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Lunedì, 23 Settembre 2019

SASSARI: VISITA AL CAS, TRASFERITE 3 MINORENNI

Scritto da  Redazione Feb 23, 2017

Un edificio fatiscente, stanze sovraffollate, promiscuità tra uomini, donne e minori: la visita della Campagna LasciateCIEntrare al Cas di Sassari. "È un teatro – racconta l’ospite - tutti possono guardare mentre faccio la doccia. Anche quando vado alla toilette".

Una delegazione della Campagna LasciateCIEntrare ha visitato lo scorso 18 febbraio il CAS di Sassari in via Planagia. Si tratta di un vecchio palazzo fatiscente, che nonostante il degrado ha ricevuto l'agibilità in seguito a controllo dei vigili urbani.

“Al nostro arrivo fervono le pulizie in ogni piano. Nel lavoro di pulizia sono impiegati alcuni dei richiedenti asilo che indossano una divisa da inservienti. Il gestore ci dice di aver assunto alcuni richiedenti asilo, con contratto part-time a tempo determinato”. Scrivono gli attivisti nella relazione resa pubblica dalla Campagna che da anni monitora i centri di accoglienza in Italia con altre associazioni e la Fnsi.

“Alcuni ospiti – continua la nota - ci dicono che non lasciano mai oggetti importanti in camera: portano tutto con loro per timore di furti. Il gestore del Centro ci conferma che, di norma, non offrono più il servizio di custodia degli effetti personali degli ospiti, a causa di problemi occorsi in precedenza. Ci sono bagni su ogni piano: in alcuni di essi le pareti sono piene di muffe per perdita dai piani superiori che risalgono a mesi visto il colore e la consistenza. I bagni non sono dotati di porte e sono organizzati in un ambiente unico dove ci sono sia le docce sia i water, senza alcun tipo di divisione. In alcune stanze abbiamo rilevato forte odore di feci e urina proveniente dalle stesse, in una delle stanze dei minori i ragazzi ci mostrano una mattonella bucata dietro la quale passa il tubo di scarico del wc, è chiusa con palline di carta per evitare l'emissione dell'odore”. Il centro risulta gestito da Sdp Servizi.

“Le stanze sono sovraffollate, con una media di meno 2 m² di spazio vitale a persona – continua la relazione - con letti singoli o a castello, prive di armadi. Benché ci siano termosifoni piatti per il riscaldamento in ogni piano, non tutti funzionano. Il cibo e la distribuzione dei pasti sono gestiti da un catering esterno e gli ospiti lamentano la scarsa quantità di cibo loro offerto, affermando non essere sufficiente a sfamarli. Alcuni minori ci mostrano le razioni del cibo: in un bicchiere di plastica servono un po' di latte e 5 biscotti per la colazione” e aggiungono: "se chiediamo del tè, ci dicono che non ce n'è!", il pasto è servito in un piccolo piatto di plastica, con due cucchiaiate il riso è finito, le verdure sono un optional, la carne (di pollo) è disponibile soltanto il sabato e la domenica”.

Nessuno di loro è informato rispetto all'accesso al sistema sanitario pubblico. “Tutti infatti si recano all'ambulatorio Emergency o dal medico che è presente in struttura due volte a settimana e che si occupa di seguire i singoli casi”.

"Avete carta sanitaria?", chiedono gli attivisti: "Non abbiamo niente". Riguardo invece l'assistenza sanitaria, gli ospiti del centro hanno codice STP, “ma non sono a conoscenza del suo significato, non avendo mai usufruito del servizio e non avendo mai avuto accesso agli ambulatori STP di medicina generale per l'assistenza sanitaria di base. Una della basi dell'accoglienza dovrebbe essere la costruzione di percorsi di autonomia, che comprendono anche la conoscenza del sistema sanitario nazionale e l'accesso alle cure”.

Al primo piano gli attivisti arrivano in una stanza di uomini e tre ragazze nigeriane di 17 anni: “la porta è aperta. Anche qui non vi sono chiavi. B. ci fa entrare, stanno dormendo, ma B. è palesemente stordita da qualcos'altro, notiamo una lattina di Malto, una delle bevande energizzanti che vengono utilizzate per stordirsi, per dimenticare. B. risponde con calma e alla domanda, "Vorresti andar via da questo centro?", ci risponde "Sì" - un po' incredula”.

"È un teatro – racconta l’ospite - tutti possono guardare mentre faccio la doccia. Anche quando vado alla toilette". Questa, infatti, “si trova di fronte, in mezzo a camere sempre con altri uomini adulti. Così tutti possono guardare. Una violenza costante, inaccettabile”.

“Abbiamo inviato tutte le richieste del caso – conclude la relazione della Campagna LasciateCIEntrare - e chiesto i trasferimenti urgenti agli organi competenti per i minori (in una Regione dove nemmeno c'è un Garante per i Diritti dei minori), per le donne. Il giorno 22/02/2017, grazie al nostro intervento, le tre ragazze minorenni sono state trasferite in un altro centro ad hoc per minori non accompagnati”.

Redazione

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