri positivi rilasciati dai ministeri competenti alle richieste delle compagnie petrolifere. Il governo si renda conto che con la sua politica a favore delle fonti fossili va contro a ciò che chiedono i cittadini".

Legambiente ricorda anche che le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sono "assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese, ma a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio, (che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena otto settimane), si stanno ipotecando circa 130mila chilometri quadrati di aree marine mettendo a rischio settori economici importanti come il tursimo e la pesca".

 

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