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Giovedì, 18 Luglio 2019

PALERMO: QUELLA RETE DI 36 IMPRENDITORI HA MESSO SOTTO SCACCO IL RACKET

Scritto da  Redazione Nov 02, 2015

Finiscono in manette 22 persone che da anni colpivano ogni attività commerciale del paese alle porte di Palermo. Il plauso di Libero Futuro e Addiopizzo: "Creata una rete in grado di offrire competenze, tutele e protezione affinché chi denuncia possa farlo in sicurezza"

Grazie alla collaborazione di 36 imprenditori che hanno deciso di collaborare anche attraverso il sostegno di Addiopizzo e di Libero Futuro, crolla il muro dell'omertà sul pizzo a Bagheria e finiscono in manette 22 persone che da anni colpivano ogni attività commerciale del paese alle porte di Palermo. I carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito, infatti, 22 provvedimenti cautelari nei confronti di capi e gregari del mandamento mafioso di Bagheria, accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, sequestro di persona e danneggiamento a seguito di incendio. Le indagini hanno evidenziato la forte pressione estorsiva esercitata dai boss che, dal 2003 al 2013, si sono succeduti ai vertici del clan. cinquanta le estorsioni scoperte.

Diversi operatori economici hanno collaborato e denunciato avvalendosi dell'ausilio e del supporto di Addiopizzo e di altre associazioni come Libero Futuro, da tempo impegnate sul territorio della provincia e in particolare tra i comuni di Bagheria, Altavilla Milicia e Santa Flavia. Storie di gente che la tassa imposta da cosa nostra ha iniziato a pagarla negli anni Novanta e ha continuato a farlo fino ai nostri giorni. Tre imprenditori si sono presentati spontaneamente ai carabinieri del nucleo Investigativo di Palermo, tutti gli altri sono stati convocati in caserma dopo le prime dichiarazioni del pentito Sergio Flamia, fino a qualche anno fa mafioso di rango a Bagheria, e hanno ammesso di aver pagato il pizzo.

E' stato possibile in questo modo tracciare la mappa del racket. Gli estortori colpivano diverse attività economiche locali: negozi di mobili e di abbigliamento, attività all'ingrosso di frutta e di pesce, bar, sale giochi, centri scommesse. Una delle storie di minacce ed estorsioni riguarda un imprenditore bagherese che aveva iniziato a pagare 3 milioni di lire al mese. Per accontentare le richieste dei boss l'uomo è finito sul lastrico e ha dovuto chiudere l'attività. Dopo vent'anni in cui aveva subito una lunga serie di minacce e soprusi, la vittima ha deciso di ribellarsi al racket. Scoperta dai carabinieri anche la storia di un funzionario comunale dell'ufficio tecnico di Bagheria che avrebbe avuto contrasti con la cosca a causa della lottizzazione di alcune aree. Per questo cosa nostra, nel 2004, gli aveva incendiato la casa e sequestrato un collaboratore domestico.

"Anche se per molti anni le infiltrazioni e i condizionamenti di cosa nostra sono risultati gravi sul tessuto sociale ed economico del territorio della provincia - dice in una nota il comitato Addiopizzo -, le indagini odierne, oltre alle operazioni antimafia di questi ultimi anni, registrano dei significativi segnali di resistenza da parte di molti operatori economici. La straordinaria azione repressiva delle forze dell'ordine e dei magistrati, i diversi collaboratori di giustizia e il percorso di affrancamento dal fenomeno estorsivo di commercianti e imprenditori, sostenuto dalle associazioni antiracket, rilevano come anche su questa area della provincia così difficile ci possano essere le condizioni per sgretolare il muro di omertà e voltare pagina. L'azione delle forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria e il perseverante lavoro nel territorio condotto dalle associazioni hanno creato una rete di soggetti in grado di offrire competenze, tutele e schermo necessari affinché chi denuncia possa farlo in sicurezza".

"Trentasei imprenditori hanno ammesso di avere pagato il pizzo. Alcuni di loro sono stati sottoposti a vessazioni per anni - ha detto il colonnello Salvatore Altavilla, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Palermo -. E' la breccia che ha aperto la strada per assestare un nuovo colpo a cosa nostra, segno che i tempi sono cambiati e che imprenditori e commercianti finalmente si ribellano".
"La recente importante operazione dei Carabinieri a Bagheria - dichiara pure Rosanna Montalto, vicepresidente di Confcommercio Palermo con delega alla libertà d'impresa - ci fa ben sperare nella lotta al malaffare anche perché importante e determinante è stata la collaborazione degli imprenditori. Segnale tangibile che i tempi sono cambiati e che gli imprenditori non sono più disposti a soccombere, anche grazie al costante e silenzioso lavoro delle associazioni di categoria ed antiracket attive nel territorio, in sinergia con le forze dell'ordine. La nostra volontà, e il nostro impegno, è di liberare la nostra economia dal cappio della mafia - conclude la Montalto -. Ricordiamo ancora una volta che Confcommercio Palermo c'è ed è pronta ad assistere e accompagnare gli imprenditori lungo tutto il percorso di denuncia".

Redazione

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