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Martedì, 15 Ottobre 2019

BAGHERIA-CASTELDACCIA: LA MARCIA ANTIMAFIA 30 ANNI DOPO

Scritto da  Redazione Feb 15, 2013

Il Centro studi Pio La Torre (a sinistra nella foto) ha indetto la marcia antimafia a 30 anni dalla prima volta. Vito Lo Monaco, presidente del Centro: "È il monito alla classe politica del nuovo Parlamento che la marcia del 26 febbraio lancerà, la sconfitta definitiva delle mafie dipende dalla politica, oltre che dall’impegno della società, perché la mafia è questione politica". Adesione di Legacoop Palermo. 

26 febbraio 1983-26 febbraio 2013, trent’anni dalla prima marcia popolare antimafia. “ 'Il futuro della mafia siamo noi', grideranno i giovani di Bagheria e Casteldaccia e poi 'La sua scomparsa dalla storia del paese dipenderà da noi' ". Scrive così sul sito del Centro Studi Pio La Torre il suo presidente Vito Lo Monaco che ricorda quel giorno del 1983:  "Il 26 febbraio di trent’anni fa la Sicilia e il Paese videro la prima marcia popolare contro la mafia, da Bagheria a Casteldaccia nel “Triangolo della morte”. Fu l’inizio di una rivolta morale e civile contro il sistema politico-mafioso. Non fu la prima manifestazione antimafia, come peraltro documenta la lunga lotta del popolo siciliano, dai fasci del 1800 agli anni dei due dopoguerra con le lotte agrarie, sino a quelle edili e degli operai del Cantiere Navale di Palermo degli anni 50 e 60 contro il nuovo blocco di potere politico-mafioso, ma la prima di tutta la società civile".

La marcia indetta dal Centro Studi Pio La Torre, di intesa con la rete delle scuole “Bab el gherib”, vede l’adesione della Chiesa, dei sindacati, del mondo dell’associazionismo e delle amministrazioni comunali. Anche Legacoop Palermo ha aderito con il suo presidente:  “Allora –dice Filippo Parrino – giovani, studenti e società civile scesero in strada come reazione alla più feroce guerra di mafia mai vista nel palermitano, oggi la marcia è un’occasione per fare memoria e ribadire il ‘no’ forte ad ogni violenza e prevaricazione mafiosa in un territorio, purtroppo, non ancora immune dal fenomeno mafioso”.

È il monito alla classe politica del nuovo Parlamento che la marcia del 26 febbraio lancerà, la sconfitta definitiva delle mafie dipende dalla politica, oltre che dall’impegno della società, perché la mafia è questione politica. La sua scomparsa discende dal modo di intendere il governo della cosa pubblica e il modello di sviluppo del paese, infatti si tratta di scegliere tra un libero mercato condizionato dal diritto o condizionato dalla mafia, tra una democrazia espressione di cittadini liberi o di cittadini intimiditi dalla mafia e dei bisogni.

Il nuovo Parlamento raccolga questo monito e affronti subito le priorità segnalate dal movimento antimafia: dalle modifiche al codice antimafia, a una nuova legge anticorruzione, a quella contro il riciclaggio e l’autoriciclaggio, per una legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere gli eletti, per una politica per la crescita e lo sviluppo che tuteli lavoro, imprese e giustizia sociale.

Legacoop Palermo aderisce alla marcia “Bagheria – Casteldaccia” promossa dal Centro Studi “Pio La Torre” a trent’anni dalla storica marcia contro la mafia del 26 febbraio del 1983. “Allora –dice il presidente di Legacoop Palermo, Filippo Parrino – giovani, studenti e società civile scesero in strada come reazione alla più feroce guerra di mafia mai vista nel palermitano, oggi la marcia è un’occasione per fare memoria e ribadire il ‘no’ forte ad ogni violenza e prevaricazione mafiosa in un territorio, purtroppo, non ancora immune dal fenomeno mafioso”.

Antimafia oggi

"Oggi c’è una memoria sociale, antimafia condivisa, non solo mediatica - continua Lo Monaco - e delle apparenze ma riflessiva e costruttiva. Essa agisce non solo sull’onda di fatti cruenti che scuotono la sensibilità collettiva, ma sull’onda di una riflessione politica e culturale più profonda che riconosce nella sconfitta della mafia la possibilità di una crescita economica, sociale, democratica". E a partiti e liste elettorali in campo ammonisce: "È il monito alla classe politica del nuovo Parlamento che la marcia del 26 febbraio lancerà, la sconfitta definitiva delle mafie dipende dalla politica, oltre che dall’impegno della società, perché la mafia è questione politica. La sua scomparsa discende dal modo di intendere il governo della cosa pubblica e il modello di sviluppo del paese, infatti si tratta di scegliere tra un libero mercato condizionato dal dirittto o condizionato dalla mafia, tra una democrazia espressione di cittadini liberi o di cittadini intimiditi dalla mafia e dei bisogni".

Infine l'appello di Vito Lo Monaco a chi entrerà nelle Camere legislative il prossimo 26 febbraio: "Il nuovo Parlamento raccolga questo monito - conclude il presidente del Centro studi Pio La Torre - e affronti subito le priorità segnalate dal movimento antimafia: dalle modifiche al codice antimafia, a una nuova legge anticorruzione, a quella contro il riciclaggio e l’autoriciclaggio, per una legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere gli eletti, per una politica per la crescita e lo sviluppo che tuteli lavoro, imprese e giustizia sociale".

Redazione 

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